Le elezioni parlamentari del 2021, boicottate da vari partiti di opposizione, videro un crollo dell’affluenza che scese al 23%. Il Fronte di Liberazione Nazionale si confermò come primo partito del paese, pur perdendo oltre 60 seggi rispetto alle elezioni precedenti. Anche i suoi alleati del Raggruppamento Nazionale democratico ebbero un forte calo, scendendo da 100 a 58 seggi. Oltre 80 furono i candidati indipendenti presenti in parlamento (quasi tutti filogovernativi), mentre gli islamisti moderati del Movimento della Società per la Pace raddoppiarono i loro seggi arrivando a 65. La tenuta del FLN sorprese molti osservatori, dato che il partito — al potere ininterrottamente dall’indipendenza nel 1962 — era considerato compromesso fino al collasso per la sua stretta associazione con l’era Bouteflika, e veniva descritto da più parti come politicamente “moribondo”. Il nuovo parlamento ha sofferto da subito di un evidente deficit di legittimità democratica, proprio per il livello di partecipazione. Le istanze del Hirak — fine dell’influenza militare sulla politica, assemblea costituente, transizione democratica reale — sono rimaste di fatto inascoltate, e il voto ha segnato piuttosto l’inizio di quella fase di consolidamento autoritario sotto Tebboune che si è poi protratta negli anni successivi.
Gli anni seguenti hanno visto un progressivo irrigidimento dello spazio pubblico, accompagnato da un rafforzamento della posizione di Tebboune sul piano interno ed esterno. Sul fronte regionale, nell’agosto 2021 Algeri interrompe le relazioni diplomatiche con il Marocco, citando le rivelazioni sullo spyware Pegasus, il sostegno marocchino alle istanze indipendentiste in Cabilia e la posizione di Rabat sul Sahara Occidentale, il che porta alla sospensione anche del transito di gas attraverso il gasdotto Maghreb-Europa. Sul piano economico, l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 si rivela un’inattesa boccata d’ossigeno per Algeri: il paese diventa uno dei principali fornitori di gas naturale dell’Unione Europea, con accordi rilevanti come quello da 4 miliardi di euro firmato con l’Italia nel luglio 2022. Questa rendita energetica permette a Tebboune di finanziare politiche sociali popolari — aumenti salariali, pensioni, cancellazione di debiti giovanili che aumentano il suo consenso, in particolare tra la popolazione giovanile. Contestualmente, però, lo spazio per il dissenso si restringe ulteriormente: i partiti di opposizione vengono marginalizzati o sospesi, la stampa indipendente subisce chiusure, e i casi di detenzione di attivisti e giornalisti si moltiplicano.
Risultati delle elezioni presidenziali del 2024
Nelle elezioni presidenziali del settembre 2024 Tebboune si è presentato per un secondo mandato e viene riconfermato con un margine schiacciante, l’84,3% dei voti in un’elezioni che si è svolta in un clima di repressione e con un’informazione imbavagliata, senza un vero dibattito politico.
Alla vigilia di queste elezioni parlamentari l’Algeria si presenta come un sistema che ha sostanzialmente riassorbito la spinta del movimento Hirak senza però risolverne le cause profonde: il potere resta concentrato attorno alla presidenza, ai vertici militari e al FLN, con un’opposizione parlamentare presente ma in un contesto elettorale di repressione e mancanza di trasparenza. Sul piano economico, il paese resta fortemente dipendente dagli idrocarburi, che pesano per circa il 93% delle esportazioni di prodotti e il 38% delle entrate di bilancio, una dipendenza che rende l’intera architettura di stabilità sociale vulnerabile alle oscillazioni dei mercati energetici globali.
Nelle prossime pagine, i principali partiti politici.
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