La storia del Libano dall’indipendenza dalla Francia nel 1946 in poi è stata segnata da periodi alternati di stabilità politica e disordini inframmezzati da prosperità costruita sulla posizione di Beirut come centro regionale di libero scambio per la finanza e il commercio. Negli anni ’60 Beirut divenne un luogo privilegiato per le istituzioni del commercio e della finanza internazionale, nonché per i turisti facoltosi, e godette della reputazione di “Parigi del Medio Oriente” fino allo scoppio della guerra civile libanese .
Nel 1958, durante gli ultimi mesi del mandato del presidente Camille Chamoun , scoppiò un’insurrezione e il 15 luglio 5.000 marines statunitensi furono inviati brevemente a Beirut in risposta a un appello del governo. Dopo la crisi si formò un nuovo governo, guidato dal popolare ex generale Fuad Chehab .
Durante gli anni ’60, il Libano ha vissuto un periodo di relativa calma, con il turismo incentrato su Beirut e la prosperità guidata dal settore bancario. Il Libano raggiunse l’apice del suo successo economico a metà degli anni ’60: il paese era visto come un bastione della forza economica dagli stati arabi del Golfo Persico ricchi di petrolio , i cui fondi hanno reso il Libano una delle economie in più rapida crescita al mondo. Questo periodo di stabilità economica e prosperità è stato interrotto bruscamente con il crollo della Intra Bank di Yousef Beidas , la più grande banca a del paese, nel 1966.
Dopo la guerra arabo-israeliana del 1967 decine di migliaia di rifugiati palestinesi arrivarono nel Libano. Altri ne sarebbero arrivati nel 1971 dopo la fallita insurrezione palestinese del “Settembre nero” in Giordania. A partire dal 1968 il Libano meridionale fu utilizzato da vari gruppi guerriglieri palestinesi come ad esempio il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP), pee sferrare attacchi armati contro Israele. La società libanese iniziò a dividersi tra una fazione filo-palestine in maggioranza mussulmana e una anti-palestinese in maggioranza cristiano-maronita. Nel 1969 il leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) Yasser Arafat firmò un accordo con il governo libanese che garantiva autonomia alle zone controllate dai palestinesi. Questo accordo accentuò le divisioni nella società libanese, con i cristiani-maroniti guidati dalla famigla Gemayel che costituirono una milizia para-militare, la cosiddetta “Falange”. Nel 1970 un estremista maronita, Suleiman Franjieh , stretto alleato del dittatore siriano Hafiz al-Assad, fu eletto presidente.
In risposta agli attacchi palestinesi contro il territorio israeliano, Israele inizio’ a bombardare sempre piu’ frequentemente le loro basi nel Libano meridionale. Fu formato un gruppo militare libanese, chiamato Esercito del Libano Meridionale (SLA), alleato degli israeliani che inizio’ ad attaccare i palestinesi. Questo diede avvio alla guerra civile libanese, che nel corso di 16 anni avrebbe causato oltre 100”000 vittime. Nel 1976 la Siria intervenne per la prima volta militarmente in Libano a “proteggere” i palestinesi e i mussulmani dalle milizie maronite. Nel 1978 Israele invase direttamente il Libano meridionale per distruggere le basi dell’OLP. Nel 1979, con l’avvento del regime islamico sciita in Iran, anche gli sciiti del Libano iniziarono a ribellarsi e a chiedere di aver maggior peso nel governo del paese. La Falange maronita, guidata dai Samir Geagea, si rese responsabili di efferati massacri, tra i quali quello della famiglia dell’ex presidente Franjieh.
Nel 1982 Israele invase nuovamente il Libano, arrivando ad assediare Beirut. Arafat e il gruppo dirigente dell’OLP riuscirono a salvarsi sono grazie all’arrivo di una forza armata multinazionale composta da truppe USA, francesi ed italiane. Lo stesso anno il leader cristiano maronita Bashir Gemayel fu assassinato pochi giorni dopo essere stato eletto presidente. Questo scatenò le ire dei miliziani falangisti, che attaccarono i campi palestinesi di Sabra e Shatila, massacrando svariate centinaia di civili palestinesi. La presidenza fu assunta da Amine Gemayel, fratello di Bashir, il quale iniziò a negoziare il ritiro delle truppe israeliane. Nel 1984 le milizia sciiti di Amal, guidata da Nabih Berri, e quelle druse del Partito Socialista Progressista di Walid Jumblatt, si scontrarono con l’esercito regolare libanese, guidato dal generale maronita Michel Aoun, provocando il crollo del governo del paese. Tra il 1985 e il 1989 la milizia sciita di Amal si scontro’ con i palestinesi dell’OLP per cercare di scacciarli dal Libano.
Nel 1987 Beirut fu nuovamente sconvolta da scontri armati, stavolta tra palestinesi, militanti di sinistra e drusi contro Amal. Gli sciiti si divisero ulteriormente, con Amal più vicina alla Siria e un nuovo gruppo islamico, chiamato Hezbollah, guidato da Hassan Nasrallah, alleato dell’Iran, che presto iniziò a combattere contro lo stesso Amal per il predominio nella comunità sciita. Nello stesso anno fu assassinato il primo ministro sunnita Rashid Karami, capo di un governo di unità nazionale. Gemayel poco prima della fine del suo mandato, nominò il generale maronita Aoun come primo ministro, violando la regola che voleva un mussulmano sunnita come primo ministro. I gruppo mussulmani decisero di sostenere invece Selim al-Hoss , un sunnita succeduto a Karami. Il Libano fu così diviso tra un governo cristiano a Beirut orientale e un governo musulmano a Beirut occidentale, senza essere in grado di eleggere un nuovo presidente dopo la scadenza del mandato di Gemayel.
Nel 1989, il generale Aoun lanciò una “Guerra di liberazione” contro le forze armate siriane in Libano. La Siria, stavolta con il tacito appoggio degli USA e della gran parte delle fazioni libanesi, attaccò il palazzo presidenziale dove risiedeva Aoun, costringendolo a lasciare il paese, andando in esilio a Parigi, occupando militarmente tutto il paese e ponendo fine alla guerra civile. Fu firmato un accordo di pace tra le varie fazione e fu eletto presidente il maronita René Mouawad che tuttavia fu assassinato il giorno successivo. Gli successe Elias Hrawi , che rimase in carica fino al 1998. Le milizie furono tutte sciolte con l’eccezione di quella di Hezbollah, che continuò la guerriglia contro Israele che ancora controllava una parte del sud del Libano, fino al ritiro degli israeliani nel 2000.
Nel 1992 fu eletto primo ministro il miliardario sunnita Rafiq Hariri, che iniziò ad impegnarsi per la ricostruzione del paese, aumentando tuttavia il debito pubblico. Dopo essere stato rimosso dall’incarico nel 1998, nel 2000 Hariri fu di nuovo nominato primo ministro. Tuttavia rimanevano le tensioni tra le fazioni filo-siriane e quelle che si opponevano alla presenza dell’esercito siriano in Libano. Nel 2005 Rafiq Hariri, che faceva parte della fazione anti-siriana fu ucciso in un attentato, scatenando una rivolta popolare contro l’occupazione siriana nota come “rivoluzione dei cedri”, che, assieme alla pressione dei paesi occidentali, costrinse la Siria a ritirare le proprie truppe dal Libano.
Nel 2006 gli attacchi missilistici di Hezbollah contro il territorio di Israele provocarono un conflitto militare tra le due nazioni durato oltre un mese. Nel 2008 le milizie sciite di Hezbollah e di Amal occuparono militarmente la parte occidentale di Beirut, portando a 18 mesi di paralisi politica. L’inizio della guerra civile in Siria nel 2012 fece arrivare in Libano ne giro di pochi mesi oltre mezzo milione di rifugiati, facendo riesplodere le tensioni tra le varie fazioni politico-religiose nel paese.
Nell’ottobre 2019, a seguito di una grave crisi economica, è iniziata una serie di proteste di piazza contro l’inefficienza e la corruzione del governo, che ha portato alle dimissioni del primo ministro Saad Hariri, sostituito dall’indipendente Hassan Diabsi. La pandemia di COVID-19 ha fatto precipitare ulteriormente la crisi economica del paese e nel marzo 2020 la banca centrale libanese è andata in default, facendo crollare il valore della sterlina libanese. Nell’agosto dello stesso anno una tremenda esplosione di un deposito di prodotti chimici nel porto di Beirut ha semidistrutto l’aera portuale della città, uccidendo circa 200 persone e provocando danni incalcolabili. Il governo di Hassn Diabsi si è dimesso ma per oltre un anno è stato impossibile trovare un accordo per nominare un nuovo primo ministro. Solo nel settembre del 2021 è e stato nominato l’attuale primo ministro Najib Mikati.
Nelle prossime pagine, i risultati delle ultime elezioni e i principali partiti politici.
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