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IL GIRAMONDO – Elezioni in Danimarca. Verso una “grande coalizione”?

 

Democratici Danesi (Æ)

Denmark Democrats logo.png

I Democratici Danesi (in danese: Danmarksdemokraterne, Æ) è un partito di destra populista e xenofobo, fondato pochi mesi fa, attualmente presente nel Folketing con 8 deputati.

La leader del partito,  Inger Støjberg , è una  deputata ed ex vicepresidente del partito liberalconservatore “Venstre” che ha assunto vari incarichi ministeriali nei governi di centrodestra tra il 2009 e il 2019.

Nel 2021 Støjberg  ha abbandonato il partito dopo essere stata sottoposta ad un procedimento di impeachment per un decreto sulle giovani coppie di rifugiati varato quando era nel 2016 ministro dell’Immigrazione. Successivamente è stata condannata agli arresti domiciliari per 60 giorni.

Nel giugno di quest’anno, Insieme  ad alcuni deputati di Venstre e altri della destra del Partito Popolare Danese. Støjberg ha fondato i partito dei “Danesi Democratici”  ispirandosi esplicitamente agli “Svedesi Democratici”, partito di destra populista e xenofoba presente in Svezia.

Il partito dei “Danesi Democratici” è socialmente conservatore e xenofobo, tuttavia è liberale dal punto di vista economico, a differenza ad esempio alla destra del Partito Popolare Danese, che è sempre stato un partito con una forte vocazione assistenzialista.

 

 

Partito Popolare Conservatore (C)

Conservative People's Party logo

Il Partito popolare conservatore (in danese: Det Konservative Folkeparti, DKF) è un partito conservatore di centro-destra, membro del PPE, attualmente presente nel parlamento danese con 13 seggi.
Il partito fu fondato nel 1916 dall’unione del vecchio partito conservatore  Højre (“Destra”) e della fazione moderata del partito liberale Venstre.  Da allora è sempre stato uno dei principali partiti politici del paese, partecipando a vari governi di coalizione e raggiungendo il suo massimo storico nelle elezioni del 1984, quando arrivò al 23,4% dei voti.

Dal 1982 al 1993 il partito ha guidato la coalizione di centrodestra al governo con il primo ministro Poul Schlüter.  Negli anni successivi il partito ha avuto un lento declino, scendendo fino al 3,4% delle elezioni del 2015,  elezioni per poi risalire al 6,6% in quelle del 2019.  Ha partecipato a governi di coalizione di centrodestra dal 2001 al 2011 e poi dal 2015 a 2019.

Il Partito popolare conservatore sostiene la libertà e la responsabilità individuale, un’economia di libero mercato , il rispetto della proprietà privata, l’importanza della comunità per l’individuo, la modernizzazione del settore pubblico, il decentramento , la garanzia di una difesa militare aggiornata e l’enfasi sulla protezione Storia e tradizioni nazionali della Danimarca. In politica estera, il partito sostiene la cooperazione economica con l’ Unione Europea ma chiede un’UE meno centralizzata in cui gli Stati membri possano mantenere la sovranità sui loro poteri decisionali nazionali, regionali e locali. Il partito evidenzia anche l’ambientalismo come una delle sue filosofie fondamentali in accordo con l’ideologia del cosiddetto “conservatorismo verde”.

 

 

Alleanza Liberale (I)

Logo of the Liberal Alliance (Denmark).svg

L’ Alleanza Liberale (in danese: Liberal Alliance) è un partito di destra socialmente ed economicamente liberale, fondato nel 2007 da un gruppo di deputati di centrodestra, attualmente presente con 3 seggi nel Folketing.  Il partito ha ottenuto il 2,8%  nelle elezioni del 2007, per poi passare al 5%  nel 2011, al 7,5% nel 2015 per poi crollare al 2,3% nelle ultime elezioni.  Il partito è rimasto all’opposizione fino al 2015, quando ha deciso di entrare nel governo di minoranza di centrodestra guidato da Lars Løkke Rasmussen.

Dal punto di vista economico il partito è favorevole ad una decisa diminuzione delle tasse e un ridimensionamento delle politiche di assistenza sociale. In politica estera il partito ha posizioni piuttosto euroscettiche e dichiara di volere un’Unione Europea basata sul mercato comune ma senza unione politica. Il partito è favorevole all’uso dell’energia nucleare e per la riduzione delle spese statali a favore dell’ambiente.  Il partito è socialmente liberale, favorevole all’equiparazione dei diritti delle coppie omo- ed eterosessuali e alla legalizzazione dell’uso delle droghe leggere.  Il partito è favorevole alla libera circolazione di persone e merci ed è contrario al divieto per gli stranieri di possedere case in Danimarca.

 

 

 

Lista Unita – Alleanza Rosso-Verde (Ø)

The new logo of Enhedslisten introduced in 2017

L’Alleanza Rosso-Verde (in danese: Enhedslisten – De Rød-Grønne, letteralmente “Lista Unita – I Rosso-Verdi”)  è un partito politico di sinistra radicale eco-socialista, attualmente il partito più a sinistra del parlamento danese, attualmente presente nel Folketing con 13 seggi. L’Alleanza Rosso-Verde fa parte della maggioranza che appoggia il governo guidato Mette Frederiksen e livello internazionale fa parte del Partito della Sinistra Europea.  

Il partito fu fondato nel 1989 come alleanza elettorale di tre partiti di sinistra: socialisti di sinistra (VS), Partito comunista danese (DKP) e Partito socialista dei lavoratori (SAP). Originariamente il piano era di unire i partiti della sinistra radicale con quelli ecologisti, da qui il nome di alleanza rosso-verde, tuttavia il partito è rimasto fondamentalmente legato alla sinistra radicale. Il partito si presentò per la prima volta alle elezioni del 1990 ma entrò in parlamento solo in quelle del 1994.

La lista rosso-verde ha in passato appoggiato esternamente i governi di centrosinistra dal 1998 al 2001, dal 2011 al 2015 e dal 2019 ad oggi, senza però entrare mai direttamente al governo.  Il partito ha avuto un particolare successo elettorale negli ultimi anni raggiungendo il 7,8% dei voti e 14 seggi nelle elezioni del 2015. Il partito ha la sua roccaforte nella capitale Copenaghen.

Dal punto di vista ideologico il partito si descrive come socialista, ecologista, pacifista, antirazzista e vicino al movimento sindacale.

Il partito è a favore dell’espansione dello stato sociale e difende gli interessi di tutte le minoranze sociali, sessuali, etniche e religiose. Economicamente il partito si definisce anticapitalista e a favore di un controllo dello stato sui mezzi di produzione.  

La politica estera del partito è  basata sul rispetto dei diritti umani, l’aumento degli aiuti ai paesi in via di sviluppo e l’uscita della Danimarca dalla NATO, Il partito in passato era fortemente euroscettico ma recentemente ha dichiarato di non volere l’uscita della Danimarca dalla Unione Europea.

 

Nuova Borghesia (D)

Logo of the New Right (Denmark).svg

La Nuova Borghesia (in danese: Nye Borgerlige) è un partito  di destra nazionalista, conservatore e xenofobo, attualmente rappresentato da 4 deputati nel parlamento uscente. 

Il nome del partito include il plurale della parola danese borgerlig che letteralmente si traduce in “civico”, derivato da borger che significa “cittadino”. È il termine danese usato per i partiti di centrodestra considerati “borghesi” in contrapposizione ai partiti di sinistra “socialisti”.   

Nuova Borghesia fu fondata nel 2015 da una scissione dell’ala destra del Partito Popolare Danese (DF), criticando le politiche di immigrazione dell’allora governo di centrodestra come “troppo indulgenti”. Si è presentata per la prima volta alle elezioni del 2019 ottenendo il 2,4% dei voti.

Il partito si colloca alla destra dello spettro politico sia dal punto di vista economico che sociale.  Le sue politiche economiche sono infatti  libertarie (a differenza del DF, che è economicamente più statalista) e propongo ingenti tagli alle tasse. Il partito è contrario alle convenzioni e agli accordi sovranazionali che limitano la “sovranità nazionale” e in particolare vuole inoltre fare uscire la Danimarca dell’Unione Europea. La Nuova Borghesia vuole che la Danimarca esca anche dalla convenzione sui rifugiati delle Nazioni Unite e deporti tutti gli immigrati che vivono in residenza temporanea o che non sono in grado di sostentarsi. La cittadinanza danese dovrebbe essere limitata alle persone che “contribuiscono positivamente” alla società e il velo islamico dovrebbe essere vietato nelle scuole e negli uffici pubblici.

 

 

 

 

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