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IL GIRAMONDO – Elezioni in Zambia, la sfida di Hichilema per il secondo mandato in un clima di crescente autoritarismo

LA STORIA POLITICA

Prima dell’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1964 lo Zambia era conosciuto come “Rhodesia del Nord” e nel 1953 era stato incluso dalle autorità coloniali britanniche nella cosiddetta Federazione Centrafricana assieme agli odierni Malawi  e Zimbabwe.  Nel 1963 la federazione fu sciolta e il 24 ottobre 1964 la Rhodesia del nord divenne indipendente con il nome di Repubblica dello Zambia.

Al momento dell’indipendenza, nonostante la sua notevole ricchezza mineraria, lo Zambia era profondamente sottosviluppato. A livello nazionale, c’erano pochi zambiani formati e istruiti in grado di gestire il governo, e l’economia dipendeva in gran parte da aziende straniere. a maggior parte dei paesi confinanti con lo Zambia erano ancora colonie o sotto il dominio di una minoranza bianca . Le prime elezioni dopo l’indipendenza furono vinte dal Partito Unito dell’Indipendenza Nazionale (UNIP), una formazione di sinistra nazionalista che ottenne 55 dei 75 seggi in palio. Kenneth Kaunda, presidente dell’UNIP e leader della lotta contro il dominio coloniale britannico, fu eletto primo ministro , e più tardi nello stesso anno presidente, poiché il paese nel frattempo aveva adottato un sistema presidenziale.

Una volta al potere Kaunda adottò l’ideologia del cosiddetto socialismo africano , vicina a quella di Julius Nyerere in Tanzania. Le politiche economiche si concentrarono sulla pianificazione centralizzata, gestita secondo piani quinquennali, e sulla nazionalizzazione delle industrie, in particolare quelle minerarie.  

Nel 1968 Kaunda fu rieletto presidente con l’81,8% dei voti. Negli anni successivi lo Zambia adottò un sistema a partito unico. Nel 1972 tutti i partiti politici ad eccezione dell’UNIP furono banditi, e questo fu formalizzato in una nuova costituzione adottata nel 1973.  Kaunda fu rieletto senza opposizione nel 1973 , 1978 , 1983 e 1988.

La politica di nazionalizzazione e centralizzazione dell’economia adottata da Kaunda all’inizio ebbe un relativo successo, ma a metà degli anni ’70 l’economia, basata in particolare sulla produzione delle miniere di rame, iniziò  a declinare drasticamente,  a causa della discesa del prezzo del rame, tanto che tra il 1975 e il 1990 diminuì di circa il 30% provocando una grave crisi economica.

A livello internazionale, lo Zambia di Kenneth Kaunda, pur non essendo un regime filosovietico,  appoggiava le forze che si opponevano al dominio coloniale e neocoloniale dei paesi occidentali.  Il governo di Kaunda sostenne attivamente  i marxisti dell’Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola (UNITA) durante la guerra di indipendenza , l’ Unione del popolo africano dello Zimbabwe (ZAPU) nella Rhodesia meridionale, il Congresso Nazionale Africano (ANC) nella loro lotta contro l’ apartheid nella Repubblica del Sud Africa , e l’Organizzazione popolare dell’Africa sudoccidentale ( SWAPO ) nella loro lotta per l’indipendenza della Namibia. 

Lo Zambia fu un membro attivo del Movimento dei non allineati (NAM) del quale Kenneth Kaunda fu presidente dal  1970 al 1973.  I paesi con i quali lo Zambia intratteneva i più stretti rapporti politici erano soprattutto la Jugoslavia e la Repubblica Popolare Cinese.

Negli anni ’80 la crisi economica provoco’ vari scioperi e manifestazioni contro il governo. Uno dei leader della protesta era il sindacalista Frederick Chiluba che sarebbe poi diventato il maggior oppositore di Kaunda.

Con la fine del blocco sovietico nel 1990 ci fu un’ondata di democratizzazione nei paesi africani che investì anche lo Zambia. Su pressione dei paesi occidentali Kaunda fece modificare la costituzione in modo da reintrodurre il multipartitismo. La maggior parte dei movimenti di opposizione si unì nel Movimento per la Democrazia Multipartitica (MMD), guidato da Frederick Chiluba. Le prime libere elezioni presidenziali del 1991 videro il trionfo di Chiluba che fu eletto con il 76% dei voti, sconfiggendo lo stesso Kaunda, mentre il MMD otteneva 125 dei 150 seggi del parlamento. Kaunda accettò la sconfitta, diventando il secondo leader africano nella storia a lasciare il potere pacificamente in seguito a libere elezioni (il primo era stato Mathieu Kérékou in Benin alcuni mesi prima).

Economicamente Chiluba, nonostante fosse un ex leader sindacale, imposto’ una politica tendenzialmente liberale,  con il sostegno  del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale , a cui lo Zambia era fortemente indebitato, privatizzando le imprese statali, in particolare l’importante industria mineraria del rame.  Il governo del MMD tuttavia fu ben poco liberale nei confronti dei partiti di opposizione, tanto che l’UNIP decise di boicottare le elezioni del 1996, dove Frederic Chiluba fu rieletto con il 73% dei voti.

Nel 1997, a seguito di un fallito colpo di stato, Chibula fece arrestare Kenneth Kaunda e altri leader dell’opposizione. A seguito delle proteste internazionali per le violazioni dei diritti umani compiute dal regime, Kaunda fu rilasciato l’anno successivo.

Prima delle elezioni del 2001 Chiluba cerco’ di cambiare la costituzione per consentirgli di candidarsi per un terzo mandato, causando vaste proteste popolari che lo costrinsero a candidare un altro membro del suo partito, Levy Mwanawasa. Nelle elezioni presidenziali Mwanawasa, decisamente impopolare, ottenne solo il 29% dei voti  ma fu eletto comunque presidente (in elezioni senza ballottaggio) a causa delle divisioni tra i partiti di opposizione che non avevano trovato un candidato unitario.  Mwanavasa,, fu rieletto nel 2006,  sconfiggendo Michel Sata un suo ex compagno di partito che aveva formato una propria formazione politica, il Fronte Patriottico (PF),  politicamente a sinistra dell’MMD e  Hakainde Hichilema un uomo d’affari, capo del Partito Unito di Sviluppo Nazionale (UPND), di orientamento liberale.

Mwanawasa durante la sue presidenza continuò la politica economica liberale di Chiluba, mantenendo buoni rapporti  con i  governi e le aziende dei paesi occidentali. Porto’ avanti anche una  significativa campagna anti-corruzione.  Poco dopo le elezioni del 2006 tuttavia Mwanavasa fu colpito da un’infarto che lo rese praticamente incapace di governare e il potere effettivo passò al vicepresidente Rupiah Banda.  Nel 2008, dopo la morte di Mwanawasa, si tennero  elezioni presidenziali straordinarie, nelle quali Banda sconfisse in elezioni molto combattute ancora una volta Sata e Hichilema, che si presentavano per la seconda volta.  Durante la presidenza di Banda aumentarono gli investimenti cinesi in Zambia a scapito di quelli occidentali. Nuove elezioni furono tenute nel 2011, alla scadenza ufficiale del mandato di Mwanavasa. Ancora una volta si presentarono Banda, Sata e Hichilema,  e stavolta fu Sata ad avere la meglio,  con il 43% dei voti contro il 38% di Banda e il 19% di Hichilema, grazie ad una campagna populista anti-cinese.

Una volta eletto tuttavia Sata adottò una politica molto amichevole nei confronti del governo e delle aziende cinesi che investivano nel paese.  Nel 2014 Sata si ammalò gravemente e morì dopo pochi mesi. Il potere passò allora al vicepresindente Guy Scott, cittadino zambiano di origini scozzesi,  primo “bianco” non arabo a diventare capo di stato di un paese africano dopo la fine dell’Apartheid in Sudafrica. Nel 2015 si tennero nuove elezioni presidenziali straordinarie alle quali il Fronte Patriottico decise di candidare il ministro della difesa Edgar Chagwa Lungu. Le elezioni videro la vittoria di stretta misura di Lungu contro  Hakainde Hichilema, che si candidava per la quarta volta consecutiva.  L’anno successivo, alla scadenza ufficiale del mandato di Sata, si tennero nuove elezioni dove ancora una volta si presentarono Lungu e Hichilema, che videro un risultato molto simile a quelle dell’anno precedente, con accuse di frodi da parte dell’opposizione.

Negli anni successivi il governo Lungu cercò di soffocare l’opposizione. Nell’aprile 2017, quando il convoglio di Hichilema si rifiutò di cedere il passo a quello presidenziale, Hichilema fu arrestato con l’accusa di alto tradimento. L’arresto suscitò una condanna internazionale diffusa e proteste sia in Zambia che all’estero. Hichilema rimase in carcere per circa 100 giorni, quando le accuse furono ritirate.

Il governo Lungu, forte di ingenti investimenti infrastrutturali finanziati soprattutto dalla Cina, accumulò un debito pubblico che arrivò a superare il 140% del PIL. Una grave siccità nel 2015 e il crollo dei prezzi del rame, principale materia prima d’esportazione del paese, aggravarono ulteriormente i conti pubblici tanto che ne 2020, lo Zambia finì in default tecnico. Sullo sfondo di questa crisi economica, della disoccupazione giovanile e del malcontento sociale, si arrivò alle elezioni  2021 dove Hichilema, alla sua sesta candidatura, sconfisse finalmente Lungu.

 

 

 

Nelle prossime pagine,  i risultati elettorali recenti, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.

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