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ROMA 2021 – Elezioni Comunali: l’analisi Bidimedia. Chi sarà il successore di Virgina Raggi?

2020

Manca meno di un anno alle prossime elezioni amministrative a Roma, ed è certamente presto per parlare di sondaggi. Anche perché ad oggi non si conosce il nome di alcun candidato sindaco. Tuttavia siamo già in grado di dare uno sguardo alle tre coalizioni per carpirne i movimenti interni. La scelta dei candidati avverrà presumibilmente a fine anno, arrivare al 2021 sarebbe un rischio. La posta in gioco, tuttavia, è altissima e nessuno vorrà fare la prima mossa senza prima aver capito le intenzioni della concorrenza.

  • MoVimento 5 Stelle: il destino del M5S è inevitabilmente legato a quello della sindaca tuttora in carica. Virginia Raggi si ricandiderà a Palazzo Senatorio? Teoricamente non potrebbe, perché i politici grillini sono vincolati al doppio mandato e la Raggi è già al secondo, visto che è stata consigliera di opposizione in Aula Giulio Cesare dal 2013 al 2016. Ma da quando Luigi Di Maio ha parlato di “mandato zero” che darebbe il semaforo verde a un terzo mandato la Raggi ha iniziato a sperare. Tuttavia, sorge una doverosa domanda: il M5S vorrà ricandidare Virginia Raggi a sindaca di Roma? I rapporti tra la prima cittadina e i vertici nazionali grillini non sono saldi come un tempo. Inoltre gli stessi Casaleggio e Grillo sanno perfettamente che ricandidare un sindaco impopolare (al momento) come la Raggi equivarrebbe ad una debacle elettorale che farebbe sprofondare l’intero MoVimento in una crisi a quel punto forse definitiva. Perciò nulla è detto, anzi in caso di clamorosa rottura non sarebbe da escludere che la Raggi decida di candidarsi lo stesso, magari a capo di una lista civica a quel punto avversaria del M5S. Una situazione simile a quello che accadde a Parma, con l’attuale sindaco Pizzarotti che fu cacciato dal M5S per poi sconfiggerlo una volta ripresentatosi al voto. La differenza, non di poco conto, è che la Raggi a Roma non può vantare la popolarità a Parma di un Pizzarotti che, successivamente, è confluito nel centrosinistra.
  • Centrodestra: come si spiegava in precedenza, la scelta del candidato di centrodestra alle elezioni comunali di Roma del 2021 rappresenta un caso spinosissimo. Matteo Salvini, leader della Lega, rivendica la possibilità di proporre un nome in quanto leader del maggior partito della coalizione, che alle Europee è riuscito a sfondare anche a Roma. Una rivendicazione che arriva anche da Giorgia Meloni, già candidata sindaca nel 2016 ed esclusa dal ballottaggio proprio in virtù delle eccessive divisioni all’interno del centrodestra romano. Per la Meloni il candidato sindaco deve essere espressione di Fratelli d’Italia, in quanto il partito figlio di Alleanza Nazionale ha sempre avuto a Roma una enorme tradizione a livello di suffragi. Forza Italia, che a Roma di fatto non esiste quasi più, si vedrà costretta ad accettare qualsiasi candidato proposto dagli alleati a meno di clamorose rotture che ripeterebbero il suicidio elettorale del 2016. La cosa si potrebbe comunque verificare nel caso in cui Berlusconi dovesse trovare un candidato che strizzi l’occhio al centro, e quindi al Vaticano. C’è da dire, tuttavia, che difficilmente un candidato di centro a Roma vincerebbe da solo. Già nel 2016 molti centristi decisero di appoggiare il candidato del PD Roberto Giachetti. Si andrebbe verso un clamoroso ingresso di Forza Italia nel centrosinistra romano, almeno a livello elettorale? Assai improbabile, ma visto il fuggi fuggi dal partito berlusconiano non paiono impossibili prese di posizione o fughe in avanti a livello individuale. Tornando al candidato del centrodestra, il vero problema per Salvini & co sarà trovare la persona giusta, un candidato popolare e di sicuro affidamento. In realtà ci sarebbe di nuovo Giorgia Meloni, ma la leader di Fratelli d’Italia ha dichiarato di non voler competere. Per ora. Altri nomi spendibili al momento sono quelli di Fabio Rampelli, uomo di fiducia della Meloni; Barbara Saltamartini, figura di riferimento della destra romana ed ex AN convertita al salvinismo; Giulia Bongiorno, avvocato, parlamentare ed ex ministro in quota Lega. Tutti nomi che non sembrano irresistibili. Impressioni? Se Giorgia Meloni non si candida, anche per Salvini sarà dura conquistare Roma.
  • Centrosinistra: secondo alcuni sondaggi, i pochi che sono arrivati su Roma finora, e secondo le ultime Europee del 2019 il PD è tornato primo partito a Roma. La crisi del 2016 dovuta alle dimissioni di Marino e a Mafia Capitale sembrano (sembrano) un lontano ricordo per il Nazareno. La presenza di Nicola Zingaretti come segretario ha riavvicinato i romani al PD dopo il gelo con la leadership di Matteo Renzi, reo secondo molti di aver provocato indirettamente il disastro Raggi togliendo la fiducia al “suo” Ignazio Marino. Inoltre il centrosinistra sembra destinato a marciare unito, a parte le liste di sinistra radicale come Potere al Popolo o Sinistra Italiana, mai troppo disposti a collaborare coi democratici. Questo significa che anche Italia Viva (Renzi) e Azione (Calenda), sebbene da tempo fuori dal PD e perciò non vincolati, potrebbero collaborare alla creazione di una coalizione progressista su Roma insieme anche a +Europa (ormai ridotta ai minimi), Verdi e Liberi e Uguali, ormai partiti satellite del PD. Un centrosinistra unito potrebbe giocarsi le sue carte in una città dove la componente socialdemocratica è sempre stata molto forte. Inoltre anche l’elettorato cattolico, sempre pungolato dal Vaticano, potrebbe votare il centrosinistra in chiave salviniana. Infine, ecco le Sardine di cui si era già parlato in precedenza. Il raduno a Piazza San Giovanni dello scorso 14 dicembre dimostra che anche a Roma è presente un movimentismo molto forte, che in eventuali elezioni comunali potrebbe optare per il centrosinistra. Del resto, secondo le parole dei loro leader le Sardine non si vogliono candidare e non voterebbero o non farebbero mai votare Salvini o Meloni. Inoltre raccolgono proprio i delusi del M5S chee difficilmente rivoterebbero la Raggi. Proprio per questi motivi si può facilmente desumere che le Sardine possano o scegliere l’astensione o votare a sinistra
    Tornando al candidato di centrosinistra, anche qui regnano silenzio e calma. Si possono fare nomi di politici che lavorano da anni sul territorio, come Roberto Morassut, che già in passato aveva partecipato alle primarie a sindaco poi vinte da Giachetti. Anche Riccardo Magi, deputato radicale di +Europa e giovane movimentista, può essere un papabile. Altrimenti l’idea è sempre quella di puntare su un membro della società civile, che a quel punto potrebbe essere votato in massa anche da Sardine ed ex grillini. Un nome su tutti: quello della giornalista Federica Angeli, da tempo minacciata dalla Mafia di Ostia e personaggio molto amato dai romani.

Impressioni? Un nome potrebbe mettere d’accordo tutti, quello dello stesso Carlo Calenda. Romano, 47 anni, ex ministro e molto presente sui social, Calenda è spesso in polemica con l’operato di Virginia Raggi. Il suo nome potrebbe essere quello giusto anche per contrastare una eventuale candidatura di Giorgia Meloni nel centrodestra. Inoltre Matteo Renzi sarebbe molto contento nel sostenerlo per la corsa al Campdoglio: con Calenda occupato a Palazzo Senatorio l’ex sindaco di Firenze potrebbe recuperare nei sondaggi che vedono la sua Italia Viva minacciata dalla calendiana Azione. I due non si amano perché sono entrambi vogliosi di leadership e perché occupano entrambi lo stesso campo da gioco.

Da qui al 2021 ne vedremo delle belle, anche se come logico l’emergenza coronavirus di questi ultimi mesi non ha fatto altro che cristallizzare le posizioni in merito a possibili candidature.

Qualche aggiornamento delle ultime settimane arriva però da un paio di municipi romani a guida M5S, caduti o in procinto di cadere. Il Municipio IV è in via di commissariamento dopo che la presidentessa Roberta Della Casa, vicina a Virginia Raggi, è stata sfiduciata da tutti i suoi consiglieri municipali; il municipio VII non è ancora commissariato ma la sua presidentessa Monica Lozzi, in procinto di uscire dal M5S sembra avere le ore politiche contate insieme alla sua maggioranza.

Un vero e proprio caos che rischia di rendere ancora più incerta la distribuzione municipale romana, che al maggio 2020 vede 4 municipi in mano al centrosinistra (1, 2, 3, 8), due municipi ex grillini commissariati (4, 11), uno pericolante (7), e i restanti otto ancora in mano al M5S. Difficile che si possa tornare a votare nei due municipi che sono caduti in tempi recenti, perché comunque al voto comunale manca solo un anno, me certo la Capitale d’Italia rischia molto seriamente, nel 2021, di cambiare nuovamente colore amministrativo, confermando quella mancanza di continuità politica alla quale era abituata, dopo essere stata governata consecutivamente dal centrosinistra dal 1993 al 2008.

Lorenzo e Francesco DP

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