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IL GIRAMONDO – Elezioni presidenziali in Tunisia – La fragile democrazia araba svolta a destra.

LA STORIA POLITICA

L’ex protettorato francese della Tunisia raggiunse l’indipendenza il 20 marzo 1956 dopo alcuni anni opposizione politica, spesso violenta, da parte del partito nazionalista Neo-Destour  di Habib Bourguiba.  Lo stato fu inizialmente istituito come monarchia costituzionale sotto il re Muhammad VIII al-Amin Bey.  Nelle elezioni per l’assemblea costituente il Neo-Destour, in coalizione con altri partiti, ottenne tutti i seggi dell’Assemblea e Bourguiba fu eletto primo ministro.  L’anno successivo Bourguiba abolì la monarchia, trasformando il paese in una repubblica semi-presidenziale. Nelle elezioni parlamentari del 1959 il Neo-Destour ottenne il 99,7% dei voti e Bourguiba fu eletto Presidente senza alcun avversario.

Nel 1964 il Neo-Destour cambiò  il proprio nome in Partito Socialista Desturiano, adottando una ideologia laica, statalista, nazionalista e autoritaria, entrando a far parte dell’Internazionale Socialista. Negli anni successivi Bourguiba dominò il paese con potere assoluto, portando avanti una politica di nazionalizzazioni associata a programmi economici moderati e a buoni rapporti con i paesi occidentali, in particolare USA e Francia, che portarono stabilità e progresso economico, reprimendo il fondamentalismo islamico e stabilendo diritti per le donne senza pari in nessun altro paese arabo.  L’esperimento socialista di Bourguiba  trovò  tuttavia molti oppositori all’interno del regime, tanto che all’inizio degli anni ”70 le cooperative agricole furono restituite alla proprietà privata. L’economia della Tunisia ebbe allora una veloce espansione grazie anche alla scoperta di giacimenti petroliferi e al sempre più vasto afflusso di turisti.

Negli anni ’80 l’economia iniziò a deteriorarsi, assieme alle condizioni di salute di Bourghiba. Il Movimento della Tendenza Islamica di Rashid Ghannuchi  si mise a capo delle proteste popolari contro gli aumenti dei beni di prima necessità provocando violenti scontri con le forze di sicurezza del governo sotto il comando del generale Zine El Abidine Ben Ali,  che fu successivamente nominato primo ministro.

Per evitare il crollo del regime, nel 1987 Bourguiba fu deposto in un colpo di stato incruento e sostituito da Ben Ali.  Il nuovo presidente cambiò molto poco all’interno del regime, a parte rinominare il partito di regime come Raggruppamento Costituzionale Democratico (RCD) e cercare di coinvolgere i movimenti islamici moderati all’interno del governo, tuttavia  dopo gli attentati di Al Qaeda del 2001 in USA, Ben Ali  mise fuorilegge  i partiti politici islamisti incarcerando i loro dirigenti. Nelle elezioni del 1994 per la prima volta i partiti di opposizione furono rappresentati in parlamento. L’opposizione ottenne seggi anche nelle elezioni del 199 e 2004, tuttavia il RCD mantenne una maggioranza schiacciante in parlamento in elezioni giudicate né libere né democratiche. In politica estera la Tunisia continuò  a intrattenere stretti legami con l’Occidente, pur seguendo sostanzialmente una posizione moderata e non allineata all’interno della Lega Araba.

Ad inizio del 2011 il regime di Ben Ali fu scosso da manifestazioni a livello nazionale provocate dalla crescente crisi economica,  a cui seguirono gravi disordini sociali che provocarono decine di morti. Dopo pochi giorni Ben Ali fu costretto a dimettersi e fuggire in Arabia Saudita. Fu convocata una assemblea costituente per riscrivere la Costituzione, la quale elesse come presidente Moncef Marzouki, attivista per i diritti umani e storico oppositore del regime. Le elezioni per l’Assemblea costituente videro il netto successo del Movimento Ennahda,  conservatore islamico, guidato da Rashid Ghannuchi che ottenne 89 seggi su 217.  Venne formato un governo di unità nazionale, guidato da Ennahda e comprendente i partiti di sinistra e centrosinistra.

Nel 2013 il paese fu scosso dall’omicidio dei due leader della sinistra socialista Mohamed Brahmi e Chokri Belaid. Questi eventi, assieme alla perdurante crisi economica,  portarono ad una nuova crisi politica. Fu nominato un governo tecnico e fu istituito il “Quartetto per il dialogo nazionale”, formato da organizzazioni sindacali, imprenditoriali, dall’ordine degli avvocati e dall’associazione per il rispetto dei diritti umani, che lavorò con governo e parlamento per completare i lavori dell’Assemblea costituente. Il “”Quartetto” ottenne il Premio Nobel per la Pace nel 2015.

Nel 2014 l’Assemblea Costituente fu sciolta e furono indette nuove elezioni legislative e presidenziali.

Nelle prossime pagine,  i risultati elettorali recenti, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.

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