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Giugno 30, 2026

IL GIRAMONDO – Elezioni parlamentari in Algeria, “Le Pouvoir” si rafforza, ma i problemi del paese rimangono irrisolti

LA STORIA POLITICA

L’Algeria moderna nasce nel 1962, alla fine della guerra d’indipendenza contro la Francia.  A capo del movimento indipendentista vi era il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) formazione di sinistra nazionalista,  che per 8 anni portò avanti una guerriglia brutale  alla quale l’esercito francese rispose con gravi rappresaglie e repressioni.  L’indipendenza dell’Algeria fu molto più difficoltosa rispetto a quella di altre colonie francesi in Africa, a causa della presenza di una forte comunità di origine francese stabilmente residente in Algeria, che dopo l’indipendenza furono costretti ad emigrare in Francia (i cosiddetti “pieds-noirs”).  Si stima che tra 350.000 e 1 milione di algerini morirono durante la guerra, la quale devastò anche l’economia del paese, in particolare a causa dell’emigrazione dei “pieds-noirs”, che costituivano il grosso della classe educata del paese, lasciando l’Algeria a corto di medici, ingegneri, insegnanti e uomini di legge.

Con due referendum popolari fu dichiarata l’indipendenza del paese e promulgata una costituzione.  Nel 1963 fu eletto il primo presidente dell’Algeria, il socialista  Ahmed Ben Bella, militante dell’FLN, che, ispirandosi all’Egitto di Nasser, confiscò tutti i beni appartenenti agli europei non solo francesi, ma anche spagnoli e italiani) che avevano lasciato il paese. Dopo il varo di una seconda costituzione,  Ben Bella fu confermato al potere, unendo le funzioni di Capo di Stato, Capo di Governo e comandante supremo delle forze armate.  L’Algeria era di fatto un regime a partito unico, con il FLN che deteneva tutti i seggi in parlamento. Una fazione del partito contraria alle tendenze autoritarie di Ben Bella, guidata da  Hocine Aït-Ahmed lasciò l’Assemblea Nazionale  fondando un movimento di resistenza clandestino, il Fronte delle Forze Socialiste (FFS) che iniziò una ribellione armata contro il regime di Ben Bella.

Nel 1965 il ministro della difesa, il generale  Houari Boumédienne depose Ahmed Ben Bella con un colpo di stato militare rapido e incruento.  Ben Bellanon fu messo agli arresti domiciliari dove sarebbe rimasto fino al 1980. Boumédiène concentrò il potere nell’esecutivo, eliminando progressivamente le opposizioni; abolite la Costituzione e le istituzioni politiche del paese, le rimpiazzò con un Consiglio Rivoluzionario (di fatto una dittatura militare).

Durante gli anni del suo regime,  Boumédienne  attuò politiche islamiche socialmente conservatrici reprimendo allo stesso tempo tutti i gruppi politici islamici di opposizione. Negli anni ’70 le garanzie costituzionali vennero gradualmente ripristinate. Tale processo culminò con l’adozione di una nuova Costituzione nel 1976 che reintrodusse la carica di presidente della Repubblica. Boumédiène rimase l’indiscusso leader algerino fino alla sua morte, avvenuta nel 1978.

Il suo successore,  il colonnello Chadli Bendjedid, era un ex-militare politicamente moderato,  che portò avanti il cammino dell’Algeria verso un sistema democratico multipartitico.  Nel 188 ci furono gravi sommosse popolari contro il regime, che furono duramente soppresse, ma che costrinsero Bendjedid ad accelerare il processo di democratizzazione. Le prime libere elezioni, quelle per i consigli comunali del 1990,  furono vinte dal Fronte Islamico di Salvezza (FIS), una formazione islamica conservatrice, che ottenne oltre il 50% dei voti, superando il FLN.  Il 26 dicembre del 1991 si tenne il primo turno delle elezioni parlamentari. Il FIS ottenne il 47,3% dei voti seguito dal FLN con il 23,4% e dal FFS con il 7,4%.

Tra il primo e il secondo turno delle elezioni, i capi dell’esercito, che temevano la vittoria del FIS alle elezioni, organizzarono un colpo di stato militare che costrinse Bendjedid a dimettersi e annullò  le elezioni impedendo il turno di ballottaggio.

Fu formata una giunta militare, a capo della quale fu messo Mohamed Boudiaf, un nazionalista di sinistra oppositore del FLN. Il FIS fu messo fuorilegge, fu dichiarato lo stato di emergenza e migliaia di militanti del FIS e degli altri partiti di opposizione furono arrestati.  Questo provocò uno spostamento del FIS verso posizioni ancora più fondamentaliste e la nascita di un’opposizione armata al regime, che sarebbe poi sfociata in una sanguinosa guerra civile durata 10 anni che avrebbe provocato circa 150’000 vittime.

Nel giugno 1992 Buodiaf, che era entrato in contrasto con i militari, fu ucciso da una sua guardia del corpo. Al suo posto fu nominato un politico del FLN, Ali Kafi, che poi fu sostituto dal generale Liamine Zéroual. Nel 1995 furono organizzate elezioni presidenziali per permettere a Zéroual di essere formalmente eletto presidente. Nel 1997 si tennero elezioni parlamentari, controllate dal regime militare, dove il partito fondato da Zéroual, il Raggruppamento Nazionale Democratico (RND) ottenne la maggioranza relative dei voti, seguito dal Movimento della Società per la Pace (MSP), un partito islamico moderato alleato del regime e dal Fronte di Liberazione Nazionale, anch’esso allineato al regime militare.  Nelle elezioni presidenziali del 1999 le lotte interne tra i vari clan che dominavano il governo algerino costrinsero Zéroul a rinunciare ad un secondo mandato e al suo posto fu eletto l’ex ministro degli esteri Abdelaziz Bouteflika, che sarebbe poi rimasto capo di stato fino al 2019. Negli anni successivi, nonostante che l’Algeria fosse formalmente una democrazia pluripartitica, di fatto il potere rimase  nelle mani dei generali e dell’élite economico-militare che circondava Bouteflika, denominata “le pouvoir“.

Nel febbraio 2019, dopo 20 anni in carica, Bouteflika,  pur essendo in pessime condizioni di salute,  annunciò che avrebbe cercato un quinto mandato. Ciò suscitò un diffuso malcontento che portò a vaste proteste di piazza contro il regime, il cosiddetto “Movimento Hirak“.  Bouteflika fu quindi costretto a dimettersi  e nel dicembre 2019 si tennero nuove elezioni presidenziali (ampliamenete boicottate dai partiti di opposizione)  dove fu  eletto con il 58% dei voti l’ex primo ministro Abdelmadjid Tebboune, candidato formalmente indipendente, ma appoggiato dal FLN.

Una volta in carica Tebboune iniziò un processo di revisione costituzione. Le modifiche alla costituzione furono approvate in un referendum popolare tenutosi nel novembre 2020.  Le proteste popolare si spensero lentamente anche a causa delle restrizioni legate alla pandemia di Covid-19, permettendo a Tebboune di consolidare il suo potere.

 

Nelle prossime pagine, gli sviluppi politici recenti,  i risultati delle ultime elezioni e i principali partiti politici.

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