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LA STORIA POLITICA

La prima metà del novecento della politica greca è caratterizzata dalla figura di Eleutherios Venizelos che dal 1910 al 1933 fu 8 volte primo ministro del paese. Fondatore del Partito Liberale, uno dei principali partiti politici del ‘900,  fu uno dei principali fautori della cosiddetta Megali Idea, che prevedeva la creazione di una “Grande Grecia” comprendente tutti i territori dell’Asia Minore abitati da popolazione greca e la riconquista di Istanbul, che sarebbe diventata la nuova Costantinopoli.

Durante la seconda guerra mondiale, la Grecia fu invasa dall’Italia. Nonostante le forze armate numericamente piccole e male equipaggiate del paese, la Grecia sconfisse le truppe italiane, tanto che la Germania nazista dovette intervenire, invadendo la Jugoslavia, per conquistare il paese.  Durante l’ occupazione nazista, migliaia di greci morirono nel combattimento diretto, nei campi di concentramento o di fame a causa della disastrosa situazione economica del paese. Nel 1944, a causa dell’avanzata russa nell’est europeo, le truppe tedesche in Grecia dovettero ritirarsi. Il gruppo di Resistenza EAM-ELAS (capoggiato dal Partito Comunista Greco, il KKE) dopo aver militarmente annientato le altre formazioni partigiane, prese il controllo di buona parte del paese e formò  un governo provvisorio.  Per evitare che il paese cadesse nelle mani dei comunisti filosovietici, l’esercito britannico fece sbarcare le proprie truppe, che entrarono in Atene il 14 ottobre 1944, due giorni dopo che la città era stata liberata dall’EAM.

La Gran Bretagna fece rientrare ad Atene il governo greco in esilio, guidato dal socialdemocratico Georgios Papandreou che però non fu riconosciuto dall’EAM.  Le tensioni tra comunisti repubblicani e governo monarchico portarono alla dimissioni di Papandreou e a scontri tra manifestanti comunisti e forze dell’ordine che portarono a decine di morti.  Il governi successivo, su istigazione del governo britannico di Wiston Churchill, iniziò una dura repressione contro i militanti comunisti,  molti dei quali decisero di tornare in clandestinità nelle regioni montuose del nord del paese.  Le elezioni del 1946, boicottate dai comunisti, videro la vittoria della destra nazionalista.  I comunisti non accettarono la legittimità del nuovo governo e presero il controllo di circa un terzo del paese.  Il paese precipitò quindi in una disastrosa guerra civile tra governo di Atene, sostenuto militarmente dalla Gran Bretagna, e il governo comunista, sostenuto dalla Jugoslavia di Josip Tito e dall’Albania di Enver Hoxha.   Nel 1947 il governo laburista britannico di Clement Atlee, bloccò  gli aiuti militari al governo greco.  L’Unione Sovietica di Stalin tuttavia non aiutò  militarmente i comunisti greci, forse perché secondo gli accordi di Yalta, sarebbe dovuta rimanere nell’orbita occidentale. Con la rottura dei rapporti tra Stalin e Tito, quest’ultimo smise di appoggiare militarmente i comunisti greci, che nel 1949 furono sconfitti dalle truppe governative dopo una guerra civile che aveva provocato circa 160mila morti. e un milione di rifugiati.  Il KKE fu dichiarato fuorilegge e la Grecia entrò in alleanza con gli Stati Uniti aderendo alla NATO.

Negli anni successivi  la Grecia si sviluppò rapidamente anche  con l’aiuto delle sovvenzioni e dei prestiti del Piano Marshall, mentre  la destra nazionalista vinceva le elezioni del 1950, 1951 e 1952.  Nel 1956, 1958 e 1961 le elezioni furono vinte dall’ Unione Nazionale Radicale (ERE) il partito conservatore fondato da Konstantinos Karamanlis il cui governo creò le basi di quello che sarebbe stato il miracolo economico greco degli anni ’60.

Le elezioni del 1963 videro la vittoria di misura dei liberali dell’Unione di Centro (EK), partito fondato da Georgios Papandreou,  che fu nominato Primo Ministro ed ottenne la maggioranza assoluta alle successive elezioni del 1964.

Il giovane re Costantino II,  legato agli ambienti militari della destra, si oppose al nuovo governo di Papandreou, visto come troppo vicino alla sinistra. Dopo essere riuscito a creare una scissione nell’EK, cercò di nominare un nuovo Primo Ministro senza ottenere la fiducia del parlamento, cosa che portò ad una crisi costituzionale.  Furono indette nuove elezioni per il 28 Maggio 1967, che Papandreou, ancora estremamente popolare avrebbe nuovamente vinto. Gli USA temevano che il nuovo uomo forte del governo sarebbe stato Andreas Papandreou, il figlio di Georgios,  noto per le sue idee socialiste e fecero sapere al re Costantino II che non si sarebbero opposti ad una soluzione “extraparlamentare” per evitare che la sinistra prendesse il potere in Grecia. Il 21 Aprile 1967, un mese prima delle elezioni, un gruppo di militari di estrema destra effettuarono un colpo di stato. Le truppe dell’esercito occuparono governo e parlamento, dichiararono sospesa la costituione e arrestarono i maggiori esponenti politici e sindacali.  Georgios Papandreou fu arrestato mentre si trovava nella sua villa e morì in prigione alcuni mesi dopo. Un gruppo di soldati armati di baionette e mitragliatrici cercarono di arrestare anche Andreas, il quale riuscì in un primo momento a fuggire, ma si arrese dopo che i soldati puntarono una pistola alla testa di suo figlio George.  Andreas fu scarcerato dopo pochi mesi su pressione e andò in esilio in Svezia.

Il regime dei colonnelli dovette affrontare serie difficoltà  economiche, un vasta opposizione popolare e un forte isolamento diplomatico che si accentuarono con il passare degli anni. Nel Novembre 1973 una protesta degli studenti del Politecnico Ateneo fu repressa con l’uso dei carri armati, che provocò svariate vittime tra i civili. A seguito della forte reazione popolare a quanto accaduto, Papadopoulos fu deposto e fu nominato un nuovo governo, controllato dal nuovo uomo forte del regime: Dimitris Ioannides.  Quest’ultimo nel 1974 cerco di organizzare un colpo di stato a Cipro contro il governo dell’Arcivescovo Makarios.  Questo portò all’invasione da parte della Turchia della zona nord dell’isola e al rischio concreto di una guerra tra i due stati.  Una parte dei militari e dei politici di destra del paese si accordarono quindi per estromettere Ioannides dal potere e porre fine al regime militare. Furono convocate elezioni politiche e Konstantinos Karamanlis fu richiamato dall’esilio e nominato primo ministro. Un referendum popolare confermò l’abolizione della monarchia. Le elezioni del 1974 furono vinte da Nuova Democrazia, il nuovo partito conservatore fondato da Karamanlis, che sconfisse l’Unione di Centro e il PASOK, il Partito Socialista Panellenico fondato da Andreas Papandreou.
Nelle elezioni del 1977, ND confermò la maggioranza assoluta, mentre il PASOK diventava il secondo partito del paese.
Le elezioni del 1981 segnarono una svolta nel paese. Il PASOK ottenne la maggioranza assoluta dei seggi e Papandreou formò  il primo governo socialista della storia del paese.  I comunisti del KKE, ritornato nel frattempo legale, diventavano il terzo partito del paese. La Grecia entrò a far parte della Comunita Europea, il che portò nuovi investimenti nel paese, che svilupparono il turismo, i trasporti,  i servizi e le telecomunicazioni, mentre i greci raggiungevano un livello di benessere senza precedenti.
Nelle elezioni del 1985 Papandreu fu confermato primo ministro, mentre a capo di Nuova Democrazia andava Kostantinos Mitsotakis,  vecchio avversario dei Papandreou, imparentato con la famiglia Venizelos.  Nel 1988 il governo Papandreu fu coinvolto nello scandalo finanziario della Banca di Creta. Il PASOK ebbe un netto calo di voti nelle elezioni del 1989, che videro arrivare in testa Nuova Democrazia.  Non avendo nessun partito raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi, ND formò una maggioranza di governo con  Synaspismos,  la formazione che raggruppava le due fazioni del KKE (quella stalinista e quella eurocomunista).  Il governo durò solo pochi mesi.  Nel Novembre 1989 si svolsero nuove elezioni ma ancora una volta ND non riuscì a raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi. Fu allora creato un governo di unità nazionale tra i tre maggiori partiti (ND, PASOK e Synaspismos) che governò fino alle elezioni del Giugno 1990. ND ottenne 150 seggi su 300 e Mitsotakis divenne primo ministro solo grazie all’appoggio di un deputato di un piccolo partito di centrodestra.
Il governo Mitosotakis intraprese un vasto programma di privatizzazione e di riduzione delle spese statali. In politica estera la Grecia tornò ad essere uno stretto alleato degli USA. L’accordo con gli USA in politica estera costò caro a Mitsotakis.
Gli USA infatti premevano per il riconoscimento da parte della Grecia della Repubblica ex Jugoslava della Macedonia.  Papandreou e parte dei deputati di ND accusarono Mitsotakis di essere troppo poco nazionalista.  Una fazione di Nuova Democrazia, guidata da  Antonis Samaras,  si scisse creando un nuovo partito, “primavera politica”. Alle elezioni del 1993 Papandreu, che nel frattempo era stato assolto dal caso della Banca di Creta, ottenne una larga vittoria e tornò ad essere primo ministro.
Nel gennaio 1996 Papandreou, gravemente malato, si dimise e lascò la carica di primo ministro a Costas Simitis.  La morte di Papandreou pochi mesi dopo suscitò un’ondata di commozione nel paese che permise al PASOK di vincere le elezioni politiche tenutesi poche settimane dopo. Simitis, nonostante la sua mancanza di carisma, riuscì a vincere per un soffio anche le elezioni del 2000 ed essere riconfermato ministro fino al 2004.  Fu negli anni di Simitis che il governo greco iniziò ad usare artifici contabili per nascondere il deficit fiscale e poter entrare nella zona Euro.  Nel frattempo a capo di Nuova Democrazia era stato nominato Kostas Karamanlis, nipote di Kostantinos, che pur non avendo il carisma dello zio, riuscì a portare il partito alla vittoria nelle elezioni del 2004 superando il PASOK, adesso guidato dal George Papandreou, e a diventare primo ministro.
Nel frattempo a sinistra, dalla vecchia coalizione Synaspismos, dalla quale si era distaccato il KKE, nasceva un nuovo partito, la coalizione della sinistra radicale (SYRIZA).
Kramanlis fu confermato primo ministro nelle elezioni del 2007.  Negli anni del suo governo si intravedevano già  i segni della crisi finanziaria del paese, tuttavia Karamanlis continuò la politica dei governi precedenti di usare trucchi contabili per nascondere il crescente deficit di bilanci. Indebolito dal peggioramento della situazione economica e da vari casi di corruzione all’interno del governo, Karamanlis fu costretto a dimettersi nel 2009 e a richiedere nuove elezioni.  Il PASOK di ottenne la maggioranza assoluta dei seggi e George Papandreou divenne primo ministro. Karamnalis si dimise e fu sostituito alla guida di ND da Antonio Samaras, che nel frattempo era tornato nel partito. Una volta al governo Papandreou dovette affrontare il disastro dei conti pubblici ereditato da Karamanlis. La riduzione della spesa pubblica e l’aumento delle tasse non riuscirono a riportare in ordine il debito pubblico ma anzi danneggiarono l’economia, tanto che nel 2010 dovette chiedere aiuto prima alla UE  e poi nel 2011 al FMI, che richiese un severo piano di austerità per garantire il debito.
Il paese fu scosso da vaste proteste contro il governo. Papandreou,  messo alle strette tra gli impegni con EU e FMI e l’opposizione della popolazione, fu costretto a dimettersi e a far nominare un tecnico,  Lucas Papademos, primo ministro a capo di un governo di unità nazionale comprendente PASOK e ND che portasse avanti le necessarie riforme economiche richieste dalla Troika (EU, FMI e Banca Centrale Europea).  Nel 2012, dopo un anno di governo, furono tenute elezioni anticipate, che videro il crollo del PASOK, che fu superato sia da Nuova Democrazia che da Syriza, guidata dal giovane e carismatico Alexis Tsipras.  in quelle elezioni entrava per la prima volta in parlamento l’estrema destra neonazista di Alba Dorata. In mancanza di una maggioranza in parlamento, furono indette nuove elezioni un mese dopo,. che videro l’avanzata di Nuova Democrazia che però non riuscì ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Samaras divenne primo ministro a capo di una larga coalizione comprendente ND e PASOK ma senza Syriza.
Samaras attuò una serie di pesanti misure di austerità, con il licenziamento in massa di dipendenti pubblici. Questo portò  ad un miglioramento del bilancio dello stato ed ad un ritorno alla crescita economica.

L’appoggio alle misure di austerità del governo di centrodestra di Samaras costò elettoralmente caro al PASOK, che nelle elezioni del gennaio 2015 crollò al 4,7% dei voti mentre i suoi ex elettori votavano in massa per Syriza, che diventava cosi’ con il 36,3% dei voti il primo partito del paese. Tsipras fu eletto primo ministro a capo di un governo di coalizione tra Syriza e il piccolo partito populista di destra ANEL con la promessa di mettere fine alle misure di austerità richieste dalla Troika. Tsipras organizzò un referendum consultivo per chiedere ai cittadini se accettavano un nuovo piano di supporto finanziario da parte della Troika.  Il 61% dei cittadini si espresse per il “NO” e Tsipras propose alla Troika un piano alternativo. Il piano del governo greco fu respinto e Tsipras decise di accettare le condizioni proposte dalla Troika. Questo portò ad una scissione della componente più’ radicale di Syriza. Il governo perse la maggioranza e vennero convocate nuove elezioni per  Settembre 2015.  I risultati confermarono gli equilibri politici delle elezioni di Gennaio e Tspiras fu confermato primo ministro alla testa di una coalizione tra Syriza e ANEL.

 

Nelle prossime pagine, gli sviluppo politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.