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Il Giramondo – Elezioni parlamentari in Croazia. Il Presidente socialdemocratico Milanović “scende in campo” contro il Primo Ministro conservatore Plenković

 

File:Flag of Croatia.svg

Il 17 aprile 2024 si tengono in Croazia le elezioni parlamentari per eleggere i membri dell’11° Sabor, il parlamento unicamerale del paese.  Le elezioni si tengono con qualche mese di anticipo rispetto alla scadenza naturale del parlamento uscente eletto nel luglio 2020.

I governo in carica è una coalizione di centrodestra formata dall’Unione Democratica Croata (HDZ) e dal Partito Serbo Democratico Indipendente (SDSS) , con il sostegno parlamentare di cinque deputati della minoranze etniche, due deputati del Partito social-liberale croato (HSLS) e del Partito Democristiano Croato (HDS) e un deputato indipendente.  Primo ministro dal 2016 è il leader dell’HDZ  Andrej Plenković.

Si prevede che queste elezioni saranno ancora una volta sfida tra i cristiano-conservatori dell’HDZ,  principale partito del paese, e il Partito Socialdemocratico (SDP), che in queste elezioni si presenta a capo di una coalizione di centrosinistra chiamata “Fiumi di Giustizia”  guidata da Zoran Milanović, attuale presidente della Croazia ed ex primo ministro che, a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato presidenziale,  ha deciso di “scendere in campo” per guidare il suo partito in queste difficili elezioni parlamentari.

La politica in Croazia è stata dominata per più di 30 anni dall’HDZ, partito che ha guidato la lotta armata per l’indipendenza durante gli anni della  dissoluzione della Jugoslavia. Ma queste elezioni vedono il partito di governo sfidato da forze populiste sia di destra che di sinistra.  L’Unione Democratica Croata, fondata nel 1989 dal leader della destra ultranazionalista Franjo Tuđman, con il passare degli anni si è trasformata in un partito di centrodestra moderato ed europeista.  L’HDZ ha governato la Croazia, da solo o con i partner della coalizione, per 26 dei 32 anni da quando si è separato dalla Jugoslavia nel 1991.$

Il primo ministro Plenkovic ha presieduto un periodo di crescita economica alimentata dal turismo e dal boom immobiliare. Le sue fortune politiche sono state dovute  anche dall’afflusso di denaro dall’Unione Europea, a cui la Croazia ha aderito nel 2013. Tuttavia recentemente il governo ha perso buona parte del suo consenso popolare, a causa di vari scandali di corruzione in sui sono stati coinvolti i suoi esponenti, per l’aumento del costo della vita e per i suoi modi sempre più autoritari.

Ma se l’HDZ ha qualche problema, il suo maggior concorrente, l’SDP ne ha molti di più. Dopo la fine del governo di Milanovic nel 2016, il partito ha subito un declino elettorale che sembra irreversibile, passando dai 61 seggi ottenuti nel 2011 ai 34 delle elezioni del 2020.  Non solo, durante la scorsa legislatura il partito ha subito una scissione del suo gruppo parlamentare che lo ha lasciato con soli 13 deputai in parlamento.  Per risollevare il partito è quindi sceso in campo lo stesso Zoran Milanović, nonostante sia ancora Presidente della Repubblica fino alle elezioni presidenziali previste per il prossimo autunno, dichiarando la sua intenzione di candidarsi come primo ministro in caso di vittoria della coalizione capeggiata dall’SDP. La Corte costituzionale croata ha stabilito che Milanović non poteva candidarsi al Parlamento mentre era ancora presidente. Quest’ultimo ha respinto  tale decisione, accusando l’HDZ ha corrotto l’indipendenza della magistratura e ha promesso di candidarsi in ogni caso.

Milanović ha accusato il governo di essere “marcio” a causa degli episodi di corruzione di molti dei suoi esponenti, promettendo “fiumi di giustizia”,  il nome che ha dato alla sua coalizione elettorale, contro il sistema di potere dell’HDZ.

Oltre all’HDZ e all’SDP ci sono altre formazioni politiche che potrebbero essere determinanti per la formazione di una nuova maggioranza di governo. Tra queste c’è la destra nazionalista del Movimento Madrepatria (DP), la destra liberalconservatrice di Most e la sinistra ecologista di Možemo!, oltre  a varie alleanze di partiti regionali, centristi, liberali e di centrosinistra, come ad esempio la Coalizione “La Nostra Croazia” che comprende i Social Democratici (SD) e la Dieta Democratica Istriana (IDS-DDI), partito che rappresenta tra l’altro gli interessi della minoranza di lingua italiana.  

Se Plenković non avrà ma maggioranza in parlamento potrebbe essere costretto a chiedere il supporto dei suoi vecchi alleati di Most, che tuttavia erano stati pessimi alleati di governo, tanto che per ben due volte nel giro di due anni hanno fatto cadere precedenti governo con l’HDZ, nel 2015 e nel 2017.  Per quanto riguarda l’SDP, i suoi unici possibili alleati sembrano essere Možemo!, e la “La Nostra Croazia”, oltre a qualche partiti minore, non abbastanza per ottenere una maggioranza di governo.

Quello che potrebbe diventare l’ago della bilancia del prossimo parlamento potrebbe essere alla fine il Movimento Madrepatria.  Anche se al momento dice di non volersi alleare con nessuno dei due principali schieramenti, la destra nazionalista di fatto si lascia le mani libere per trattare con entrambi. Milanović si oppone alla politica estera del governo, accusato di essere troppo succube alla NATO e si è detto contrario alla fornitura di armi all’Ucraina, dicendo che impediscono la di un serio negoziato di pace.  Questa posizione è condivisa anche dalla destra del Movimento Madrepatria e da alcuni settori nazionalisti dell’HDZ.  Per questo motivo Plenković accusa i socialdemocratici e la destra nazionale di puntare in segreto ad un accordo di governo “rosso-bruno” simile a quello dell’attuale governo slovacco,  cosa che Milanović ha fino ad ora smentito.

Se quindi da un lato queste elezioni sembrano portare ad un  prevedibile proseguimento dell’attuale governo di centrodestra (che dovrà comunque trovarsi degli alleati per governare), dall’altro un’eventuale pessimo risultato dell’HDZ potrebbe aprire scenari politici inaspettati.

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

Coat of arms of Croatia

La Croazia è una repubblica democratica rappresentativa parlamentare, con un sistema multipartitico. Il potere legislativo è conferito al parlamento. Il potere esecutivo è esercitato dal governo, guidato dal Primo Ministro e dal Presidente della Croazia, che è capo dello stato e comandante delle forze armate. La magistratura è indipendente dal governo e dal parlamento.

Il parlamento unicamerale della Croazia è il Sabor, composta da 151 seggi. I deputati sono eletti per un mandato di 4 anni; 140 di essi sono eletti con metodo proporzionale in 10 distretti, con sbarramento distrettuale del 5%, senza recupero nazionale. 3 seggi sono destinati ai rappresentanti dei croati all’estero e 8 ai rappresentanti delle minoranze etniche (3 alla minoranza serba, 1 a quella italiana, 1 a quello ungherese, 1 per cechi e slovacchi, 1 per albanesi, bosniaci, macedoni, montenegrini e sloveni e 1 per austriaci, bulgari, tedeschi, ebrei, polacchi, rom rumeni, russi, turchi, ucraini e valacchi).

il presidente viene eletto con voto diretto e popolare con eventuale secondo turno di ballottaggio, per un mandato di cinque anni, rinnovabile una sola volta. Il presidente nomina il primo ministro su indicazione del parlamento e le sue funzioni sono in gran parte cerimoniali.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Croazia è una cosiddetta “Democrazia imperfetta”, al livello di paesi tipo Romania, Indonesia, Namibia e Mongolia.

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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