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Osservatorio Bidimedia sull’Europa – Ma alla fine le Europee, chi le ha vinte?

Sono passate oltre tre settimane dalle Elezioni Europee del 26 maggio scorso; se i risultati italiani sono stati ampiamente dibattuti in ottica politica nazionale, poco si parla del vero esito delle consultazioni UE: chi ha ottenuto la maggioranza al Parlamento Europeo? Quali saranno di conseguenza gli equilibri nell’UE per i prossimi 5 anni e quale volto avrà la nuova Commissione che si insedierà in autunno? E’ vero, come dice Salvini, che i “Sovranisti” conteranno di più in Europa? Andiamo a scoprirlo in questa puntata post-elettorale dell’Osservatorio sull’Europa Bidimedia, grazie ai dati sul PE pubblicati da EuropeElects.

I risultati elettorali

I dati mostrati sono quelli calcolati da EuropeElects, e possono essere lievemente diversi in altre fonti (nell’ordine di 2-3 unità a gruppo) in quanto ci sono ancora alcuni partiti non ufficialmente iscritti ai gruppi, che possono essere collocati in maniera diversa.

Le Elezioni Europee sono state formalmente vinte dal PPE, che è rimasto primo partito. Per via del sistema dello spitzenkandidat, i Popolari avrebbero diritto ad esprimere il Presidente della commissione, anche se la nomina non appare scontata, come vedremo in seguito. Ma andiamo per gradi, partendo dai risultati nel loro complesso.

Nello schema sotto si notano i Parlamentari di ogni gruppo prima e dopo la Brexit (che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, completarsi a fine ottobre); l’uscita dell’UK non provoca solo l’espunzione degli EP britannici, ma anche l’ingresso degli Europarlamentari eletti nei seggi ex-UK “riassegnati” alle nazioni meno rappresentate, e per ora “in sonno”. Ecco perchè alcuni gruppi crescono al completamento della brexit. L’uscita degli EP britannici non provocherà scossoni: perderanno parlamentari sia gruppi europeisti come S&D, ALDE e Verdi, sia il Fronte Sovranista a cui verrà sottratta l’ingente massa del Brexit Party. Nessuna variazione per quanto riguarda le potenziali maggioranze.

Seggi e percentuali: i partiti tradizionali

I Popolari conquistano 183 seggi, che corrispondono al  23,8% del parlamento dell’Unione Europea. Primi sì, ma lontani dai fasti degli anni passati (-28 dal 2014). Stesso discorso per i secondi classificati, i Socialisti di S&D, con 146 EP (-45) ed il 20,2%. Della crisi dei dei Socialdemocratici europei si è a lungo discusso; l’atteso crollo rispetto al 2014 c’è stato, ma contenuto da un ultimo periodo di lieve ripresa. Alla fine, sia PPE che S&D hanno performato come previsto dalle simulazioni precedenti alle elezioni. Chi ha invece ottenuto un netto incremento rispetto al 2014 sono i liberali dell’ALDE (+46), a cui si è aggiunta LaREM del presidente francese Macron (vedremo dopo con alcuni cambiamenti). Il gruppo liberale ed europeista per eccellenza sale a ben 113 EP con il 14,6% dei seggi europei e diventa di gran lunga la terza forza a Strasburgo. Da notare come i liberali siano sì un gruppo “tradizionale”, ma al loro interno abbiano inglobato diverse formazioni nuove e con ideologie moderne, a partire proprio dai francesi di Macron.

Male senza appello invece la Sinistra anticapitalista di GUE/NGL, che totalizza 41 EP, 11 meno del 2014, pari al 5,5% dell’emiciclo: sarà il gruppo meno nutrito del nuovo Europarlamento. La Sinistra è stata probabilmente penalizzata dal boom verde che vediamo a parte nel prossimo paragrafo.

L’onda Verde ed il voto giovanile

La vera sorpresa delle europee 2019 è il risultato dei partiti verdi. Nei mesi precedenti alle elezioni, la protesta di Greta Thunberg e le imponenti manifestazioni giovanili avevano posto all’attenzione dell’opinione pubblica il tema ambientale, eppure i sondaggi non rilevavano effetti significativi sul consenso: Greens/EFA era vista in lotta per l’ultima piazza tra le Famiglie Politiche dell’UE. L’esito delle urne è stato però assai diverso: i Verdi hanno sfondato in Germania (qui come previsto), Francia, Finlandia, Belgio ed UK, a cui si aggiungono buone prestazioni in Olanda, Svezia, Austria, Irlanda ed in paesi anche abbastanza inattesi come Portogallo o Lussemburgo.

Agli oltre 70 EP eletti dai Partiti ecologisti si sono poi aggiunti i Pirati (Rep. Ceca e Germania), già tradizionalmente iscritti a Greens/EFA, e la novità di Volt. Il primo partito transnazionale europeo, che ha eletto un rappresentante in Germania, ha infatti stabilito con consultazione tra gli iscritti di iscriversi tra i Verdi. Il totale della famiglia Ecologista è quindi salito a 78 seggi, con un clamoroso +28 dal 2014 ed un ottimo 10% dei seggi totali; il gruppo verde è così diventato, almeno pre-brexit, la quarta forza al Parlamento Europeo.

Verdi e voto giovanile

Particolarmente interessante ed attinente ai Verdi il grafico EuropeElects sul voto per fasce d’età che potete vedere sopra. Si nota come gli ecologisti abbiano una peculiare ripartizione del voto: fortissimi tra i più giovani, dove sfiorano addirittura il 20%, e sempre più deboli al crescere dell’età. Il fenomeno ecologista insomma, per la prima volta da diversi anni, è tornato a coinvolgere i giovani, che si mostrano molto interessati agli aspetti dell’ambiente in politica. Influisce sicuramente anche la nascita del movimento studentesco internazionale Fridays for Future, che ha forse drenato verso i partiti ecologisti i classici voti giovanili di protesta. In questo senso, si può ipotizzare un collegamento diretto tra i Skolstrejk för klimatet iniziati da Greta ed il voto giovanile alle formazioni ambientaliste. In fondo, i ragazzi si stanno solo preoccupando del proprio futuro…e, politicamente, il futuro potrebbe essere sempre più verde.

Nella prossima pagina, l’esame del voto ai Sovranisti ed ai Populisti. Nelle successive, nuovi nomi per vecchi gruppi, le maggioranze possibili e quella già nata, ed infine i lavori per la nomina della nuova Commissione: chi conterà davvero in Europa?

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