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Storia delle Elezioni Presidenziali USA, parte prima: da Washington ad Adams, agli albori della democrazia americana

Il secondo mandato di Washington

Tre anni dopo, nel 1792, altra elezione plebiscitaria per Washington: il conflitto politico si sposta però sul vicepresidente. John Adams è tallonato da vicino dal democratico George Clinton. Qui si manifesta il primo embrione del bipartitismo statunitense. Washington e Adams appartengono alla corrente “federalista”, che a dispetto del nome è centralista, e vuole infatti accrescere il potere centrale dell’Unione, con un governo più forte e dirigista, puntato allo sviluppo del commercio e dell’industria sulla base di un’ideologia mercantilista. I democratici invece sono più legati all’ideale federalista delle origini, all’idea della “libera repubblica degli agricoltori”, in cui allo stato federale vengano lasciati pochissimi poteri. Una democrazia “egualitaria” ma in un senso particolare: il governo è neutrale, tratta “ugualmente” e non agisce in favore di nessuna classe, evitando anche di intromettersi in ogni questione economica. Un’utopia in parte reazionaria, visto che si fondava sostanzialmente sulla schiavitù, e che ignorava i fermenti dell’industrializzazione e le necessità della classe operaia, già allora ben visibili nel Nord degli Usa.

La mappa dei risultati del 1796, che mostrano una prima divisione nord-sud

Le sfide Adams-Jefferson e le prime divisioni territoriali

Il conflitto Federalisti-Democratici si manifesta più fortemente nelle elezioni del 1796. Washington rifiuta il terzo mandato (e da allora il suo esempio fu giudicato da tutti vincolante, per almeno un secolo e mezzo), e il collegio elettorale si spacca in due. Il primo risulta John Adams, secondo, e quindi vicepresidente, il suo acerrimo avversario, Thomas Jefferson. La differenza è solo di tre voti. La mappa elettorale mostra già una netta divisione: gli stati del Sud e dell’Ovest (tra cui Kentucky e Tennessee) , inaugurando una longeva tradizione, votano i democratici, e quindi Jefferson, quelli del Nord e dell’Est Adams.

Nel 1800 la prima “alternanza”. I democratici conquistano il collegio elettorale. Ma accade un episodio incredibile: due candidati, Thomas Jefferson e Aaron Burr, entrambi democratici, ottengono lo stesso numero di voti: 89. La costituzione stabilisce che in caso un candidato presidenziale non raggiunga la maggioranza assoluta dei voti del collegio elettorale, a scegliere sarà la Camera dei rappresentanti, con un voto per ogni singolo Stato (regola che vige tuttora, e che potrebbe verificarsi se, in ipotesi, Biden e Trump a novembre ottenessero entrambi 269 voti). Il vicepresidente invece, in questo caso, viene scelto dal Senato, con un voto per ogni senatore. Nel 1800 la Camera dei rappresentanti è in mano ai Federalisti che, di malavoglia, scelgono Jefferson. La mappa elettorale mostra la consueta divisione Nord-Sud, con i democratici che però conquistano New York (che sarà spesso una loro roccaforte, grazie a un’organizzazione politica maneggiona e corrotta detta Tammany Hall) e metà dei voti della Pennsylvania.

Thomas Jefferson, padre fondatore e terzo presidente USA.

La nascita dei ticket

Nel 1804, visto anche la confusione di quattro anni prima, viene tolta dalla Costituzione la regola del “doppio voto”, con cui il secondo classificato diventa vicepresidente. Nascono così i ticket: si vota sia per il presidente che per il vicepresidente, che diventano un binomio inscindibile. Jefferson, l’estensore materiale di buona parte della Costituzione, filosofo e intellettuale di grande valore, e anche lui molto più accentratore di quanto avrebbe ammesso la sua ideologia, vince a mani basse 162 a 14 contro il federalista Charles Pinckney.

Nel 1808 Jefferson si ritira, e la vittoria spetta a uno dei suoi più stretti collaboratori, James Madison, che vince agevolmente di nuovo contro il Federalista Pinckney: ai Federalisti restano di fatto solo le roccaforti del Nord Est (Vermont, Maine, New Hampshire).

Madison viene confermato, più a fatica, nel 1812, contro il federalista De Witt. E’ l’anno della guerra contro gli inglesi, che servirà a compattare lo spirito nazionale, pur senza ottenere alcun risultato di rilievo.

Nel 1816 i Democratici raggiungono un successo strepitoso con l’elezione di James Monroe (inventore dello slogan: “L’America agli americani”, orgogliosa rivendicazione di indipendenza dalle potenze coloniali ed embrione del futuro imperialismo Usa nel Centro e Sud America) che ottiene l’82,8% dei voti del collegio elettorale.

Nella prossima pagina, le tornate elettorali che hanno portato alla definizione dell’attuale sistema di voto

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