In Zambia non ci sono sondaggi ufficiali per queste elezioni presidenziali. La rielezione di Hichilema resta comunque lo scenario più probabile, vista la frammentazione dell’opposizione che appoggia la candidatura di Mundubile. l’incognita più rilevante riguarda la composizione della nuova Assemblea Nazionale, dove una legislatura frammentata potrebbe complicare il proseguimento del percorso di riforme economiche del governo.
Dopo le elezioni la politica estera dovrebbe proseguire sulla linea attuale: equilibrismo tra Stati Uniti, Cina e UE per massimizzare la rendita geopolitica del rame, senza legarsi in modo esclusivo a nessun partner — Lusaka ha già respinto un accordo minerario USA condizionato a un pacchetto di aiuti sanitari da 2 miliardi di dollari, rivendicando il diritto a non privilegiare nessuno dei grandi attori.
Il primo banco di prova sarà la trattativa con il Fondo Monetario Internazionale, deliberatamente rinviata a dopo il voto per evitare l’impopolarità delle eventuali misure di austerità in campagna elettorale: il precedente programma da 1,7 miliardi di dollari si è concluso a gennaio, e un nuovo accordo è considerato dagli investitori il test principale di continuità politica, complicato però da un deficit fiscale salito al 5% del PIL.
Sul fronte minerario, la Cina mantiene una presenza economica radicata (più investimenti diretti, meno debito sovrano visibile), mentre Stati Uniti e UE sostengono il progetto del “Corridoio di Lobito” per collegare lo Zambia con i porti dell’Angola, come alternativa alla Belt and Road cinese. La crisi energetica legata alla siccità resta un ostacolo strutturale alla crescita della produzione di rame.
Resta la preoccupazione da parte dei paesi occidentali per il restringimento dello spazio civico (leggi sulla cybersecurity, arresti di oppositori, riforma elettorale), non tale da minare la cooperazione economica strategica, ma capace di generare frizioni diplomatiche puntuali. Rimane infine aperta la domanda se lo Zambia, che vanta trentacinque anni di transizioni democratiche pacifiche dal 1991 ad oggi, riuscirà a preservare quella reputazione in un clima politico sempre più segnato da tensioni, restrizioni e sfiducia reciproca tra governo e opposizione.
I risultati di queste elezioni saranno commentati come sempre dai nostri egregi collaboratori della Redazione Bidimedia.
Vi ricordo le prossime importanti scadenze elettorali: le elezioni parlamentari del 13 settembre in Svezia e quelle del 23 settembre in Marocco.
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