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ROMA 2021 – Elezioni Comunali: l’analisi Bidimedia. Chi sarà il successore di Virgina Raggi?

Meno di un anno e Roma vivrà nuove elezioni amministrative. Forse le più attese del 2021 a livello locale, di certo elezioni destinate a mutare drasticamente il quadro politico cittadino e, di conseguenza, nazionale. Del resto parliamo della Capitale d’Italia, con all’interno tutte le sue difficoltà ed emergenze. Siamo (quasi) alla fine di una esperienza di governo cittadino, quella del M5S con Virginia Raggi sindaca, che nel momento in cui scriviamo non viene ricordata come una delle più efficaci. Le maggiori urgenze della metropoli stanno tutte lì: rifiuti, trasporti, buche, grandi opere. Nulla è stato risolto, in questi quattro anni il quadro è, se possibile, peggiorato.

Per capire la situazione bisogna partire dall’inizio, ovvero dal 2016, anno di insediamento della Raggi in Campidoglio. La città di Roma è nel pieno del caos giudiziario di Mafia Capitale e ancora frastornata dal suicidio politico del PD cittadino, che ha pubblicamente sfiduciato il sindaco uscente Ignazio Marino. Il 2016 è stato forse l’anno peggiore dei democratici a Roma, regolarmente associati al malaffare o all’incapacità governativa. Il centrodestra non sta meglio, anch’esso coinvolto da inchieste giudiziarie e diviso al suo interno su chi candidare come sindaco per le elezioni anticipate di giugno 2016.

Un quadro che sembra favorire il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, reduce da trionfali elezioni politiche tre anni prima che lo avevano visto superare il 25% dei suffragi sul territorio nazionale. Dopo essersi presentati senza successo alle amministrative 2013 vinte dal centrosinistra, i grillini romani sanno di poter sfruttare la sempre più crescente impopolarità dei partiti “tradizionali” per poter governare la prima grande città. E che città!

Dopo la fase di passaggio presieduta dal commissario prefettizio Francesco Paolo Tronca nel giugno 2016 si torna a votare. I principali candidati sono i seguenti:

  • Virginia Raggi, avvocatessa romana classe 1978, già consigliera comunale di opposizione in Campidoglio e candidata per il M5S dopo aver stravinto le primarie interne al MoVimento
  • Roberto Giachetti, sostenuto dal Partito Democratico di Matteo Renzi oltre che da radicali, socialisti, centristi, verdi e da una sua lista civica.
  • Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia da cui è sostenuta insieme a Lega, liberali e una sua lista civica.
  • Alfio Marchini, imprenditore romano, sostenuto da Forza Italia, movimenti centristi e dall’ex governatore del Lazio Francesco Storace.
  • Stefano Fassina, ex esponente del PD dal quale è uscito un anno prima, sostenuto dalla sinistra romana (Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista, PCI)

 

Emerge un dato politico importante: il centrodestra marcia diviso in due tronconi. Silvio Berlusconi non ha voluto appoggiare la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e, nonostante vari tentativi dentro al centrodestra cittadino di ricomporre la frattura, ha scelto di candidare un civico come Alfio Marchini, personaggio popolare e accattivante che può prendersi i voti più moderati di centrodestra. La divisione nella coalizione di fatto condanna la Meloni, considerata una delle favorite, ad una corsa durissima che si rivelerà perdente. Anche la sinistra è divisa, con Fassina che non appoggia Giachetti. Un quadro del quale si avvantaggia Virginia Raggi, data come favorita secondo tutti i sondaggi.

 

I risultati delle elezioni del 5 giugno 2016 sono i seguenti:

Virginia Raggi (M5S) 35.26 % (453.806 voti)

Roberto Giachetti (centrosinistra) 24.78% (320.170 voti)

Giorgia Meloni (FDI-Lega) 20.68% (265.736 voti)

Alfio Marchini (Forza Italia) 10.93% (141.250 voti)

Stefano Fassina (sinistra) 4.47% (57.667)

 

Virginia Raggi stravince il primo turno, ma è ben lontana dal poter festeggiare l’elezione a sindaco. Al ballottaggio, a sorpresa, va il centrosinistra. Significativo che nonostante la grande impopolarità del PD a Roma in questo contesto storico sia Giachetti a sfidare la Raggi il 19 giugno 2016: il centrodestra ha infatti portato a compimento il suicidio perfetto. La Meloni vince il derby di centrodestra praticamente doppiando Marchini, ma è una magra consolazione. Il quasi 5% di Fassina si rivelerà ininfluente.

Interessanti i dati dei partiti, che ci permettono di sviluppare ulteriori analisi:

  • MoVimento 5 Stelle 35.32% (412.285 voti)
  • Partito Democratico 17.20% (200.790 voti)
  • Fratelli d’Italia 12.27% (143.309 voti)
  • Lista Civica Marchini 4.71% (55.028 voti)
  • Forza Italia 4.23 % (49.369 voti)
  • Lista Civica Giachetti 4.15% (48.527 voti)
  • Sinistra X Roma 3.93% (45.951 voti)
  • Lista Civica Meloni 3.40% (39.727 voti)
  • Lega Salvini 2.71% (31.643 voti)
  • Lista Civica Fassina 0.49% (5.756 voti)

Premesso che l’affluenza al primo turno è stata del 57.03% e che hanno votato poco meno di 1 milione e 300 mila romani, dall’analisi del voto ai partiti emergono particolari interessanti

  1. I romani si sono affidati al M5S, grande vincitore delle elezioni che ha triplicato le sue percentuali rispetto al 12% ottenuto nel 2013 dall’allora candidato Marcello De Vito. Il grande malcontento nei confronti soprattutto del PD ha riversato molti voti da sinistra ai grillini, in una città in cui le forze progressiste sono sempre state molto forti.
  2. Il PD ha quasi dimezzato i suoi voti (nel 2013 prese il 26.26% in occasione dell’elezione di Marino) ma ha retto più di quanto si pensasse, senza crollare come Forza Italia
  3. Nel centrodestra FDI vince ancora il duello a distanza con una Forza Italia molto deludente, arrivata perfino dopo la lista civica del proprio candidato, e con una Lega ancora ininfluente prima della “nazionalizzazione” del partito di due anni più tardi
  4. La sinistra guadagna qualcosa rispetto alle modeste percentuali raccolte dal suo candidato del 2013 Sandro Medici, ma la sua presenza rimane troppo marginale per potersi definire decisiva
  5. Le liste civiche si confermano una buona macchina di voti, specie se si considera che i cinque stelle per statuto non possono allearsi con altri cartelli elettorali. Quella di Marchini supera addirittura Forza Italia, quella di Giachetti serve a distanziare Giorgia Meloni.

 

 

Fig.1: al ballottaggio Virginia Raggi sopravanza Roberto Giachetti in tutti i 15 municipi romani. Il candidato del centrosinistra non ha la maggioranza neanche nelle roccaforti del Centro Storico, dove comunque sfiora il 50%. La Raggi sfonda nella periferia orientale della città e sul litorale (Ostia)

Fig.2: il “derby” del centrodestra va a Giorgia Meloni in modo netto. La leader di Fratelli d’Italia fa meglio di Alfio Marchini in tutti i municipi, compreso quello “nero” della Cassia, da sempre roccaforte della destra romana. Il candidato di Forza Italia non arriva neanche alla doppia cifra percentuale in un terzo dei municipi della Capitale

Fig.3: al primo turno il centrosinistra si aggiudica i municipi I e II, tutti gli altri vanno al M5S. Alcuni, come il X, in modo nettissimo. Nel Municipio VI Raggi riesce comunque a superare il 40%

 

Al ballottaggio, due settimane più tardi, non c’è partita. Virginia Raggi stravince il confronto con Roberto Giachetti prendendo praticamente i due terzi dei suffragi:

Virginia Raggi (M5S) 67.15% (770.564 voti)

Roberto Giachetti (centrosinistra) 32.85% (320.170 voti)

L’affluenza al ballottaggio, come spesso capita, è minore rispetto al primo turno ma appare evidente come la destra romana abbia votato in massa per la candidata grillina. Lo stesso Matteo Salvini, prima del ballottaggio, ha dato indicazione ai suoi elettori di votare Raggi per andare contro il PD. Oltre 700mila romani hanno dunque dato fiducia ad una ragazza di neanche 38 anni, già consigliera comunale di opposizione per il M5S. Votata in massa soprattutto in periferia, la Raggi e il M5S hanno conquistato ben 13 municipi romani su 15, solo il I (Centro Storico) e il II (Parioli, San Lorenzo) restano in mano al PD. Il centrodestra non prende nessun municipio. Il dato politico è evidente, e non sarà altro che una anticipazione di quello che accadrà alle politiche del 2018: il M5S ha saputo intercettare il malcontento dei cittadini nei confronti di un sistema partitico fragile e nell’occhio del ciclone per alcuni casi giudiziari. Dopo aver contribuito a prosciugare la popolarità di Silvio Berlusconi, ormai anni luce lontano dai risultati politici di un tempo, il populismo grillino ha come obiettivo quello di abbattere il monolite rappresentato dal PD del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il voto romano rappresenta una discreta spallata, il referendum del dicembre 2016 farà il resto.

 

Nella prossima pagina faremo un salto di due anni arrivando alle Politiche del 2018

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