Gli elettori boliviani sono chiamati alle urne domenica 17 agosto per eleggere il Presidente, il Vicepresidente , i 130 membri della Camera dei Deputati e i 36 membri del Senato. Un eventuale secondo turno di ballottaggio per la presidenza è fissato per il 19 ottobre.
La Bolivia, uno dei paesi più poveri dell’America Latina, è reduce da un periodo di turbolenze politiche, iniziate con le elezioni del 2019 quando il presidente Evo Morales, che governava il paese dal 2005, accusato di brogli elettorali, fu costretto a dimettersi e fuggire all’estero. Dopo un anno di caos istituzionale, le successive elezioni del 2020 furono vinte da un alleato di Morales, l’ex ministro dell’economia Luis Arce, ma con il trascorrere del tempo il partito di governo, il Movimento al Socialismo (MAS) si è spaccato tra i sostenitori dei due leader, causando una grave crisi politica nel contesto di una pesante crisi economica, causata dall’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, dalla carenza di carburante e dalla mancanza di valuta estera. La crisi ha intensificato le tensioni sociali in tutto il paese.
Evo Morales aveva deciso di candidarsi per un quarto mandato in queste elezioni presidenziali, tuttavia la Corte Costituzionale ha respinto la sua candidatura. Morales allora ha abbandonato il MAS e ha fondato un nuovo partito, Evo Pueblo, portando con sé buona parte del gruppo dirigente del MAS. Arce, il cui governo è adesso attaccato sia da destra che da sinistra, ha deciso di non ricandidarsi per un secondo mandato e Eduardo del Castillo, attuale Ministro dell’Interno è stato nominato candidato presidenziale del MAS per le elezioni del 2025, mentre Morales ha creato una nuova coalizione elettorale, chiamata Alleanza Popolare (AP) per sostenere la candidatura alla presidenza del presidente del senato Andrónico Rodríguez, suo fedele alleato.
Della crisi del MAS cercano di approfittare i partiti di centro e di destra del paese, che sperano che queste elezioni possano portare ad un netto cambiamento del quadro politico della Bolivia. Tuttavia i leader dell’opposizione non rappresentano certo una novità. Uno dei principali candidati è il centrista Samuel Doria Medina, imprenditore e leader di partito, a capo di una coalizione che va dal centrosinistra alla destra, che prova a candidarsi per la sesta volta alle elezioni presidenziali. Nel 1997 fu candidato vicepresidente, nel 2005, 2009 e 2014 fu candidato alla presidenza e nel 2020 cercò senza successo di candidarsi alla vicepresidenza. Anche Jorge Quiroga, candidato del blocco di unità di destra, che include partiti di orientamento conservatore è un volto molto noto, essendo stato vicepresidente della Bolivia dal 1997 al 2001, quando, alla morte del presidente Hugo Banzer, assunse la presidenza fino alle elezioni dell’anno successivo. Si è poi candidato alla presidenza nel 2005 e nel 2014 e ha tentato di ricandidarsi nel 2020. Un altro dei candidati principali, il nazionalconservatore Manfred Reyes Villa, è anch’esso ben conosciuto dall’elettorato boliviano, essendosi già candidato alle elezioni nel 2002 e nel 2009.
Gli argomenti della campagna elettorale riguardano soprattutto la stabilità politica, la crisi economica, la corruzione, la giustizia sociale, i diritti della popolazione indigena, la sicurezza e l’ordine pubblico. La gestione delle risorse naturali, come il gas e il litio è stato un altro aspetto cruciale del dibattito politico, così come la questione della rieleggibilità presidenziale e la necessità di riforme nel sistema giudiziario.
Ma quello che potrebbe subire un drastico mutamento a seguito di queste elezioni è la collocazione internazionale della Bolivia. Durante il governo del MAS, la Bolivia ha avuto stretti legami con i regimi autoritari Cuba e Venezuela, mantenendo buoni rapporti con Russia e Cina, trovandosi spesso su posizioni contrapposte rispetto agli USA e ai paesi occidentali. Una vittoria di un candidato di destra, in particolare di Quiroga o Reyes, avvicinerebbe nettamente la Bolivia agli USA e a paesi guidati da governi di destra come l’Argentina. Anche una vittoria di Medina potrebbe avere un impatto significativo in politica estera, portando la Bolivia a migliorare i propri rapporti politici ed economici con i paesi occidentali. Viceversa con una vittoria di Rodríguez si tornerebbe probabilmente alla politica estera del governo di Evo Morales. Per questo motivo queste elezioni vanno seguite con attenzione.
IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE
La Bolivia è una repubblica democratica rappresentativa presidenziale, dove il Presidente della Bolivia è sia capo di stato, capo del governo, basata su un sistema multipartitico diversificato. Il potere esecutivo è esercitato dal governo. Il potere legislativo è conferito sia al governo sia alle due camere del Parlamento. Sia la magistratura che la Commissione Elettorale sono indipendenti dal potere esecutivo e legislativo.
Il presidente è eletto direttamente per un mandato di cinque anni con voto popolare. Nel caso in cui nessun candidato presidenziale raggiunga oltre il 50% dei voti validi o un minimo del 40%, con una differenza del 10% rispetto alla seconda candidatura più votata, si svolge un secondo turno elettorale di ballottaggio.
L’Assemblea Legislativa Plurinazionale è composta dalla Camera dei Deputati, formata da 130 membri, e dal Senato, che ne conta 36. Deputati e senatori sono eletti per un periodo di 5 anni. 63 deputati della camera sono eletti in collegi elettorali uninominali corrispondenti ai vari dipartimenti e altri 60 in collegi plurinominali dipartimentali su base proporzionale, con liste associate al candidato alla presidenza. 7 seggi infine sono assegnati a rappresentanti di alcune minoranze indigene. I senatori vengono eletti su base proporzionale, 4 per ogni dipartimento, con liste associate al candidato alla presidenza. Non è possibile il voto disgiunto, quindi i voti presi da un candidato presidente corrispondono a quelli ottenuti dal suo partito sia alla camera che al senato.
Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica la Bolivia come un “regime ibrido” al livello di paesi tipo Turchia, Nigeria, Costa d’Avorio e Sierra Leone.
Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati elettorali recenti, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.
Puoi farlo nei modi che ti descriviamo in seguito… E, se puoi, disattiva il tuo ad-blocker, grazie!
Modalità preferita: donazione tramite bonifico tramite al conto dell’Associazione Bidimedia
Conto di BIDIMEDIA
IBAN IT65F0623012782000036505055
Fai una donazione tramite PayPal
Sondaggi BiDiMedia è un sito nato nel 2010. Se vi piace e siete contenti del nostro servizio gratuito potete farci una piccola donazione. Anche di pochi euro. Grazie a chi ci permetterà di crescere sempre di più cliccando sul banner “Dona con PayPal”!
Offrici un caffé con
Ko-fi
Ci leggi da tanto tempo? Ci hai appena scoperti? In entrambi i casi, se ti piace il nostro lavoro, puoi contribuire alla nostra sopravvivenza donandoci anche solo un piccolo caffè. Grazie!
Tramite Ko-fi puoi fare una micro-donazione ed essere sicuro che essa finanzierà interamente Sondaggi Bidimedia, senza percentuali di intermediazione.
Fai i tuoi acquisti cliccando sui banner
In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.
In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.