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Speciale Europee Bidimedia – Tutti i sondaggi d’Europa: Gran Bretagna, Olanda e Irlanda. Farage risorge e vola, caos UK.

Mancano pochi giorni alle Elezioni Europee di domenica; mentre in Italia è periodo di buio elettorale, andiamo a vedere cosa dicono i sondaggi negli altri paesi dell’Unione Europea al voto questa settimana. Esaminiamo ora i primi paesi ad aprire le danze nella giornata di oggi: UK ed Olanda, per concludere con l’Irlanda che vota domani.

Gran Bretagna

Come noto, l’UK torna a sorpresa al voto europeo a causa del rinvio della Brexit: i trattati costitutivi dell’UE infatti impongono che ciascun paese dell’Unione vada alle urne senza possibili eccezioni, e la Gran Bretagna è ancora, fino al completamento della Brexit, uno stato membro a tutti gli effetti.

Il caotico scenario politico

La sospensione della Brexit ha provocato uno sconvolgimento nello scenario politico. Gli elettori pro-remain e pro-brexit stanno infatti abbandonando in massa i partiti tradizionali (Conservatori e laburisti), rei di non aver saputo gestire l’uscita dalla UE.

La media dei sondaggi UK per le Europee 2019.

I brexiters, furiosi per il mancato abbandono dell’Unione, si stanno così riversando verso il Brexit Party del rinato Nigel Farage (Nuovi/NI, possibile Gruppo Populista con M5S). Farage, ex-UKIP, ha abbandonato la sua precedente formazione dopo che questa ha assunto, a suo dire, posizione di estrema destra, entrando anche in ENF. Il BP non è pertanto da considerare propriamente un partito Sovranista di Destra, bensì antieuropeista ma liberale in economia. Il successo del BP ha fagocitato la stessa UKIP, ridotta ai minimi storici.

Il Partito Conservatore (ECR) paga le divisioni al suo interno tra hardbrexiters, softbrexiters e – in posizione minoritaria – remainers, che hanno provocato la ripetuta bocciatura del deal negoziato dalla premier Theresa May ed al contempo non hanno permesso di trovare ulteriori soluzioni. I Tories stanno così perdendo la gran parte del proprio elettorato in favore di Farage.

I Laburisti (S&D) di Geremy Corbyn invece, hanno adottato una posizione ambigua, di rifiuto sia dell’Hardbrexit che del deal della May, ma anche non a favore di un secondo referendum che possa annullare la Brexit. L’indecisione non sembra pagare: oltre a perdere qualcosa anch’esso verso il BP (l’elettorato Lab soprattutto del Nord Inghilterra è almeno in parte pro-brexit), il partito di Corbyn sta subendo una grave emorragia di consensi verso le formazioni apertamente pro-UE, cioè Libdem (ALDE), Verdi (Greens/EFA) e ChUk (scissione di deputati Laburisti remainers, Nuovi/NI). Tra i partiti pro-UE troviamo anche lo SNP (Greens/EFA), formazione nazionalista scozzese da sempre favorevole alla permanenza della Scozia in Europa.

A complicare ulteriormente le cose, proprio in queste ore la leadership di Theresa May è messa in dubbio: sono possibili sue dimissioni o sfiducia nei confronti della Premier. Un cambio alla guida dei Tories potrebbe in teoria cambiare tutto, ma per il voto di oggi è ormai troppo tardi.

I possibili risultati insoliti delle Europee non devono far pensare che lo scenario politico inglese resti tale anche in eventuali future elezioni politiche: il sistema di voto maggioritario, la forza dei partiti tradizionali e soprattutto l’eventuale risoluzione del nodo Brexit potrebbero riportare rapidamente alla situazione consueta. 

Il sistema di voto

Le 12 Constituencies Uk con numero di EP eletti per ognuna ed i risultati delle Europee 2014.

In UK si vota tradizionalmente di giovedì, e così avverrà anche alle Europee: urne aperte infatti nella giornata di domani, anche se i risultati non saranno resi noti fino a domenica sera. Il sistema di voto è anomalo rispetto al resto d’Europa. Per regola UE, le europee devono essere svolte con un proporzionale, ma la Gran Bretagna adotta comunque dei collegi, plurinominali ed a listino bloccato, con ripartizione dei seggi a livello di collegio.

Cosa vuol dire?

L’intera UK è divisa in collegi (constituencies), le 9 regioni dell’Inghilterra + Galles, Scozia e Nord Irlanda che formano una constituency ciascuno, per un totale di 12 collegi. Ogni constituency elegge al suo interno ed in base solo ai propri risultati un numero di EP variabile tra 10 e 3, in base alla popolazione residente. L’elettore vota il partito, che esprime un listino bloccato di candidati. Oltre ai partiti si possono presentare singoli candidati indipendenti, che vengono considerati ai fini del voto come fossero ognuno un partito composto da un singolo candidato. La ripartizione dei seggi avviene con proporzionale (metodo D’Hondt), tranne in Nord Irlanda dove è utilizzato il voto trasferibile (vedere nel capitolo dedicato all’Irlanda).

Il sistema adottato (simile solo a quello usato in Polonia), pur senza sbarramento, fa sì che in ogni constituency si abbia un’altissima soglia implicita, che sfiora il 10% nei collegi maggiori, mentre solo i 2-3 partiti più grandi hanno chance di eleggere EP nei collegi piccoli; si crea in tal modo una forte distorsione maggioritaria dei risultati. 

In Uk si eleggono 73 EP, uno dei paesi di maggior peso nell’emiciclo di Strasburgo…almeno fino al completamento della Brexit: in quel momento infatti gli EP Britannici decadranno dal ruolo. Tradizionalmente l’affluenza alle Europee in Gran Bretagna è molto bassa (35.6% nel 2014). Quest’anno il rebus Brexit ha portato ad una maggiore copertura mediatica dell’evento, vedremo se ciò si rifletterà in una maggiore affluenza. Eleggere parlamentari che decadranno probabilmente tra pochi mesi di certo non invoglia a votare.

I sondaggi

I sondaggi UK hanno come fil rouge un vero e proprio boom del Brexit Party,  un crollo verticale di Laburisti e Conservatori (soprattutto i secondi) ed un netto incremento di LibDem e Verdi. La media dei sondaggi vista ad inizio articolo rende immediatamente evidente tale scenario.

L’inatteso ritorno al voto britannico, unito al dubbio sull’affluenza ed alla polverizzazione dello scenario politico tradizionale, provocano tuttavia grande incertezza: è impossibile valutare quanto i sondaggi siano soggetti ad errore e sono quindi possibili notevoli sorprese.

Come visibile dai sondaggi a lato e sotto, il BP si avvia ad essere ampiamente primo partito e potrebbe addirittura essere la prima formazione nazionale all’Europarlamento in assoluto: alcune rilevazioni lo vedono infatti vicino al 40% con oltre 30 EP.

I LibDem sono in corsia di sorpasso sui Laburisti (in crollo in alcune rilevazioni fino al 13%) e potrebbero essere secondo partito: la possibile assenza sia dei Cons sia dei Lab nelle prime due posizioni è una novità assoluta nella storia elettorale della Gran Bretagna. Ottima performance anche dei Verdi, che in genere alle elezioni politiche non vanno oltre ai 3-4 punti percentuali. ChUK invece non sfonda e si deve accontentare del 3-4 per cento.

I Conservatori sono invece allo sbando e secondo i più recenti sondaggi sarebbero ormai ben sotto al 10%; addirittura al 7% per YouGov che ipotizza un clamoroso scenario in cui i Cons non ottengono nessun EP!

I seggi

Riguardo ai seggi, il BP potrebbe ottenere 25-32 EP, 10-15 LibDem e Lab, 2-6 i Verdi, 2-3 lo SNP, 0-7 i Cons e 0-3 ChUk. 1 EP ciascuno dovrebbe infine andare ad UP e Plaid Cymru, formazioni locali di Nord Irlanda (unionisti) e Galles. Difficilmente con le percentuali assegnate l’UKIP riuscirà a guadagnare seggi. Sottolineiamo come, nonostante le ampie forchette, l’assegnazione dei seggi potrebbe rivelarsi assai diversa. L’aleatorietà dei sondaggi ed il sistema di voto adottato, fortemente distorsivo in senso maggioritario, rendono infatti difficile fare previsioni.

I dati sopra con il boom del BP danno l’idea di una crescita degli euroscettici; guardando al risultato 2014, si può però notare come ciò sia illusorio. UKIP (EFDD) e Conservatori (ERC-ECR) avevano infatti ottenuto 5 anni fa 24 e 19 seggi. In totale 43 seggi su 73 andarono quindi a partiti cd. Sovranisti. Cons+Ukip+piccoli partiti di destra euroscettica presero il 54,6% dei voti. In teoria quest’anno, in base ai dati visti prima, Cons+BP potrebbero avere insieme meno voti e meno seggi di 5 anni fa.

Riportiamo per concludere le ultime rilevazioni, prima di passare, nella prossima pagina, a Olanda e Irlanda.

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