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IL GIRAMONDO- Elezioni presidenziali in Polonia: una speranza per l’opposizione o un ulteriore passaggio verso un regime autoritario?

LA STORIA POLITICA

La Polonia fu il primo a paese del blocco comunista dell’Europa dell’Est ad organizzare elezioni parzialmente libere nel 1989, prima ancora del  crollo del Muro di Berlino. La lista di Solidarnosc, guidata dal premio Nobel Lech Walesa ottenne 161 seggi su 460 alla camera e 99 seggi su 100 al senato. Il Partito Operaio Unificato Polacco (POUP), del generale Wojciech Jaruzelski, partito che era stato al potere per 40 anni, ottenne 171 seggi alla camera solo grazie ad un accordo pre-elettorale con Solidarnosc. Il regime comunista tentò di formare un governo di unità nazionale, ma l’intransigente l’opposizione di Walesa fece fallire le trattative. Il 24 Agosto 1989 fu quindi inaugurato un governo monocolore di Solidarnosc, guidato dal Tadeusz Mazowiecki, primo capo di governo polacco non comunista dal 1944.  Nel 1990 ci furono le prime elezioni presidenziali a suffragio universale che videro la vittoria di Lech Walesa, che sostitui Jaruzelski. Il regime comunista era quindi stato smantellato in maniera del tutto pacifica.

Nel 1991 si tennero elezioni parlamentari totalmente libere, che videro un panorama politico molto frammentato. Il maggior numeri di seggi andò all’Unione Democratica (UD), partito liberale fondato da Mazowiecki, seguita dall’Unione della Sinistra Democratica (SLD) partito socialdemocratico fondato dopo la  dissoluzione del POUP e guidato da Aleksander Kwaśniewski, dalla destra di Azione Elettorale Cattolica, dai conservatori dell’Alleanza Civica di Centro, guidata dai gemelli Lech e Jarosław Kaczyński e dagli agrari del Partito Popolare Polacco (PSL).   Nei due anni successivi si susseguirono vari governi di coalizione di centrodestra.

Le elezioni del 1993 videro a sorpresa la vittoria della sinistra dell’SLD. Si formò quindi una  una coalizione di centrosinistra tra SLD e PSL, guidata dal leader del PSL Waldemar Pawlak.  Le relazioni tra Pawlak e il presidente Walesa furono subito conflittuali, tanto che nel 1995 Pakwal dovette cedere il posto di primo ministro ad un esponente dell’SLD. Walesa durante gli anni della presidenza si era dimostrato incapace di collaborare con le varie forze politiche e la sua popolarità ne aveva risentito, tanto che nelle elezioni presidenziali del 1995 fu sconfitto a sorpresa  da Kwaśniewski.  

Nel 1997 fu promulgata una nuova costituzione, che garantiva i diritti delle minoranze nazionali ed etniche, in particolare di quella tedesca. Le elezioni del 1997 l’SLD, pur aumentando i propri voti, fu sconfitto da una coalizione di partiti di centrodestra, chiamata Azione Elettorale Solidarnosc (AWS) che formò un governo assieme ai liberali dell’Unione della Libertà (UW).  Nel 2000 Kwaśniewski.  fu rieletto presidente.

I conflitti interni al blocco di centrodestra portarono al crollo del consenso elettorale della coalizione AWS, la quale alle elezioni del 2001 non riuscì neanche a superare la soglia per entrare in parlamento, permettendo all’SLD di ottenere una vittoria schiacciante con 216 seggi su 460 e di tornare al governo in coalizione con il PSL. Nel 2004 la Polonia entrava a far parte dell’Unione Europea.

Nonostante l’ampio sostegno popolare per l’adesione all’UE,  il governo perse rapidamente popolarità a causa dell’incompetenza di alcuni ministri e della forte opposizione populista portata avanti dalla destra dei gemelli Kaczyński.
Nell’autunno del 2005 i polacchi votarono alle elezioni parlamentari e presidenziali. Il risultato fu una netta svolta a destra dell’elettorato. Il partito nazionalconservatore Dirittoe Giustizia (PiS) guidato da Jaroslav Kaczyński  ottenne il 27% dei voti, seguito dal partito liberalconservatore  Piattaforma Civica (PO), guidata da Donald Tusk con il 24%.  Nelle elezioni presidenziali Lech Kaczynski sconfisse a sorpresa Donald Tusk, nonostante i sondaggi sfavorevoli.

Il PiS formò quindi un governo di minoranza guidato da Kazimierz Marcinkiewicz, appoggiato da altri partiti di destra minori, lasciando all’opposizione sia PO che i partiti di centrosinistra. Dopo pochi mesi Jaroslaw Kaczyński sfiducio’ Marcinkiewicz e divenne lui stesso primo ministro. Adesso i gemelli Kaczyński erano di fatto i padroni della Polonia.

Il governo Kaczyński fu estremamente controverso. Fu istituito un ufficio anticorruzione con vasti poteri dipendente direttamente dal governo che fu accusato di non essere imparziale e di perseguire solo gli oppositori del governo anche con accuse prive di fondamento. Le relazioni con la UE peggiorarono decisamente a causa delle posizione nettamente euroscettiche del governo. I rapporti con gli alleati di governo diventarono sempre più burrascosi tanto che nel 2007 furono indette elezioni anticipate che furono vinte dalla Piattaforma Civica di Donald Tusk che divenne primo ministro a capo di una coalizione con il PSL.

Il 10 Aprile 2010 il presidente Lech Kaczyński moriva in un incidente aereo nei pressi della città russa di Smolenk assieme ad altri alti funzionari dello stato.   Furono organizzate elezioni presidenziali anticipate a cui partecipò Jaroslaw Kaczyńsk, che fu però battuto al ballottagio dal candidato di PO,  Bronisław Komorowski.

Nelle elezioni del 2011, la coalizione PO-PSL mantenne la maggioranza in parlamento e Donald Tusk, con una chiara agenda pro-europea, diventò il primo Primo Ministro polacco ad essere rieletto nella Polonia post-comunista. Nel 2014 Tusk divenne Presidente del Consiglio Europeo. Nel frattempo tuttavia  il PiS ricominciava a salire nei sondaggi, grazie ad una forte mobilitazione dei gruppi nazionalisti euroscettici e all’appoggio dei settori più conservatori della chiesa cattolica, tra cui la controversa Radio Marija, emittente cattolica nota per le sue trasmissione xenofobe e antisemite.

Nelle elezioni presidenziali del maggio 2015, Komorowski fu sconfitto di misura al ballottaggio dal candidato di Pis Andrzej Duda e nelle successive elezioni politiche dell’Ottobre dello stesso anno il PiS riuscì, pur con solo il 37,8% dei voti, ad ottenere la maggioranza assoluta nel parlamento e a formare un governo monocolore.

Per la prima volta dalla caduta del comunismo un unico partito aveva il pieno controllo del parlamento, del governo e della presidenza della Repubblica.

Nelle elezioni dell’Ottobre 2015 solo 5 partiti riuscirono ad entrare nel Sejm.  A causa del sistema elettorale, che prevede una soglia del 5% per i singoli partiti e dell’8% per le coalizioni, per la prima volta dalla caduta del comunismo nessun partito di sinistra riuscì ad entrare in parlamento. Anche la destra nazionalista di Korwin rimase per un soffio sotto la soglia di sbarramento.  Il PiS, quindi con solo il 37,6% dei voti ottenne la maggioranza assoluta dei seggi e fu in grado di governare da solo.  Beata Szydło, fedele alleata di Jaroslav Kaczyński   fu nominata primo ministro, per poi essere sostituita nel 2017 da Mateusz Morawiecki .

Il PiS di Jaroslav Kaczynski aveva la maggioranza assoluta in parlamento, controllava tutti i ministeri del governo e aveva la presidenza delle Repubblica.  Kaczynski era quindi diventato l’uomo più potente della Polonia dai tempi del regime del generale Jaruzelski.  Per assicurare ulteriormente il potere del suo partito sul paese, Kaczynski ha cercato di prendere il controllo della magistratura e dell’informazione.

Una delle prime azioni del nuovo governo fu rimuovere 5 giudici de Tribunale Costituzionale nominati dal precedente governo e sostituirli con simpatizzanti del PiS. Inoltre fece in modo che le decisione della Corte fossero valide solo se votate da almeno 9 menbri su 15.  L’elezione del Consiglio Superiore della Magistratura  fu modificata in modo che 15 dei suoi 25 membri fossero nominati dal governo. Tali iniziative furono criticate dalla UE, in quanto lesive dello stato di diritto.  Successivamente furono approvati emendamenti al codice elettorale che minavano l’indipendenza della Commissione Elettorale Nazionale, spostando molte delle sue responsabilità  verso istituzioni controllate dal PiS. In seguito una nuova legge ha imposto un abbassamento immediato dell’età pensionabile dei giudici della Corte Suprema, il che avrebbe permesso al governo di sostituire 27 giudici su 73. La Corte di GIustizia Europea ha quindi imposto alla Polonia di sospendere la legge. Nel 2018, il parlamento ha approvato una legge che prevede la reclusione fino a tre anni a chi contesta la versione ufficiale del governo sulla complicità polacche nell’Olocausto. A causa delle proteste internazionali, la pena è stata ridotta ad una multa in denaro.  Il governo ha poi obbligato le aziende controllate dallo stato a non fare pubblicità sui giornali di opposizione. Il PiS ha preso il controllo della tv e radio pubblica Tvp dove  300 giornalisti, presentatori e operatori sono stati licenziati o costretti alle dimissioni.  I media privati sono spesso citati in giudizio dal PiS per diffusione di “notizie false” e costretti a pagare forti multe dai tribunali. Infine il PiS ha iniziato a fare pressione su imprenditori “amici” per acquistare i media di opposizione, creando una situazione simile a quella ungherese, dove negli ultimi anni la gran parte dei media è finita nelle mani di personaggi politicamente vicini al primo ministro Orban.

 

Nelle prossime pagine, gli sviluppo politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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