LA STORIA POLITICA
La fine della monarchia assoluta
All’inizio del secolo scorso la Thailandia era una monarchia assoluta sotto la dinastia Chakri. Negli anni ’20 nacquero presso l’elite istruita del paese movimenti che volevano modernizzare il paese, creando una monarchia costituzionale. Nel 1932 un gruppo di militari nazionalisti realizzò un colpo di stato incruento contro l’allora sovrano Rama VII, che accettò di promulgare una costituzione. L’anno successivo il re andò in esilio in Inghilterra e nel 1935 abdicò a favore del nipote Ananda Mahidol, di soli 10 anni, residente in Svizzera, che salì al trono con il nome di Rama VIII, lasciando di fatto il paese nelle mani del regime golpista, uno dei cui leader principali fu Pridi Banomyong, che fu nominato reggente. Negli anni successivi il regime si divise tra la fazione vicina ai militari e quella legata agli ambienti civili. Nel 1938 i militari ebbero il sopravvento e fu nominato primo ministro Plaek Phibunsongkhram (detto Phibun), il quale instaurò una dittatura di destra modellata su quella dei regimi nazifascisti europei dell’epoca.
Phibun fece una politica di assimilazione culturale delle minoranze etniche, in particolare di quella cinese. Nel 1940, mentre la Francia veniva aggredita dalle truppe naziste, Phibun attaccò i possedimenti coloniali indocinesi, conquistando territori laotiani e cambogiani. Nel 1941 il Giappone invase la Thailandia. Phibun decise di collaborare con l’esercito giapponese, in modo da poter ottenere l’annessione di territori della Birmana e della Malesia.
Nel 1944, a causa dell’avanzata delle truppe alleate, Phibun fu estromesso dal governo. La resistenza all’occupazione giapponese, guidata da Pridi Banomyong, portò ad una sollevazione popolare all’inizio del 1945 che liberò il paese dalle truppe giapponesi. Nel 1946 Pridi diventò primo ministro e formò il primo governo civile della Thailandia.
Pridi sosteneva i movimenti anti-colonialisti del Sud-est asiatico che lottavano per l’indipendenza, il che gli inimicò gli Stati Uniti, che lo considerarono come un potenziale comunista, possibile alleato dell’Unione Sovietica. Pochi giorni dopo la formazione del governo il giovane re Ananda fu trovato ucciso con un colpo di pistola alla tempia. Non si è mai capito chi abbia ucciso il giovane re. Le circostanze di questa morte sono rimaste sempre oscure. Il palazzo reale si affrettò a negare che si fosse trattato di un suicidio, ma negarono pure che si trattasse di un omicidio. Si parlò di un incidente mentre giocava con una pistola, in compagnia del fratello minore, Bhumibol Anduladej, il quale salì al trono con il nome di Rama IX.
La morte del giovane re danneggiò il prestigio di Pridi, che si era dimesso dalla carica di reggente nel dicembre precedente. Gli ambienti conservatori del paese, sostenuti dalla CIA, diffusero voci che fosse il mandante del regicidio. Pridi fu costretto a dimettersi dalla carica di primo ministro. Pochi mesi dopo, nel 1947 un colpo di stato, guidato da Phibun, instaurò un regime militare di destra filoamericano.
I regimi militari anticomunisti
Phibun si pose nei confronti degli USA come il baluardo contro l’avanzata del comunismo nel sud-est asiatico. In quegli anni gli Stati Uniti estesero enormemente la propria influenza sul Paese con ingenti aiuti economici e militari, preoccupati per il crescente successo dei comunisti in Asia, in particolare in Cina e nel Vietnam.
Tuttavia la collaborazione con Phibun, in passato alleato dei regimi nazifascisti, era troppo imbarazzante per gli USA, che cercarono di sostituirlo alla guida del governo con il capo dell’esercito Sarit Thanarat. Nel 1957 quest’ultimo prese il potere con un colpo di stato e Phibun fu mandato in esilio.
La dittatura di Thanarat da un lato promosse lo sviluppo economico del paese, grazie anche a ingenti investimenti da parte degli USA, ma dall’altra esercitò sulle opposizioni una repressione senza precedenti.
Durante la guerra del Vietnam, Thanarat fornì supporto militare e logistico agli americani, ai quali concesse l’uso delle basi aeree del nord-est per i bombardamenti del Vietnam. Alla sua morte, avvenuta nel 1963, emersero una serie di scandali che misero in evidenza quanto fosse corrotto e gli enormi capitali che aveva accumulato.
Il successore di Thanarat, il generale Thanom Kittikachorn, ne continuò la politica filo-americana e anti-comunista. La durezza della repressione e la grave corruzione che caratterizzarono i suoi governi alimentarono il pubblico malcontento. La tensione crebbe e vennero organizzate imponenti dimostrazioni anti-governative. La rivolta studentesca del 1973 pose fine alla sua egemonia politica; al termine di tre giorni di scontri tra le forze dell’ordine e un numero enorme di dimostranti, Kittikachorn fu costretto dal re Rama IX a rassegnare le dimissioni e ad andare in esilio.
Ebbe inizio un nuovo periodo democratico per il Paese, con gli alti gradi dell’esercito confinati ai margini della formazione governativa. Nei tre anni successivi si alternarono diversi governi. Le elezioni del Gennaio 1975 videro la vittoria per la prima volta del Partito Democratico, rappresentante gli interessi della classe medio-borghese del paese. Tuttavia la fine dalla guerra del Vietnam nell’aprile del 1975, che decretò il trionfo dei comunisti in Vietnam, Laos e Cambogia fece temere che il prossimo obiettivo dei comunisti fosse quello di conquistare il potere in Thailandia. Al clima di tensione contribuirono le incerte condizioni economiche del Paese; gli scioperi e le grandi dimostrazioni popolari del gennaio del 1976 costrinsero il governo ad accettare le richieste dei sindacati, tra le veementi proteste dei gruppi più radicali della destra.
Il 6 Ottobre 1976 reparti di polizia e formazioni paramilitari di estrema destra spararono contro gli studenti dell’Università di Thammasat che protestavano per il possibile ritorno dei militari al potere, uccidendo circa un centinaio di manifestanti. Poche ore dopo i militari rovesciavano il governo e instauravano una giunta militare al potere con l’obbiettivo di “salvare la Thailandia dai comunisti”.
Il nuovo regime militare attuò una repressione spietata di tutti i partiti e movimenti liberali e di sinistra del paese, il che scatenò una guerriglia da parte dei militanti comunisti, appoggiata dalla Cina. Per eliminare la guerriglia il regime si accordò con il governo cinese, permettendo ai cinesi di transitare in Thailandia per portare rifornimenti ai loro alleati khmer rossi, impegnati nella guerra cambogiana-vietnamita, in cambio della fine dell’appoggio alla guerriglia comunista.
Il regime militare restò in carica per 12 anni, organizzando elezioni parlamentari formalmente democratiche ma di fatto sotto il controllo dei militari. Nel 1988 si tennero elezioni relativamente libere, che videro l’affermazione del Chart Thai, partito nazionalista conservatore, guidato da Chatichai Choonhavan, un non-militare, che divenne primo ministro. La corruzione che caratterizzò il suo governo causó nel 1991 un nuovo colpo di Stato militare che lo depose ed organizzò nuove elezioni. Le elezioni dell’anno successivo portarono al governo del generale Suchinda Kraprayoon, appoggiato da vari partiti di destra, la cui nomina fu duramente contestata dal popolo; le grandi dimostrazioni di protesta che seguirono furono represse nel sangue nel cosiddetto “maggio nero”, in cui centinaia di manifestanti furono uccisi dall’esercito. Il regime fu costretto a indire libere elezioni pochi mesi dopo, in seguito alle quali si insediò un governo civile di coalizione guidato da Chuan Leekpai del Partito Democratico, che stilò una nuova costituzione. Nel 1995 ci furono nuove elezioni in cui prevalse il Chart Thai, il cui governo collassò nel giro di pochi mesi, portando a nuove elezioni nel 1996, vinte dai populisti del Partito delle Nuove Aspirazioni, il cui leader, il generale Chavalit Yongchaiyudh divenne primo ministro.
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