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Il Giramondo – Elezioni parlamentari in Thailandia

La famiglia Shinawatra

La Thailandia fu pesantemente investita dalla crisi delle economie asiatiche della fine degli anni ’90. Il malcontento popolare si rivolse non solo verso il governo ma verso l’intera classe politica del paese, in particolare la cosiddetta “elite” di Bangkok, rappresentante degli interessi delle classi borghese dominante.

Di questa situazione approfittò  Thaksin Shinawatra, l’uomo più ricco del paese, imprenditore nel settore delle telecomunicazioni detto anche il “Berlusconi Thailandese”.  Thaksin fondò il partito populista Thai Rak Thai  e vinse le elezioni del 2001, diventando primo ministro. Una volta eletto fece fondere il suo partito con quello delle Nuove Aspirazioni, fece una alleanza di governo di centrodestra con il Chart Thai e mandò il Partito Democratico all’opposizione.

Thaksin diventò l’idolo delle classi più disagiate (soprattutto del nord del paese), per il populismo che caratterizzò i suoi governi, riducendo ad esempio i costi per l’assistenza sanitaria o aiutando gli insolventi. La sua politica fu tesa anche a intaccare gli interessi delle vecchie élite di Bangkok legate ai militari e alla monarchia, consolidatesi negli anni settanta. L’opposizione fu messa ai margini del dibattito parlamentare, gli alleati di Thaksin furono inseriti in posti di comando nevralgici della polizia, dell’esercito, della commissione elettorale e della Corte costituzionale. Fin dall’inizio del suo mandato si creò una frattura tra la nuova e la vecchia classe politica, che avrebbe generato un drammatico conflitto anche tra la popolazione. Thaksin trinofò alle elezioni del 2005, dove il suo partito ottenne il 56% dei voti.

Tuttavia, l’elite di Bangkok, rappresentata dal Partito Democratico di Abhisit Vejjajiva iniziò a boicottare il governo di Thaksin, accusato di pesanti conflitti di interessi e di agevolare le sue aziende con la sua azione di governo. Thaksin allora convocò nuove elezioni l’anno successivo, che furono boicottate sia dal Partito Democratico che dal Chart Thai, in cui ottenne tutti i seggi in palio in parlamento.

Il 19 settembre 2006 un colpo di Stato militare incruento, capeggiato da militari vicini agli ambienti monarchici, sospese il governo e il parlamento. La Corte Suprema di Bangkok accusò Thaksin di essersi arricchito con la corruzione e il conflitto di interessi e di aver svenduto beni nazionali a investitori stranieri. Inoltre, Amnesty International criticò aspramente Thaksin per la sua guerra alla droga, nella quale le forze dell’ordine uccisero in modo extra-giudiziale migliaia di persone, e per aver usato eccessiva violenza nel sopprimere i moti separatisti islamici nel sud del Paese. Thaksin fu costretto a fuggire ad Dubai per sfuggire all’arresto.

La giunta militare mise fuorilegge il partito di Thaksin organizzò elezioni per il 2007, che furono vinte dal Partito del Potere Popolare (PPP) fondato da alleati di Thaksin, che restò in carica soltanto un anno, dato che il primo ministro fu costretto a dimettersi dalla Corte Costituzionale con l’accusa di conflitto di interessi. Il nuovo primo ministro fu a sua volta deposto quando la Corte Costituzionale disciolse il PPP per presunti brogli elettorali. Nel dicembre 2008 una parte dei parlamentari del PPP confluì nell’opposizione, permettendo al segretario del Partito Democratico Abhisit Vejjajiva di andare al governo con una coalizione di centrodestra gradita alle forze armate.

Nell’aprile e maggio del 2010, i seguagi di Thaksin, le cosiddette “camicie rosse” provenienti dal nord del paese, scesero a manifestare nelle strade di Bangkok  per chiedere nuove elezioni. Ci furono scontri a fuoco con la polizia, il centro della capitale divenne un campo di battaglia, l’enorme centro commerciale Siam Paragon, simbolo della ricchezza della borghesia della capitale fu dato alle fiamme.  Il bilancio degli scontri fu di 91 vittime. Il governo di Abhisit fu fortemente indebolito e cominciò ad essere osteggiato anche dagli ambienti della destra nazionalista filomonarchica, le cosiddette “camicie gialle”.

Per le elezioni del 2011 fu fondato un nuovo partito filo-Thaksin, il Pheu Thai guidato da Yingluck Shinawatra, sorella minore di Thaksin. Il Pheu Thai vinse le elezioni e Yingluck  fu eletta primo ministro. Dopo alcuni mesi di dure proteste anti-governative, che ne chiedevano le dimissioni perché rappresentava gli interessi del fratello, Yingluck fece indire nuove elezioni nel Febbraio 2014, in cui il Pheu Thai era dato in largo vantaggio. Le elezioni furono però annullate dalla Commissioni Elettorale per presunte irregolarità. Nel maggio del 2014 Yingluck fu destituita dalla Corte Costituzionale, accusata di “abuso del potere politico a fini personali”.  Poche settimane dopo l’esercito effettuò un nuovo colpo di Stato dopo che 28 persone avevano perso la vita durante manifestazioni di protesta contro il governo. Il comandante in capo dell’esercito Prayuth Chan-ocha si auto-proclamò primo ministro. Negli anni successivi, malgrado le pressioni internazionali per il ritorno alla democrazia, Prayuth ha mantenuto il controllo del governo senza fissare nuove elezioni e ha esercitato una forte repressione sull’opposizione legata agli Shinawatra.

La salita al potere di Rama X

Con la morte di re Rama IX il 13 ottobre 2016, salì al trono il figlio Vajiralongkorn (Rama X). Il reato di “lesa maestà” impedisce a chiunque di dare informazioni sul nuovo re che non siano state preventivamente approvate dalla casa regnante. Il suo singolare stile di vita, gli eccessi della sua  vita privata sono quindi stati tutti coperti da segreto di stato. Anche fare battute sul suo cagnetto preferito o mettere “like ” su facebook ad una battuta su un membro qualsiasi della casa reale può portare alla prigione. Quello che si può dire è che il nuovo re  ha avuto cinque matrimoni e ha vissuto buona parte della sua vita in Germania. Dopo la sua incoronazione, Rama X è stato molto attivo politicamente, cercando di rafforzare il potere della monarchia anche verso la giunta militare,  grazie alla legge sulla “lesa maestà”.  La giunta militare ha nel frattempo approvato una nuova costituzione che allarga  i poteri dell’esercito sulla vita politica del paese.  Dopo innumerevoli rinvii, le elezioni si sono tenute nel marzo 2019

 

Nelle prossime pagine gli sviluppi politici recenti,  i risultati delle precedenti elezioni parlamentari, i principali partiti politici e le prospettive post-elettorali.

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