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I candidati

I “magnifici sei”, attuali probabili candidati per il Nazareno.

Le candidature saranno ufficializzate nei modi e nei tempi stabiliti dalla prossima Assemblea Nazionale, pertanto non esiste oggi una lista definitiva di candidati. Alcuni dei nomi che vedrete hanno però confermato la volontà di concorrere per il Nazareno e possono essere considerati sicuri partecipanti; altri sono ancora in fase di “meditazione” ma la loro presenza è probabile e vale la pena di considerarli. Ne sapremo di più dopo l’Assemblea Nazionale; intanto il Sondaggio Bidimedia è il primo a includere solo candidature plausibili, senza nomi di fantasia e senza escludere nessuno dei veri contendenti: una lista insomma più realistica possibile. Andiamo dunque a conoscere i probabili nomi.

Nicola Zingaretti

Romano classe ’65, inizia la carriera politica nella Sinistra Giovanile, di cui diventa Segretario Nazionale. Consigliere comunale di Roma, segretario DS della capitale, Europarlamentare per l’Ulivo, Presidente della provincia di Roma ed ora presidente della regione Lazio al secondo mandato e rieletto nonostante il disastro del Centrosinistra il 4 marzo scorso: un cursus honorum di tutto rispetto per il fratello dell’attore Luca Zingaretti, che l’ha reso quasi il naturale candidato alla segreteria almeno per gli ex-DS, dalle cui fila proviene. Il governatore laziale ha cercato mesi passati di accreditarsi come candidato unitario, in grado di far convergere sul suo nome correnti diverse. Avrà il probabile appoggio di buona parte della dirigenza Pd, tra cui ciò che resta della “ditta” di bersaniana memoria, oltre ad AreaDem di Dario Franceschini ed all’ex-premier Paolo Gentiloni. Tra i primi ad ufficializzare la candidatura, si può dire senza dubbio che Zingaretti parta con i favori del pronostico. Punti deboli, l’essere poco conosciuto al di fuori del Lazio, soprattutto al nord, e la possibilità di essere percepito come “candidato d’apparato”.

Marco Minniti

La sua è la candidatura che più ha suscitato polemiche, pur non essendo ancora ufficiale: l’ex ministro dell’interno si è infatti preso qualche giorno per riflettere sull’opportunità di candidarsi. Proveniente anch’esso dalle file DS – in gioventù ancora PCI – Minniti svolse negli anni un oscuro ma apprezzato lavoro di retrovia tra le fila del Partito, come deputato, poi sottosegretario e viceministro tra difesa, interni presidenza del consiglio. Proprio tale curriculum gli valse la chiamata al Viminale nel governo Gentiloni, dove si distinse per il contrasto all’immigrazione irregolare. La politica di accordi con le milizie libiche, che bloccò gli sbarchi, gli procurò pesanti critiche da sinistra per aver causato o incrementato violazioni dei diritti umani. Qualora si candidasse si può presumere che avrebbe l’appoggio dell’attuale maggioranza Pd renziana…o almeno di quello che ne resta.

Matteo Richetti 

Modenese, relativamente giovane (nato nel ’74), ex rottamatore e braccio destro di Matteo Renzi, con il quale ha però rotto da circa due anni. Questo l’identikit del giornalista emiliano che si candida a fare da terzo incomodo tra Zingaretti e Minniti. Esponente del’ala liberal del Pd – anche se ultimamente più critico verso l’azione del governo Renzi – Richetti si presenta al di fuori dalle correnti tradizionali. Proveniente dalla Margherita e quindi di area centrista, l’ex portavoce del Pd non ha il sostegno, almeno in teoria, di nessuna fazione Dem. Potrebbe però attirarsi i favori di parte degli ex-renziani che hanno abbandonato il precedente segretario, dei liberali e di coloro che ancora ricercano un rinnovamento nel Partito, puntando sul curriculum da rottamatore. Sconta l’essere poco noto anche tra gli iscritti rispetto ai suoi contendenti, ma al giorno d’oggi questo potrebbe anche costituire un vantaggio; saprà porsi come la novita del momento?