Il prossimo 2 luglio si tengono in Algeria le elezioni parlamentari anticipate per eleggere i 407 membri dell’Assemblea Nazionale del Popolo, in un voto che coinvolge quasi 25 milioni di elettori potenziali, di cui oltre 23,8 milioni in Algeria e più di 850.000 nella diaspora.
La scena politica resta dominata da due partiti autoritari che si dividono il potere: il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), nazionalista di sinistra e il Raggruppamento Nazionale Democratico (RND) conservatore e legato agli ambienti militari. Entrambi appoggiano il presidente Abdelmadjid Tebboune e sono parte integrante del cosiddetto“pouvoir” cioè l’elité che gestisce il potere in Algeria sin dai tempi dell’indipendenza dalla Francia. Il principale partito di opposizione è il Movimento della Società per la Pace (MSP), conservatore islamico, che tuttavia non rappresenta un pericolo per l’élite di potere che domina l’Algeria. Il dato più significativo di queste elezioni è il rientro di forze di opposizione laiche e di sinistra che avevano boicottato il 2021: il Fronte delle Forze Socialiste (FFS), e il Partito dei Lavoratori (PT). Tornano anche Jil Jadid (centrodestra laico) e il Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia (RCD), partito di centrosinistra laico, rappresentante della comunità berbera. Tra le formazioni minori spiccano il Fronte Al Moustaqbal (FM) e il Movimento El Bina. La campagna elettorale si è concentrata su temi pratici legati alla gestione della cosa pubblica, piuttosto che su grandi contrapposizioni ideologiche. Sullo sfondo pesano le polemiche sulle esclusioni di varie candidature di esponenti dell’opposizione e l’incognita della partecipazione, dopo il fortissimo astensionismo del 2021. Una nuova legge elettorale approvata pochi mesi da introduce un cambiamento di rilievo: se un partito non si presenta per due volte consecutive alle elezioni viene automaticamente dissolto. Questo ha “costretto” FFS, PT, RCD e Jil Jadid a presentarsi in questa tornata elettorale (dopo aver boicottato quella precedente) nonostante la loro denuncia nei confronti del governo di aver organizzato delle elezioni né libere né eque. La riforma inasprisce anche i criteri di accesso: soglie minime di voti o eletti per evitare la raccolta firme, altrimenti è necessario raccogliere un consistente numero di firme per ogni singolo seggio; requisiti accademici per un terzo dei candidati; situazione fiscale in regola come condizione di eleggibilità.
Questo voto si presenta quindi non come un banco di prova per verificare i rapporti di forza tra i principali partiti— il tandem FLN-RND resta favorito — ma è rilevante per due ragioni che vanno oltre i seggi: il ritorno in massa dell’opposizione storica dopo anni di boicottaggi e la contraddizione tra la retorica ufficiale di apertura e “diversità politica” e la pratica delle esclusioni, che alimenta seri dubbi sulla reale competitività del processo elettorale. Il vero banco di prova resterà probabilmente il tasso di partecipazione, indicatore più affidabile dei seggi stessi sullo stato della fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
Le elezioni del 2 luglio si limiteranno a mantenere lo status quo, preservando il potere dell’élite dominante senza apportare cambiamenti democratici significativi. È probabile che problemi sistemici profondamente radicati, come la forte dipendenza dagli idrocarburi, le limitate libertà politiche e la corruzione sistemica, persistano a lungo anche dopo la chiusura dei seggi. Tuttavia, sebbene le attuali manovre politiche delle autorità possano garantire una stabilità a breve termine, sottovalutare la capacità di agire degli algerini sarebbe un errore. Le proteste dell’Hirak, in cui milioni di persone scendevano in piazza ogni venerdì, potrebbero essere per ora un ricordo del passato, ma le loro rivendicazioni originarie non sono scomparse e potrebbero riesplodere in futuro, in maniera tanto più drammatica quanto sarà bassa la fiducia dei cittadini nel sistema politico.
IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE
L’ Algeria è una repubblica costituzionale semipresidenziale , in cui il presidente dell’Algeria è capo di stato mentre il primo ministro algerino è il capo del governo . Il potere esecutivo è esercitato dal governo. Il potere legislativo spetta sia al governo che alle due camere del parlamento cioè l’Assemblea Nazionale del Popolo e il Consiglio della Nazione .
Il presidente viene eletto direttamente a suffragio universale. Se nessun candidato ottiene più del 50% dei voti viene effettuato un secondo turno di ballottaggio tra i due candidati più votati al primo turno. In base alla costituzione del 2016 Un presidente può essere eletto al massimo per due mandati.
L’Assemblea Nazionale del Popolo è la camera bassa del parlamento algerino. È composta da 407 membri eletti con sistema proporzionale in 77 circoscrizioni. Queste comprendono le 69 province (wilaya) del paese e otto zone elettorali che rappresentano la diaspora. A ciascuna circoscrizione viene assegnato un numero di seggi in base alla sua popolazione: un seggio per ogni segmento di 120.000 abitanti, più un seggio per ogni segmento rimanente di 60.000 abitanti, con un minimo di tre seggi per circoscrizione. Il sistema elettorale prevede anche il voto di preferenza e una soglia a livello circoscrizionale del 5% dei voti espressi per ottenere seggi.
Il Consiglio della Nazione è la camera alta del parlamento algerino . È composto da 174 membri, dei quali 116 eletti indirettamente per un mandato di 6 anni e 58 nominati dal presidente.
Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica l’ Algeria come un “regime autoritario” al livello di paesi tipo Angola, Libano, Gabon e Mauritania.
Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti e i principali partiti politici.
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