Sicuramente positiva è la rielezione in Austria del presidente uscente, l’ambientalista Alexander Van der Bellen che ha nettamente sconfitto direttamente al primo turno Walter Rosenkranz, candidato della destra xenofoba del FPÖ. Una buona notizia viene dalla Bosnia-Erzegovina dove 2 dei 3 presidenti federali eletti appartengono a formazioni di centrosinistra europeiste che hanno sconfitto i candidati nazionalisti croati e bosniacchi dell’SDA e dell’HDZ. Purtroppo lo stesso non si puo’ dire per la Repubblica Srpska, dove la presidenza è andata al nazionalista serbo filorusso Milorad Dodik.
in Portogallo le elezioni parlamentari hanno confermato il governo del primo ministro uscente, il socialista Antonio Costa, che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, anche se tuttavia hanno segnalato la preoccupante ascesa della destra populista di Chega. Conferma anche del governo laburista di Robert Abela a Malta,
In Danimarca, dove ci erano tenute elezioni anticipate a causa di una crisi di governo, il partito socialdemocratico della prima ministra Mette Frederiksen ha aumentato i propri consensi, sconfiggendo il tentativo dei partiti di centrodestra e destra nazionalista xenobofa di allersi per andare al potere. Tuttavia dopo le elezioni la Prima Ministra ha deciso di cambiare partner di maggioranza. Mentre prima infatti guidava un governo di minoranza sostenuto dai partiti di sinistra e centrosinistra, adesso guiderà un governo centrista formato da sociademocratici, moderati (centristri) e Venstre (iberali di centrodestra) con l’appoggio esterno di Radikale Venstre (liberali di centrosinistra).
Ci sono stati anche dei significativi cambi di maggioranza di metà legislatura, ad esempio in Montenegro, dove il primo ministro uscente, il conservatore filoserbo Zdravko Krivokapic è stato sostituito dal liberale ecologista europeista Dritan Abazović. Tuttavia dopo pochi mesi anche Abazović ha perso la maggioranza e il paese resta in attesa di un nuovo governo. Cambio di maggioranza pure in Estonia dove la prima ministra Kaja Kallas che era a capo di coalizione di governo formata da ERE (liberali) ed EKE (centristi populisti) forma un nuovo governo, che comprende ERE, Isaama (conservatori) e il Partito Socialdemocratico. In Slovacchia è caduto il governo uscente di centrodestra e probabilmente si andrà verso elezioni anticipate ad inizio anno.
Fuori dall’Europa ci sono da notare alcuni passaggi pacifici di potere in paesi in passato democraticamente instabili come l’elezione dell’ex presidente José Ramos-Horta alla presidenza di Timor Est e il cambio di governo in Leshoto. Anche in Nepal, paese che fino a pochi anni fa era scosso dalla guerra civile, ci sono state libere elezioni che hanno visto un rocambolesco cambio di alleanze. Il governo di centrosinistra uscente del primo ministro Sher Bahadur Deuba del Partito del Congresso, appoggiato da vari partiti di sinistra ed estrema sinistra, compreso il Partito Comunista del Nepal (Centro Maoista) dell’ex leader guerrigliero Prachanda, mentre il maggior partito di opposizione era il Partito Comunista del Nepal (Marxista-Leninista Unificato). Dopo le elezioni Prachanda ha abbandonato l’alleanza con il Partito del Congresso ed è stato eletto primo ministro a capo di un governo di coalizione che include i due maggiori partiti comunisti e altri partiti minori.
Per quanto riguarda le elezioni lamministrative e ocali, buoni i risultati complessivamente in varie elezioni regionali in Germania per i Verdi a cui sembra far bene l’esperienza di governo nazionale, che avanzano in Nordrhein-Westfalen, Schleswig-Holstein e Niedersachsen. In ribasso invece i loro alleati di governo, la SPD e la FDP, mentre la CDU ha risultati contrastanti. In Nordrhein-Westfalen si passa da una coalizione CDU-FDP ad una tra CDU e Verdi, in Schleswig-Holstein la coalizione uscente CDU-FDP+Verdi si restringe a CDU + Verdi, mentre in Niedersachsen la coalizione CDU-SPD cede il passo ad una composta tra SPD e Verdi.
Cambio di maggioranza alle Isole Faroe. Le elezioni del parlamento locale vedono l’avanzata del partito socialdemocratico locale e la sconfitta della coalizione di centrodestra al governo. Il leader socialdemocratico (ed ex premier regionale) Aksel V. Johannesen torna alla guida del governo con una coalizione che comprende oltre ai socialdemocratici la sinistra indipendentista di “Repubblica” e i liberali progressisti.
Si sono tenute anche le elezioni per l’Assemblea dell’Irlanda del Nord, che possiamo definire in un certo senso storiche dato che la sinistra nazionalista del Sinn Féin ha per la prima volta ottenuto la maggioranza relativa dei seggi nel parlamento regionale. Da notare anche l’avanzata dei liberali di Alliance, che è diventato il terzo partito dell’Ulster dopo il SF e la destra uniionista del DUP. Le elezioni non hanno tuttavia risolto la crisi politica creata dalle dimissioni lo scorso febbraio del First Minister Paul Givan del DUP che avevano portato l’Ulster sotto il controllo diretto del governo di Londra. Il DUP rifiuta di formare un’accordo di governo con il SF (dove il SF avrebbe la poltrona di First Minister) e si rischiano nuove elezioni anticipate.
Da segnalare infire il ritorno alla guida del governo in Irlanda dell’ex primo ministro Leo Varadkar del Fine Gael (conservatori liberali) che prende il posto di Micheál Martin del Fianna Fail (liberalconservatori) in seguito agli accordi di governo tra i due partiti di centrodestra per una rotazione a metà legislatura. Con Vardakar diventano tre i paesi europei attualmente guidati da un leader dichiaratamente gay (gli altri sono Lussemburgo e Serbia) e due (Irlanda e Gran Bretagna) quelli con un capo di governo di origine indiana.
Prima di passare alle scelte dei nostri followers vanno segnalate tre ottime notizie in Colombia, Malesia e Australia.
In Colombia è stato eletto per la prima volta un presidente di sinistra, l’ex sindaco di Bogotà ed ex guerrigliero Gustavo Petro. Nonostante i timori di molti colombiani che temono che un presidente di sinistra porti il paese alla rovina economica come il vicino Venezuela, Petro si sta dimostrando un abile amministratore. E’ riuscito a trovare una solida maggioranza in parlamento (coinvolgendo anche partiti di centrodestra) e vuole riformare il sistema ecomico colombiano, per portarlo verso un capitalismo “moderno”, dando una svolta ecologica all’economia, proteggendo la foresta amazzonica, e rendendo allo stesso tempo la società colombiana piu’ liberale, inclusiva e rispettosa delle diversità. Queste elezioni segnalano anche la fine politica dell’ex presidente di destra Alvaro Uribe, colui che, all’inizio degli anni ‘2000 aveva deciso di usare la forza per sconfiggere la guerriglia di sinistra delle FARC. Uribe, aveva cercato senza successo di cambiare la costituzione per farsi rieleggere alla presidenza e dopo la scadenza del suo mandato, era rimasto comunque il leader di fatto della destra colombiana e aveva pesantemente influenzato le politiche dei presidenti che gli erano succeduti.
In Malesia, che negli anni passati è stata funestata da corruzione, inefficienza, instabilità politica, estremismo islamico e discriminazione razziale, si sono svolte elezioni parlamentari che hanno portato all’elezione alla carica di primo ministro di Anwar Ibhraim, leader storico dell’opposizione liberale e democratica al regime nazionalconservatore del Barisan Nasional, la coalizione di partiti che era stata al potere ininterrrottamente dall’indipendenza del paese fino al 2019. La coalizione di opposizione Pakatan Harapan, formata da partiti liberali e rappresentanti delle minoranze etniche (in particolare di quella cinese), ha ottenuto la maggioranza relativa dei seggi il che ha permesso ad Anwar di essere incaricato di formare il nuovo governo, a capo di una vasta coalizione che comprende anche quel che resta del Barisan Nasional e vari partiti regionalisti, lasciando all’opposizione solo la coalizione di destra islamica e nazionalista Perikatan Nasional.
In Australia le elezioni parlamentari, hanno visto sconfitta della Coalizione Liberale-Nazionale do centrodestra del primo ministro Scott Morrison e la vittoria del Partito Laburista guidato da Anthony Albanese che è quindi diventato nuovo capo di governo. I laburisti tornano al potere dopo 9 di opposizione. L’Australia è uno dei principali produttori di carbone del mondo ed anche uno dei paesi più soggetti agli effetti del cambiamento climatico. Negli anni passati il paese è stato colpito da incendi ed inondazioni devastanti, oltre che a temperature record. Scott Morrison, noto per aver portato un pezzo di carbone in parlamento per dimostrare che era “innocuo” è stato accusato di ostacolare la riconversione energetica del paese verso energie rinnovabili. Il nuovo governo laburista invece ha promesso di portare la protezione del clima in cima alla propria agenda politica, cercando allo stesso tempo di non far pesare sugli strati piu’ deboli della popolazione le ricadute economiche della transizione ecologica.
Nella prossima pagina i “finalisti” per il miglior evento politico-elettorale del 2022.
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