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IL GIRAMONDO – Elezioni in Bolivia: quale futuro dopo la fine dell’Era Morales?

LA STORIA POLITICA

La Bolivia indipendente nasce nel 1825 quando l’allora Alto Perù fu liberato dalla dominazione spagnola dalle truppe di Simon Bolivar, che cedette il ruolo di presidente della Bolivia ad Antonio José de Sucre, uno dei suoi collaboratori più fidati.

Tra i presidenti che si susseguirono nei decenni successivi, va ricordato Andrés de Santa Cruz, sotto il cui regime la Bolivia visse il periodo di maggior successo della sua storia con un grande progresso sociale ed economico. Tuttavia Santa Cruz volle unificare Bolivia e Peru in una confederazione. Questo provoco una guerra con civile, con il coinvolgimento del Cile, Santa Cruz fu sconfitto e costretto all’esilio. Da allora in poi la Bolivia su guidata da governi deboli e instabili, con continui colpi di stato che portarono una grave crisi economica e politica del paese, il quale nel 1883 fu costretto a cedere la costa del Pacifico al Cile, dopo una pesante sconfitta militare. Verso la fine dell”800 le condizioni economiche del paese migliorarono, ma le condizioni di vita delle popolazioni indigene rimasero miserevoli. Gli indigeni lavoravano nelle fattorie e nelle miniere in in una condizione quasi feudale, senza accesso all’istruzione, alle opportunità economica e alla partecipazione alla vita politica. Dal 1880 al 1920 il panorama politico boliviano fu dominato dalla contrapposizione tra i conservatori, che rappresentavano i proprietari terrieri, e i liberali che rappresentavano l’oligarchia dell’industria mineraria.

Negli anni ’20 emerse il partito socialista-repubblicano, che a dispetto del nome, era un partito populista conservatore, espressione delle classi medie urbane. Dal 1932 al 1935 il paese fu sconvolto dalla guerra contro il Paraguay, che comporto un alto costo in termini di vite umane e una ulteriore perdita di territorio.  Nel 1941 emerse un nuovo gruppo politico, il Movimento Nazionalista Rivoluzionario, espressione delle classi medie borghesi ed intellettuali, che voleva riformare il paese in senso progressista.  Il MNR partecipò al regime militare-civile di Gualberto Villarroel (1943–1946), ma fu deposto nel 1946 dall’oligarchia mineraria. Il partito iniziò una breve ma sanguinosa guerra civile nel 1949, dalla quale uscì sconfitto.  Il candidato dell”MNR Victor Paz Estenssoro, vinse le elezioni del 1951, ma i risultati furono definiti invalidi e i militari presero in mano il governo del paese. L’anno successivo  il MNR guidò la cosiddetta rivoluzione nazionale boliviana, che rovesciò  il regime militare e permise al MNR di prendere il potere.  Sotto la presidenza di  Víctor Paz Estenssoro e, successivamente di Hernan Siles , il MNR introdusse il suffragio universale per adulti, nazionalizzò le più grandi miniere di stagno del paese , attuò una radicale riforma agraria e promosse l’educazione rurale, incorporando per la prima volta gli indigeni (che costituivano il 65% della popolazione) nella vita politica del paese.

Le riforme del MNR provocarono forti tensioni sociali nel paese. Nel 1964 Paz Estenssoro si fece rieleggere per un terzo mandato, praticamente senza avversari. I militari, preoccupati delle sue tendenze autoritarie, organizzarono allora un colpo di stato e installarono al suo posto il vicepresidente, il generale René Barrientos, il quale due anni dopo si fece eleggere ufficialmente presidente.

La morte di Barrientos nel 1969 in un incidente in elicottero portò ad un colpo di stato organizzato da militari di destra filo-USA a cui ne seguì l’anno successivo uno organizzato da militari di sinistra, guidati da Juan José Torres. Gli USA allora guidati dal presidente Nixon, temendo che in Bolivia si instaurasse un regime filosovietico organizzarono nel 1971, assieme al  regime militare del Brasile, un nuovo, sanguinoso colpo di stato, guidato dal dal colonnello Hugo Banzer. Dopo una strenua resistenza armata, che provocò centinaia di vittime, Juan José Torres dovette fuggire in Argentina, dove alcuni anni dopo sarebbe stato sequestrato e ucciso dagli squadroni della morte del regime di Videla.

Banzer instaurò un brutale regime militare,  Nel seminterrato del Ministero degli Interni o “le camere dell’orrore” circa 2000 prigionieri politici furono sequestrati e torturati  tra il 1971 e il 1974.

Nel 1978, su pressione dell’amministrazione Carter, Hugo Banzer fu costretto ad indire nuove elezioni, a cui parteciparono anche gli ex-presidenti Estenssoro e Siles Zuazo

Il paese piombò nel caos, con tre elezioni consecutive, nel 1978, 1979  e 1980 contraddistinte da pesanti brogli, con presidenti eletti che venivano deposti dai militari e giunte militari che si susseguivano una dopo l’altra.

Nel 1982, l’ex presidente Siles Zuazo, fu dichiarato presidente. La forte tensione sociale, la cattiva gestione economica e la povertà dilagante lo costrinsero a dimettersi anticipatamente e a convocare elezioni anticipate per il 1985. Queste elezioni, che furono relativamente  libere e democratiche, videro arrivare in testa alle preferenze l’ex dittatore Banzer candidato dal partito di destra Azione Democratica Nazionalista (ADN), seguito dall’ex presidente Paz Estenssoro, candidato del MNR e dal vice presidente uscente  Jaime Paz Zamora candidato per il Movimento della Sinistra Rivoluzionaria (MIR).  Dato che nessun candidato aveva ottenuto oltre il 50% dei voti, il parlamento scelse Paz Estenssoro, che divenne presidente per la quarta volta.

Il paese intanto era entrato in una profonda crisi economica e sociale che Paz Estenssoro riuscì in parte ad alleviare. tenendo i militari lontani dalle stanze del potere. Nelle elezioni del 1989 arrivò in testa il candidato del MNR, Gonzalo Sánchez de Lozada, seguito dal generale Banzer e da Jaime Paz Zamora. Quando il parlamento dovette scegliere il nuovo presidente, l’ADN e il MIR si accordarono per far eleggere Jaime Paz Zamora alla presidenza, che guidò un inedito governo di coalizione tra estrema destra e sinistra socialista.

Il governo di Pas Zamora portò avanti una politica moderata di centrosinistra, con una modesta liberalizzazione dell’economia, ma non riuscì a contrastare la sempre più potente mafia legata al narcotraffico.  Nelle elezioni del 1993, la sfida fu tra Gonzalos Sanchez de Lozada per il MNR e Hugo Banzer, appoggiato dalla coalizione ADN-MIR. Ancora una volta fu il parlamento a decidere il nuovo presidente e la scelta cadde su Sanchez de Losada.

Il nuovo governo intraprese una forte politica liberista, privatizzando la società petrolifera nazionale, le telecomunicazioni e i servizi elettrici. Questo provocò  una forte reazione sociale, che ebbe come conseguenza il crollo del support elettorale del MNR  e la vittoria nel 1997 del generale Banzer, eletto presidente dal parlamento dopo essere arrivato in testa alle elezioni presidenziali.

L’ascesa al potere di Morales

Nel 2000 scoppiarono forti proteste da parte della popolazione indigena contro la privatizzazione delle risorse idriche affidate all’azienda USA Bechtel. Ad esse si associarono quelle dei coltivatori di coca, detti anche “cocaleros” ,contro i quali il governo aveva iniziato un’opera di repressione, su pressione dell’amministrazione USA.  Le dimostrazioni, guidate dal leader del cocaleros Evo Morales, diventarono sempre più  imponenti raggiungendo La Paz e costringendo Hugo Banzer, ormai vecchio e malato,  alle dimissioni.

Le elezioni presidenziali del 2002 , videro uno contro l’altro i due ex presidenti Sánchez de Lozada del MRN e Jaime Paz Zamora del MIR, con Evo Morales candidato del Movimento al Socialismo (MAS). Sánchez de Lozada arrivò in testa alle preferenze e fu eletto presidente dal parlamento.

Nel 2003, nuovi gravi incidenti, questa volta legati alle proteste contro lo sfruttamento delle riserve di gas naturale da parte delle aziende straniere, provocarono decine di morti, e le dimissioni di Sánchez de Lozada, che fuggì negli USA.
Il suo vice, Carlos Mesa, prese il suo posto, ma nel 2005 fu costretto anche lui alle dimissioni a causa delle continue proteste organizzate dai cocaleros e dal MAS e a convocare elezioni anticipate. Con una classe politica completamente screditata,  nelle elezioni presidenziali del 2005 la popolazione indigena votò in massa per Morales, che divenne,  con la maggioranza assoluta dei voti, il primo presidente indigeno della storia della Bolivia.

Il nuovo governo di sinistra guidato da Morale portò avanti una politica di nazionalizzazioni, riprendendo possesso dei giacimenti di gas naturale di proprietà di compagnie straniere, in particolare della brasiliana Petrobras. Nel 2006 fece eleggere una assemblea costituente, che nel  2009 ha approvato una nuova costituzione che dà ai boliviani di origine indigena maggiori diritti economici e politici. Tra il 2006 e il 2014, il PIL pro capite è raddoppiato e l’estrema povertà è scesa dal 38 al 18%, assieme ad una redistribuzione generale della ricchezza.

Morales ha governato in questi anni con uno stile autoritario, poco propenso ai compromessi. Questo ha creato molta ostilità nei suoi confronti da parte degli abitanti dei dipartimenti orientali, feudo dell’opposizione di centrodestra, che nel 2008 si sono dichiarati autonomi dal governo centrale indicendo un referendum che il governo non ha riconosciuto valido. Morales ha avuto anche forti scontri con la magistratura, ad esempio licenziando i magistrati della Corte Costituzionale che avevano votato contro la sua decisione di nominare nuovi giudici della corte suprema senza il via libera del parlamento.  In politica estera Evo Morales si è schierato con i regimi di sinistra dell’America Latina, in particolare con il Venezuela, Cuba, il Nicaragua e l’Ecuador.

Nel 2009, poiché la costituzione non prevedeva un secondo mandato, Morales fece indire un referendum per una modifica costituzionale che gli consentisse la rielezione. Una volta vinto il referendum, si presentò ‘ alle elezioni e fu rieletto con una larga maggioranza.

Nel maggio 2013 fu firmata una legge controversa, che consentiva a Morales di candidarsi per un terzo mandato. La Corte costituzionale (ormai composta in maggioranza da giudici nominati da Morales) decise che il primo mandato di Morales non contava, poiché era governato dalla vecchia costituzione. Nel 2014 quindi Morales si ripresentò alle elezioni presidenziali e vinse con il 61% dei voti.

Nel 2016 Morales fece indire un nuovo referendum per consentigli di essere eletto per un quarto mandato, ma il referendum fu bocciato dagli elettori.  Nonostante questo  nel 2016 la Corte Costituzionale decretò che un quarto mandato per Morales era possibile, quindi, Morales fu nuovamente nominato candidato dal suo partito per le elezioni del 2019.

La caduta di Morales

Nelle elezioni del 20 ottobre 2019,  nonostante i primi risultati indicassero che si stava andando verso un ballottaggio tra Morales e l’ex presidente Carlos Mesa, dopo varie ore in cui la trasmissione dei dati fu interrotta, i risultati finali videro la vittoria di Morales al primo turno, avendo ottenuto oltre il 10% in più dei voti rispetto a Mesa.  L’opposizione iniziò ad accusare il governo di brogli e scese in piazza nelle principali città del paese con imponenti manifestazioni di protesta. Un rapporto dell’Organizzazione degli Stati Americani  denunciò gravi irregolarità nel processo elettorale.  Il 10 novembre, con il paese sull’orlo di una guerra civile, i militari e la polizia della Bolivia costrinsero alle dimissioni il presidente Morales il quale fuggì in Messico dove ottenne asilo politico. Poiché il vicepresidente, il presidente del Senato e quello della Camera avevano dato tutti le dimissioni, non esistevano successori esplicitamente designati dalla costituzione per prendere il posto di Morales. Essendosi  dimesso anche il primo vicepresidente del senato,  il secondo vicepresidente, Jeanine Áñez , senatrice rappresentante della destra cristiano-conservatrice, si proclamò  presidente ad interim. Il Tribunale Costituzionale  il 12 Novembre confermò  la legittimità  dell’assunzione della carica da parte di Jeanine Áñez. Il 23 novembre il parlamento dichiarò l’annullamento delle elezioni, approvando un disegno di legge che tracciava il percorso per nuove elezioni alle quali Morales non si sarebbe ricandidato. Le elezioni, inizialmente previste entro aprile 2020, furono rinviate più volte, prima a  maggio, poi ad agosto, infine ad ottobre, a causa della pandemia di covid-19 e videro una netta vittoria per il candidato del MAS, l’ex ministro dell’Economia Luis Arce.

Nelle prossime pagine,  i risultati delle ultime elezioni  i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.

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