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Storia delle Elezioni Presidenziali USA, parte prima: da Washington ad Adams, agli albori della democrazia americana

Verso il suffragio universale

Monroe viene eletto ancora più trionfalmente nel 1820, con il 98,3%. I Federalisti si avviano così a scomparire dalla scena politica nazionale. Ma si tratta dell’ultimo atto del dominio dell’antica generazione politica, quella dei reduci della Rivoluzione. Presto, come vuole la dialettica hegeliana, il partito vincente sarà destinato a dividersi e ristabilire una nuova dialettica.

Gli Usa infatti stanno cambiando: mentre il Sud schiavista vive in una dimensione bucolica senza tempo, in un’economia incentrata quasi esclusivamente sulla monocoltura del cotone, il Nord vive la sua rivoluzione industriale, e nel frattempo poveri e immigrati si stanno spostando rapidamente a Ovest, alla conquista della Nuova frontiera. Pretendono terra, legge, ordine, l’aiuto federale per combattere gli “indiani”, totale libertà d’impresa e democrazia piena, non si accontentano più di essere governati da una “casta” di intellettuali, grandi proprietari terrieri, finanzieri e industriali dell’Est.

Dagherrotipo di John Quincy Adams in tarda età. Fu l’ultimo presidente la cui elezione venne decisa dal Congresso.

Nei nuovi Stati comincia a diffondersi il suffragio universale, negato solo a chi non possiede nulla, o quasi. La politica comincia a proporre esponenti molto diversi dai precedenti, gli uomini “della frontiera”, che conoscono la vita dura dei pionieri e ne difendono le esigenze a Washington. Il tema dello schiavismo, in cui si intrecciano motivazioni morali e necessità economiche, comincia a dividere gli animi. Nel 1820 viene approvato il Compromesso del Missouri, con cui si stabilisce che, confermato il diritto di ogni singolo Stato a decidere sulla legalità della schiavitù, i nuovi Stati in formazione ad Ovest  potranno mantenere la schiavitù solo a Sud del 36° parallelo e 30. Unica eccezione, appunto, il Missouri. Un accordo la cui violazione porterà, nel giro di qualche decennio, alla guerra civile.

Adams-Jackson e l’ultimo intervento del congresso 

Punto di svolta sono le elezioni del 1824. John Quincy Adams, democratico, ex segretario di Stato di Monroe, autentico ispiratore della sua dottrina e figlio di John Adams, viene insidiato da Andrew Jackson, di umili origini, avvocato ma soprattutto eroe della guerra contro gli inglesi e contro i pellerossa. Jackson è anche lui democratico, ma in realtà è totalmente alternativo alla vecchia classe politica: è l’idolo dei pionieri, ed esponente di punta della “frontiera”. Il difensore dei piccoli proprietari, dei cowboys, e grande sponsor della conquista dei territori dell’Ovest ai danni degli indiani. Nel 1824 inoltre per la prima volta  ci si avvicina a quello che oggi definiremmo suffragio universale maschile.

I voti popolari sono determinanti in quasi tutti gli Stati (con alcune eccezioni, tipo New York), e vengono ripartiti in base alla regola del “vincitore prende tutto” (che oggi vale ancora, tranne che in Maine e Nebraska, che in epoche relativamente recente hanno deciso di redistribuire i loro delegati proporzionalmente). Vale a dire: i Grandi elettori sono scelti in una lista collegata al candidato presidente, e chi prevale anche solo per un voto nello Stato, conquista tutti i Grandi elettori dello Stato. Ne consegue quindi che i Grandi elettori sono di fatto (anche se non di diritto), vincolati, e senza libertà di scegliere.

Il risultato è clamoroso: Andrew Jackson stravince nei voti popolari, conquistando New Jersey, Pennsylvania, Indiana, North Carolina, Alabama e Georgia. Ma nel collegio elettorale non ottiene la maggioranza assoluta, anche per l’opposizione dei delegati dei pochi Stati che non erano stati eletti direttamente dal popolo. Così interviene la Camera dei rappresentanti ed elegge John Quincy Adams, ignorando la chiara volontà popolare. Sarà l’ultima volta che il Presidente viene eletto dalla Camera: in futuro ci sarà sempre un candidato capace di ottenere la maggioranza assoluta dei delegati.

Jackson saprà prendersi presto la rivincita, mentre il problema dello schiavismo diventa sempre più sentito.

Appuntamento con la seconda puntata, focalizzata sugli anni della guerra di secessione e la figura di Lincoln.

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