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IL GIRAMONDO – Elezioni parlamentari in Bulgaria – 4 Aprile

LA STORIA POLITICA RECENTE

La Bulgaria democratica moderna inizia nel 1990 con la fine dei regimi comunisti dell’Europa dell’Est alleati  dell’Unione Sovietica.  Dopo il crollo del Muro di Berlino,  a Sofia furono organizzate manifestazioni popolari per chiedere una riforma politica. Il regime comunista rispose votando alla fine per la rimozione di Todor Zhivkov come capo del partito comunista e del paese e sostituendolo con Petar Mladenov , ma questo non bastò a soddisfare le richieste dell’opposizione. Nel febbraio 1990 il Partito Comunista decise di cambiare il proprio nome in Partito Socialista Bulgaro (PSB) e ad indire libere elezioni di un’assemblea costituente per il giugno 1990, le prima dal 1931.  Il Partito Socialista, che ancora aveva in mano le leve del potere, riuscì ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, seguito dal partito conservatore Unione delle Forze Democratiche (SDS). Nel luglio 1991 fu adottata una nuova costituzione, che prevedeva un regime parlamentare democratico e  l’elezione diretta del presidente.

Nel 1991 si tennero le prime elezioni parlamentari con la nuova costituzione che videro la vittoria di misura dei conservatori dell’SDS. Primo Ministro fu nominato  Philip Dimitrov,  primo capo di governo non comunista democraticamente eletto dal 1947. Nel 1992 si tennero le prime elezioni presidenziali dirette, che videro la vittoria  del leader dell’SDS Zhelyu Zhelev.

Come gli altri regimi post-socialisti dell’Europa orientale, la Bulgaria ebbe a che fare con una transizione al capitalismo piuttosto dolorosa e non facile come previsto. Il governo di centrodestra decise la privatizzazione dei terreni agricoli, delle proprietà e dell’industria,  ma questi provvedimenti  portarono ad una massiccia disoccupazione. dato che una buona parte delle aziende, senza più il  supporto dello stato, fallirono, essendo incapaci di modernizzarsi in pochi mesi.  Lo scioglimento della rete  di controllo del regime comunista sulla società civile portò ad un drammatico aumento della criminalità comune e organizzata.  Questo portò  al furto di massa di capitali, macchinari, materiali e persino mobili dalle aziende appena privatizzate. Il caos politico e sociale portò alle dimissioni di Dimitrov, sostituito da un primo ministro tecnico, Lyuben Berov.

Gli ex comunisti del PSB, sfruttando il malcontento  popolare contro le riforme economiche liberiste  riuscirono a vincere le elezioni del 1994  e Zhan Videnov del Partito Socialista Bulgaro fu nominato primo ministro. Videnov era molto giovane quando diventò  Primo Ministro e la sua incapacità di mostrare forza politica e la sua incompetenza fu presto riconosciuta dalle persone che lo circondavano che ne approfittavano per i propri scopi e arricchimento personale. Questo contribuì’ ad esacerbato le condizioni economiche. Il governo era chiaramente non sostenuto dai paesi occidentali e quindi la politica estera bulgara ne soffrì gravemente, nel 1996 l’economia cadde in iperinflazione e molte banche fallirono. Nelle elezioni presidenziali di quell’anno fu eletto il candidato del centrodestra Petar Stoyanov. Nel 1997 il governo socialista dovette dimettersi dopo un mese di proteste a livello nazionale e furono indette elezioni politiche anticipate, in cui il centrodestra dell’SDS ottenne la maggioranza assoluta dei seggi. Nuovo primo ministro fu nominato Ivan Kostov.

Con il nuovo governo conservatore ci fu un netto miglioramento dell’economia bulgara, tuttavia il governo fu coinvolti in gravi casi di corruzione e si dimostrò incapace di migliorare la situazione delle fasce sociali che erano state maggiormente danneggiate dalla crisi economica. Una buona parte dell’elettorato, deluso sia dai socialisti che dal centrodestra,   alle elezioni politiche del 2001 decise di affidarsi a Simeon Saxe-Coburg-Gotha, che era stato l’ultimo re di Bulgaria dal 1943 al 1946 con il nome di Simeone II.  Il suo partito, il Movimento Nazionale Simeone II (NDSV,  liberalconservatori populisti) ottenne 120 seggi su 240, permettendo a Simeone II di diventare primo ministro. Pochi mesi dopo Peter Stoyanov fu battuto alle elezioni presidenziali dal candidato socialista Georgi Parvanov, il quale fu poi confermato per un secondo mandato alle elezioni presidenziale del 2006.

Il governo di Simeone II spostò la Bulgaria su posizioni nettamente filo-occidentali, ponendo le basi per l’adesione della Bulgaria alla NATO nel 2004 e all’Unione Europea nel 2007.  Le condizioni economiche e politiche del paese migliorarono visibilmente, anche se i livelli di corruzione e criminalità rimasero alti, mentre rimanevano pesanti i problemi della sanità e dell’istruzione pubblica.  Nelle elezioni del 2005 il Movimento Nazionale perse consensi, scendendo in seconda posizione,  superato da una coalizione di partiti di sinistra capeggiata dal partito socialista, mentre in terza posizione arrivò il partito rappresentante della minoranza turca, il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS). Poiché nessuno dei partiti aveva la maggioranza e si era alla vigilia dei negoziati per l’adesione alla UE, fu formata una “grande coalizione” tra BSP, NDSV e DPS, guidata dal socialista Sergei Stanishev. Sebbene divisi da profonde differenze ideologiche e politiche, i tre partiti erano uniti da un obiettivo importante: realizzare le riforme necessarie per entrare nell’Unione Europea. Ma l’amministrazione inefficace e la corruzione ad alto livello rimasero gravi problemi che limitavano l’ingresso di imprese straniere e imprenditori nel paese.  

Gli elettori bulgari, disillusi da quella che vedevano come una spartizione di potere da parte della “casta” politica, alle elezioni parlamentari del 2009 si affidarono al leader populista  Boyko Borisov, ex guardia del corpo del leader comunista Todor Zhivkov, che aveva fondato una compagnia privata di security  (in realtà dedicata al riciclaggio di denaro sporco). Dopo essere stato eletto in parlamento nel partito di Simeone II, era diventato Sindaco di Sofia per poi fondare  un proprio partito, il GERB (Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria).  Le elezioni furono un trionfo per il GERB, che ottenne 117 seggi su 240, permettendo a Borisov di essere nominato primo ministro. Una volta al governo Borisov diede il via ad un’importante opera di privatizzazioni,  riducendo il deficit dello stato grazie al taglio dei sussidi alle imprese statali. Anche il sistema educativo fu liberalizzato,  dando impulso alla nascita di scuole ed università private. Nel 2011 il candidato del GERB, Rosen Plevneliev, fu eletto presidente della  Bulgaria.

Nel 2012, a seguito della crisi economica che aveva colpito l’Europa, furono adottate misure di austerità e di stabilità fiscale, incoraggiate dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, che si dimostrarono estremamente impopolari. Questa situazione, associata a casi di corruzione all’interno del governo, scatenò molteplici proteste di piazza che portarono alla caduta del governo e ad elezioni anticipate. Il GERB, pur perdendo 20 seggi, rimase primo partito del paese, ma Borisov fu  sostituito da un primo ministro “tecnico” Plamen Oresharski, appoggiato dal Partito Socialista e dal DPS. Il nuovo governo tuttavia non fu bene accorto dai sostenitori di Borisov, che portarono avanti una  aggressiva opposizione sia in parlamento che nel paese, sfociata in enormi proteste di piazza che l’anno successivo portarono alla caduta del governo e a nuove elezioni anticipate.

Le elezioni del 2014 videro un’ulteriore perdita di consensi per il GERB, ma un calo ancora più accentuato per il Partito Socialista che scese al suo minimo storico con il 15..4% dei voti.  Borisov fu in grado di tornare al governo grazie ad un accordo con il Blocco Riformista, un alleanza di partiti di centrodestra, il Fronte Patriottico, alleanza di partiti di destra e l’Alternativa per la Bulgaria, un partito  nato da una scissione del PSB guidata dall’ex presidente Giorgi Parvanov. Alle elezioni presidenziali del 2016 la candidata del GERB, Tsetska Tsacheva, fu battuta a sorpresa al secondo turno da un candidato indipendente filorusso, l’ex generale Rumen Radev, appoggiato al secondo turno dal Partito Socialista.  Borisov, che aveva promesso di dimettersi nel caso che la sua candidata non fosse stata eletta presidente, provocò una crisi di governo che portò’ il paese ad elezioni anticipate nel Marzo 2017. Sia il GERB che il PSB recuperarono consensi, tornando a risultati simili a quelli del 2013. Dopo le elezioni Borisov raggiunse un accordo con Patrioti Uniti, una coalizione di partiti di destra ed estrema destra, che gli permise di rimanere a capo del governo.

 

 

Nelle prossime pagine gli sviluppo politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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