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IL GIRAMONDO – Le elezioni parlamentari in Libano possono tirare fuori il paese dall’abisso?

Flag of Lebanon image and meaning Lebanese flag - Country flags

Il 15 maggio 2022  i cittadini libanesi si recano alle urne  per rinnovare per i prossimi quattro anni i 128 membri della Camera dei Deputati libanese.  Il Libano  da diversi anni è oggetto di una cronica instabilità politica e di una grave crisi economica crisi (aggravata dall’esplosione  che ha colpito il porto di Beirut nel 2020)  all’origine di una serie di manifestazioni su larga scala e di una notevole sfiducia della popolazione nei confronti della classe politica. Le precedenti elezioni legislative di maggio 2018 erano arrivate dopo cinque anni di successivi rinvii nel contesto della guerra civile siriana. L’inizio della guerra nel 2011 aveva infatti  provocato un conflitto tra le due principali alleanze politiche del paese – L’Alleanza 14 marzo che sostiene l’opposizione siriana, e l’Alleanza 8 marzo che invece sostiene il presidente siriano Bashar el-Assad. L’enorme afflusso di profughi provenienti dalla Siria aveva messo a dura prova l’economia libanese.  Solo ad inizio  2019, dopo vari mesi di trattative, si era arrivati a formare un nuovo governo e il primo ministro uscente Saad Hariri era stato riconfermato dal Presidente della Repubblica Michel Aoun a capo di un ampio governo di coalizione.

Tuttavia, manifestazioni su larga scala hanno colpito il paese dal 17 ottobre dello stesso anno. Inizialmente innescate in risposta all’aumento dei prezzi del gas e del tabacco e da una nuova tassa sulla messaggista telefonica, le proteste si sono rapidamente trasformate in una protesta contro l’economia stagnante, la disoccupazione, il sistema politico settario, la corruzione e l’incapacità del governo di fornire servizi essenziali come acqua, elettricità e servizi igienici. Dopo aver tentato senza successo di calmare la popolazione con promesse di riforma, Saad Hariri ha finito per dimettersi il 29 ottobre 2019. Hassan Diab, un politico indipendente,  è stato nominato Presidente del Consiglio dei Ministri dal 19 dicembre 2019. Il suo governo ha ottenuto la fiducia del parlamento con 69 voti favorevoli. La nuova coalizione ha riunito gran parte dei maggiori partiti politici del paese tra cui Hezbollah, il movimento Amal e il Movimento Patriottico Libero, l’astensione della maggioranza dei deputati sunniti, compresi quelli del Movimento Futuro, di Saad Hariri. La situazione economica del Paese ha continuato tuttavia a deteriorarsi. A inizio marzo 2020, indebitato per 81 miliardi di euro, il Libano si è dichiarato inadempiente, mentre la sterlina libanese registrava una perdita del 70% del suo valore in sei mesi e la disoccupazione colpiva il 35% della popolazione attiva. . A fine marzo 2020 sono scoppiate rivolte per il cibo a Beirut e Tripoli. 

Tuttavia è stata la gigantesco esplosione nel porto di Beirut del 4 agosto 2020 a causare la caduta del governo di Hassan Diab. Diverse migliaia di tonnellate di nitrato di ammonio immagazzinate in un hangar nell’area portuale sono esplose a causa di un incendio, distruggendo buona parte del porto e  causando ingenti danni umani e materiali in tutta la città. Il bilancio finale è stato di 215 morti e 6.500 feriti, accompagnati da danni stimati dalla Banca Mondiale in quasi quattro miliardi di euro.  Il governo è stato accusato dei familiari delle vittime di voler insabbiare l’indagine sulle cause dell’esplosione e nuove manifestazioni di protesta hanno costretto Diab a dare le dimissioni il 10 agosto 2020.  Il paese è rimasto di fatto senza governo fino al 10 settembre 2021, quando è entrato in carica un nuovo governo guidato da Najib Mikati, l’uomo piu’ ricco del paese, che era già stato primo ministro al 2011 al 2014.

Mikati è percepito come un rappresentante della classe politica tradizionale e delle élite economiche, un’immagine appesantita nell’ottobre 2021 dalle rivelazioni dei Pandora Papers sul suo utilizzo dei paradisi fiscali. La crisi socio-economica si è accentuata nel 2021, tanto che la Banca Mondiale è arrivata a qualificarla come “una delle tre peggiori crisi economiche e finanziarie che il mondo abbia conosciuto dalla metà del XIX secolo”. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è  ceso da quasi 55 miliardi di dollari nel 2018 a soli 20 miliardi due anni dopo. Mentre la gran parte dei cittadini vota domenica 15 maggio, libanesi residenti all’estero hanno già votato il 6 e l’8 maggio, mentre i membri dei seggi elettorali e altri funzionari che partecipano al processo elettorale voteranno il 29 maggio. 

 

 

 

 

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

Coat of arms of Lebanon

Il Libano è una repubblica democratica parlamentare consociativa, incentrata sulla divisione tra le varie confessioni religiose del paese.  Le più alte cariche dello stato sono proporzionalmente riservate ai rappresentanti di alcune comunità religiose.  In particolare il Presidente del Libano per convenzione deve essere un cristiano maronita, il Primo Ministro un mussulmano sunnita e il Presidente del Parlamento un mussulmano sciita.

Il Libano ha un parlamento monocamerale composto da 128 seggi, l’Assemblea Nazionale. Il Libano ha un parlamento unicamerale, la Camera dei Deputati, composto da 128 seggi occupati per quattro anni da una rappresentanza proporzionale multi-membro in quindici collegi da cinque a tredici seggi, sette dei quali sono a loro volta suddivisi in distretti elettorali. Gli elettori votano per una lista aperta di candidati, con la possibilità di utilizzare un voto di preferenza per un candidato all’interno della lista da loro scelta. Tutti i candidati devono confluire in quest’ultima, composta da un minimo di tre candidati, il che rende impossibile candidarsi senza etichetta le diverse circoscrizioni in base al loro peso demografico. La distribuzione dei voti è proporzionale. Una volta contate tutte le schede elettorali, il totale dei voti validi in ciascuna circoscrizione viene diviso per il numero dei seggi da ricoprire, il che dà la soglia elettorale necessaria affinché una lista ottenga un seggio. La ripartizione dei seggi avviene tra le liste che hanno raggiunto tale quorum in modo proporzionale secondo la percentuale di voti ottenuta, quindi all’interno delle liste secondo le quote nominali ed il numero di voti preferenziali ottenuti dai candidati30.

Secondo la costituzione, le elezioni dirette dell’Assemblea Nazionale devono tenersi ogni quattro anni, tuttavia dopo le elezioni parlamentari del 2009  non si sono tenute altre elezioni fino al 2018 . Il Parlamento , a sua volta, elegge un Presidente ogni 6 anni per un solo mandato. Il Presidente non è rieleggibile. Le ultime elezioni presidenziali sono state nel 2016 . Il presidente e il parlamento scelgono il Primo Ministro. La maggior parte  dei partiti politici sono legati agli interessi delle fazioni dei vari gruppi religiosi.  Dal 2008 è previsto che i partiti che non appoggiano il governo, e che quindi sono all’opposizione, abbiano comunque  un potere di veto nel Consiglio dei ministri.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, il Libano è un cosiddetto “regime autoritario”, al livello di Algeria, Palestina, Kuwait e Burkina Faso, con un alta partecipazione politica ma un bassissimo livello di funzionamento dello stato.

 

 

 

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti e i principali partiti politici.

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