Gli elettori nepalesi sono chiamati il prossimo 5 marzo ad eleggere i 275 membri della Camera dei rappresentanti, la camera bassa del parlamento del Nepal.
Queste elezioni si preannunciano come un passaggio cruciale per la giovane repubblica himalayana, ancora impegnata a consolidare il proprio sistema federale dopo l’abolizione della monarchia nel 2008. Il clima politico è segnato da instabilità, governi di coalizione fragili e una crescente insoddisfazione popolare, soprattutto tra i giovani, che chiedono maggiore trasparenza e opportunità economiche. Le manifestazioni sono degenerate in atti di violenza, che hanno portato all’incendio del parlamento e alla devastazioni di vari sedi di partito e abitazioni private di ministri e leader di partito. Il governo si è dimesso e il Parlamento federale del Nepal è stato sciolto. La giudice della Corte Suprema Sushila Karki ha prestato giuramento come Primo Ministro ad interi e il presidente Ram Chandra Poudel ha indetto elezioni anticipate.
La mobilitazione della Generazione Z del settembre 2025 ha scosso l’ordine repubblicano nepalese, ma ha anche mostrato la resilienza delle élite tradizionali e i limiti della sovranità di uno Stato stretto tra India e Cina. Dal 2008, dopo la fine della monarchia con l’abdicazione di Gyanendra, il Nepal è una repubblica federale, che è stata poi regolata dalla Costituzione del 2015. Nonostante elezioni democratiche e progressi nello sviluppo umano, il sistema politico è rimasto dominato da un compromesso tra le élite Khas-Pahadi, storicamente filo-indiane, e i gruppo comunisti marxisti-leninisti e maoisti, più aperti alla Cina. Questo equilibrio ha garantito stabilità, ma ha escluso molte minoranze, alimentando malcontento.
La rivolta del settembre 2025 è esplosa dopo che un ministro aveva investito una bambina senza fermarsi e il governo aveva minimizzato l’accaduto. Le proteste, aggravate dal divieto di social media, provocarono decine di morti, gravi danni economici e le dimissioni di Oli. Corruzione, disuguaglianze e frustrazione giovanile sono state cause centrali, inserite in un contesto regionale segnato dal risentimento verso l’egemonia indiana e dalla crescente presenza cinese.
Tra i protagonisti principali di queste elezioni figura il Congresso Nepalese, storico partito socialdemocratico, in passato guidato da Sher Bahadur Deuba per cinque volte primo ministro del Nepal, a è recentemente succeduto Gagan Kumar Thapa alla testa del partito. Il partito punta su un’agenda moderata, incentrata sul rafforzamento delle istituzioni democratiche, sulla stabilità di governo e su politiche economiche orientate al mercato. Tuttavia, deve fare i conti le con critiche legate alle sue precedenti gestione di governo e alla percezione di una classe dirigente distante dalle nuove generazioni.
Sul fronte della sinistra comunista, il Partito Comunista del Nepal (Unificato Marxista-Leninista) rimane una delle forze più influenti. Il partito è ancora guidato da K.P. Sharma Oli, per quattro volte primo ministro. Oli è una figura polarizzante: per i sostenitori rappresenta un leader deciso e nazionalista, capace di difendere la sovranità del Paese; per i critici incarna invece l’instabilità e lo scontro istituzionale che hanno caratterizzato alcune fasi recenti della politica nepalese. Il partito insiste su sviluppo infrastrutturale, orgoglio nazionale e crescita economica.
Accanto ai due partiti principali c’è il Partito Comunista del Nepal, recentemente nato dalla fusione del Partito Comunista del Nepal (Centro Maoista) con una decina di partiti comunisti e socialisti. Il nuovo partito, come il suo predecessore, è guidato da Pushpa Kamal Dahal, noto anche come Prachanda. Ex leader della guerriglia maoista e tre volte primo ministro, Dahal cerca oggi di presentarsi come garante della transizione repubblicana e della giustizia sociale. Il suo partito pone l’accento su inclusione, diritti delle minoranze e completamento delle riforme federali.
Un elemento di novità nel panorama politico è rappresentato dal Rastriya Swatantra Party, (Partito dell’Indipendenza Nazionale), formazione relativamente giovane che ha guadagnato consenso tra elettori urbani e giovani grazie a una forte retorica anti-corruzione e a un’immagine di rottura con l’establishment tradizionale. Il leader del partito è l’ex presentatore televisivo Rabi Lamichhane. Recentemente è entrato a far parte del partito anche il popolare sindaco di Kathmandu e rapper, Balendra Shah. Questo partito intercetta il malcontento verso i grandi schieramenti storici e propone una politica più meritocratica e orientata alla buona governance.
I temi centrali della campagna elettorale riflettono le sfide strutturali del Paese. L’economia è al primo posto: disoccupazione giovanile, inflazione e dipendenza dalle rimesse dei lavoratori emigrati sono questioni che toccano milioni di famiglie. I partiti promettono investimenti in infrastrutture, sviluppo dell’energia idroelettrica e incentivi per trattenere i giovani talenti nel Paese. Altro tema cruciale è la lotta alla corruzione. Dopo anni di accuse incrociate e scandali, gli elettori chiedono maggiore trasparenza e riforme amministrative. Le forze emergenti fanno di questo argomento il proprio cavallo di battaglia, mentre i partiti tradizionali promettono meccanismi di controllo più rigorosi. Infine, la stabilità istituzionale e la politica estera restano sullo sfondo ma con un peso significativo. Il Nepal deve continuare a bilanciare le relazioni con le grandi potenze vicine, garantendo al tempo stesso autonomia decisionale e sviluppo economico.
La politica estera ha un peso significativo nelle elezioni in Nepal, soprattutto per la posizione strategica del Paese tra India e Cina. Kathmandu deve costantemente bilanciare i rapporti con queste due potenze: l’India è il principale partner commerciale e storico alleato, mentre la Cina è diventata negli ultimi anni un investitore fondamentale nelle infrastrutture. I partiti utilizzano questo equilibrio come elemento di distinzione politica. Il Congresso Nepalese tende a sostenere relazioni strette con l’India e una linea diplomatica pragmatica. Il Partito Comunista del Nepal (Unificato Marxista-Leninista ha invece spesso adottato posizioni più nazionaliste e aperte verso la Cina, soprattutto nei momenti di tensione con Nuova Delhi. La politica estera incide anche su temi concreti come investimenti, energia idroelettrica, commercio e occupazione. Gli elettori valutano sempre più gli effetti economici delle scelte diplomatiche, in particolare per quanto riguarda infrastrutture e sviluppo.
Queste elezioni assumono un’importanza storica perché non sono solo un appuntamento istituzionale, ma un possibile spartiacque tra vecchie pratiche politiche e spinte riformiste, tra generazioni e tra visioni diverse sul futuro di una democrazia ancora fragile. Un risultato incerto che riflette tensioni profonde tra stabilità, riforma e voglia di cambiamento.
IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE
Il Nepal è una repubblica parlamentare basata su un sistema multi-partitico. Il potere esecutivo è esercitato dal Primo Ministro e dai ministri del suo governo, mentre il potere legislativo è conferito al Parlamento. Il capo dello stato è il presidente del Nepal, che è anche comandante in capo delle forze armate nepalesi .
Il presidente è eletto indirettamente da un collegio elettorale che comprende il Parlamento federale del Nepal e le assemblee provinciali di ciascuna delle sette province del Nepal , che a loro volta sono tutte elette direttamente. L’attuale presidente, in carica dal 2023 è Ram Chandra Poudel, ex presidente del parlamento e deputato per il Congresso Nepalese.
Il Parlamento federale bicamerale del Nepal è composto dalla Camera dei Rappresentanti e dall’Assemblea Nazionale
La Camera dei Rappresentanti (Pratinidhi Sabha) conta 275 membri. 165 membri sono eletti in collegi uninominali con sistema maggioritario a turno unico e 110 eletti con sistema elettorale proporzionale con collegio unico nazionale e soglia di sbarramento al 3%. I membri della Camera restano in carica per cinque anni o fino allo scioglimento dell’organo da parte del Presidente su parere del Consiglio dei ministri .
L’Assemblea Nazionale (Rastriya Sabha ) è una specie di senato federale con poteri ridotti rispetto alla Camera dei Rappresentanti. Essa conta 59 membri. 56 membri sono eletti in maniera indiretta da un collegio elettorale in ciascuna delle sette province (ogni provincia elegge otto senatori) e tre sono nominati dal Presidente su raccomandazione del governo. Gli 8 senatori eletti in ogni provincia, devono includere almeno tre donne, un membro della casta dei Dalit e un disabile oppure un membro di una minoranza etnica o religiosa. Il mandato dura sei anni e i seggi sono rinnovati in modo scaglionato, per far sì che il mandato di un terzo dei membri scada ogni due anni.
Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, il Nepal è un cosiddetto “Regime Ibrido”, al livello di paesi come Guatemala, El Salvador, Georgia e Tunisia.
Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.
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