Sono una decina la case sondaggistiche che hanno effettuato sondaggi per queste elezioni. I dati sono abbastanza omogenei per quanto riguarda le linee di tendenza dei grandi partiti, ma lasciano grossi dubbi sui risultati dei partiti minori che rischiano di non superare lo sbarramento del 4% necessario per entrare in parlamento. Il GERB di Borisov è dato in ribasso e dovrebbe perdere 4-5 punti rispetto al 2017, attestandosi intorno al 28%. Peggio andrebbe al Partito Socialista, che è dato in calo, di circa 6 punti, il che lo farebbe scendere sotto al 22% dei voti. Il nuovo partito populista ITN alla sua prima uscita elettorale otterrebbe circa il 13% dei voti, sottraendo quindi la terza posizione al DPS che si attesterebbe intorno all’ 11-12%, in aumento di circa 2-3 punti rispetto a 4 anni fa. Grossa incognita sarà il risultato dei partiti di destra radicale alleati di Borisov. Dopo la dissoluzione di Patrioti Uniti, il partito più importante del gruppo, l’IMRO è dato poco sopra la soglia del 4%. Un altro partito populista di destra, Voyla, che appoggia dall’esterno il governo uscente, potrebbe non essere in grado di tornare in parlamento. La nuova alleanza di centrodestra liberale “Bulgaria Democratica” è data circa al 6% dei voti, mentre quella di centrosinistra liberale “Alzati.BG” è intorno al 5% dei voti, comunque vicina alla soglia di sbarramento.
La questione principale è chi governerà con chi dopo le elezioni, poiché i principali partiti (GERB, PSB e ITN) hanno apertamente rifiutato qualsiasi alleanza post-elettorale tra di loro. In tali circostanze, o viene fatto un’accordo di coalizione tra due di questi partiti smentendo le promesse elettorali o si rischiano elezioni anticipate in autunno in coincidenza con quelle presidenziali. Le esperienze di situazioni simili del 2001, 2005 e 2014 suggeriscono che il primo sia il risultato più probabile. Se ITN mantiene ferma la propria posizione e se non si trovano i numeri o per maggioranza di centrodestra o centrosinistra che includa il DPS, potrebbe essere possibile la creazione di una “grande coalizione” tra GERB e BSP, che però sarebbe destinata a dividersi pochi mesi dopo nel momento in cui si dovrà votare per le elezioni presidenziali. A sfidare il presidente uscente Rumen Radev, sostenuto dal BPS, potrebbe essere lo stesso Borisov in persona. Una cosa è certa: la politica bulgara rimarrà incerta per i prossimi mesi.
Questo è tutto anche per oggi. I risultati saranno commentati come sempre dai nostri egregi collaboratori della Redazione BiDiMedia.
Vi ricordo le prossime importanti scadenze elettorali: le elezioni presidenziali in Peru dell’11 aprile e quelle parlamentari in Albania del 25 aprile.
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