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Storia delle Elezioni Presidenziali USA, parte seconda: dalla nascita del bipolarismo a Lincoln

Link alla parte prima

La presidenza di John Quincy Adams, dal 1824 al 1828, segnata fin dall’inizio dalla rottura con una parte decisiva del Partito democratico, fa nascere un nuovo bipolarismo. Adams si allea con la corrente Whig, che dà vita al nuovo Partito Whig-repubblicano.

I Whig, guidati da Henry Clay, il politico che ispirerà Abraham Lincoln, recuperano molti temi dei Federalisti: propugnano un “sistema americano”, in cui il governo deve garantire alla nuova nazione strade, ferrovie, aiuti e sostegni (tra cui anche forti dazi) all’industria al commercio, la fondazione di una banca centrale, insomma una forte iniziativa pubblica centralizzata in favore del big business.

L’era di Jackson

Un’idea moderna (a parte il protezionismo, giustificato però con la necessità di far sviluppare l’industria manifatturiera), che però confligge con il desiderio di autonomia e libertà dei pionieri dell’Ovest, molto ostili soprattutto alla Banca centrale, che avrebbe ridotto la disponibilità di contante, e con la difesa dello status quo del Sud. Queste due forze si coalizzano nel far trionfare Andrew Jackson alle elezioni del 1828. Soltanto South Carolina e Delaware non fanno scegliere i loro grandi elettori direttamente al popolo, negli altri Stati ormai l’elezione è “piena”, e Jackson batte Quincy Adams, 178 a 83: ai Whig restano solo gli stati di Nord Est. L’insediamento di Jackson mostra quasi “materialmente” la svolta politica: la Casa Bianca viene invasa da cowboy e pionieri che festeggiano l’elezione del loro idolo.

Nel 1832 Jackson è contrapposto proprio a Henry Clay, l’ideologo del “sistema americano”: quest’ultimo vince nel suo Kentucky, ma perde rovinosamente quasi dappertutto, anche nelle roccaforti di Maine e Vermont. Jackson nel Sud prende percentuali superiori al 90 per cento.

Nel 1836 Jackson lascia il timone a Martin Van Buren, il suo vicepresidente, personaggio decisamente più scialbo e meno popolare.  Van Buren batte il Whig William Harrison a fatica, e solo perché il partito Whig si divide in due: molti stati, anche del Sud, vengono conquistati dal “terzo incomodo” Hugh White. Van Buren è l’unico presidente degli Stati Uniti che non ha avuto come lingua madre l’inglese: infatti da bambino parlava solo olandese, come i genitori immigrati dai Paesi Bassi. Durante la presidenza di Van Buren esplode una grave crisi economica, in cui lui rifiuta, in base ai principi jeffersoniani, di far intervenire in qualunque modo il governo (“Il miglior governo è quello che non governa”), e questo spiega la sua mancata rielezione nel 1840.

Harrison, la presidenza più breve

William H. Harrison, trionfatore del 1840, ma rimasto in carica appena 30 giorni: la sua è la presidenza più breve della storia.

I Whig  scelgono ancora come candidato Harrison: ricco possidente, si propone però come “uomo della frontiera”, “l’uomo della capanna dei tronchi e del sidro forte”, facendo leva sulle sue glorie militari. Il punto è che i Whig, partito dell’estabilishment, hanno bisogno di personalità del genere per conquistare l’elettorato a loro più lontano. La strategia populista di Harrison prevale, e i Whig, dopo 40 anni, tolgono ai Democratici la presidenza. Harrison prevale quasi ovunque, anche al Sud, lasciando ai Democratici solo l’allora estremo Ovest (Missouri, Arkansas, Illinois), poi Alabama, Virginia, e New Hampshire. In termini di voti popolari però la vittoria è meno netta: 53% contro 47%.

Ma la nuova era politica inizia in modo grottesco: Harrison, l’uomo delle capanne di tronchi, pronuncia il discorso di insediamento durante una pioggia battente, e senza ripararsi, per non rovinare la sua immagine di “duro”. Prende la polmonite e muore nel giro di un mese. La presidenza passa così al vice, John Tyler.

In realtà la cosa non avviene così pacificamente: era la prima volta che un Presidente moriva in carica, e molti pensavano che il vicepresidente dovesse sostituirlo solo per una breve transizione. Tyler invece impone l’interpretazione attuale, secondo cui il vice svolge tutto il mandato del Presidente che ha sostituito.

Tyler è un Whig solo di nome, in realtà è un indipendente e  si attira l’ostilità sia dei Democratici che dei Whig; la sua amministrazione risulterà tra le più impopolari degli Usa. Conclusa con un atto molto grave, l’ammissione del Texas schiavista nell’Unione. Lo stesso Tyler molti anni dopo sarà tra i delegati del Sud che voteranno la secessione dagli Stati Uniti.

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