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IL GIRAMONDO – Uno sguardo ad elezioni e sondaggi in giro per il mondo. Il calendario elettorale del 2026

File:Flag of Armenia.svg - Wikimedia Commons

ARMENIA

Elezioni parlamentari del 7 giugno.

Le elezioni parlamentari in Armenia rappresentano un appuntamento politico cruciale in un paese segnato da profonde tensioni interne e da crescenti preoccupazioni per la sicurezza nazionale e l’economia. I cittadini saranno chiamati a eleggere i membri dell’Assemblea Nazionale, i quali determineranno non solo la composizione del Parlamento ma anche la conferma o meno dell’attuale primo ministro e della direzione politica del paese.

Il partito di maggioranza uscente è Contratto Civile (centristi europeisti), guidato dal premier Nikol Pashinyan, che, dopo aver conquistato la maggioranza assoluta dei consensi nelle elezioni precedenti, punta ora a consolidare la propria posizione. Nonostante il partito risulti ancora tra i più votati nei sondaggi, con circa il 16–17 % delle intenzioni di voto secondo rilevazioni recenti, il sostegno è diminuito rispetto agli anni precedenti e riflette una diffusa sfiducia nell’establishment politico.

Tra le forze di opposizione si distingue l’Alleanza Armenia (conservatori filorussi) guidata dall’ex presidente Robert Kocharyan, che torna in scena con un programma molto critico nei confronti della gestione di Pashinyan, sostenendo politiche più orientate verso la sicurezza nazionale e rapporti più stretti con la Russia. Altri gruppi politici emergenti includono il movimento di Samvel Karapetyan, miliardario russo-armeno, imprenditore nel settore energetico, che in alcune indagini demoscopiche ha ottenuto un sorprendente 13 % di potenziale supporto, evidenziando la volatilità del quadro politico e la possibile frammentazione del voto.

I sondaggi mostrano però un forte scetticismo tra gli elettori: una larga maggioranza afferma di non fidarsi di nessun leader politico, mentre quasi la metà ritiene che il paese stia andando nella direzione sbagliata. Le principali preoccupazioni riguardano questioni di sicurezza e il confine con l’Azerbaigian, l’economia e la disoccupazione, oltre alla generale instabilità politica.

Il tema della pace e dei negoziati con l’Azerbaigian resta al centro del dibattito, con Pashinyan che punta su un’agenda di stabilizzazione mentre l’opposizione accusa la sua leadership di essere debole di fronte alle pressioni esterne. In un contesto dove nessuna forza politica sembra in grado di ottenere una maggioranza netta da sola, la possibile formazione di alleanze post-elettorali sarà fondamentale per determinare il prossimo governo armeno.

 

undefinedZAMBIA

Elezioni presidenziali e  parlamentari del 13 agosto.

I  cittadini dello Zambia saranno chiamati a scegliere il presidente della repubblica e a rinnovare il parlamento e le istituzioni locali.

L’attuale presidente è Hakainde Hichilema, leader del Partito Unito per lo Sviluppo Nazionale (UPND, liberali di centrodestra), che si candida per un secondo mandato dopo aver vinto le elezioni del 2021 e guidato il paese attraverso riforme economiche e negoziati con il Fondo Monetario Internazionale. Secondo sondaggi interni, Hichilema è ben posizionato nei consensi e, se l’elezione si tenesse oggi, potrebbe ottenere una larga maggioranza nel confronto diretto con avversari uniti.

Nel campo dell’opposizione, le forze politiche sono frammentate ma attive. L’alleanza Tonse Alliance, che negli ultimi anni aveva raccolto più partiti tra cui il Fronte Patriottico (PF, centrosinistra populista), aveva scelto l’ex presidente Edgar Lungu come candidato, il quale tuttavia è morto alcuni mesi fa. Altri partiti e coalizioni come il United Kwacha Alliance (UKA, conservatori populisti) cercano di affermarsi come alternative critiche alle politiche dell’UPND, puntando su un programma improntato alla crescita economica e alla riduzione delle difficoltà quotidiane degli elettori.  Al momento il principale candidato a sfidare Hichilema è il giornalista Fred M’membe, candidato del Partito Socialista, di estrema sinistra.

La campagna elettorale in Zambia ruota attorno a temi fondamentali come l’economia, l’inflazione, la gestione del debito e la creazione di lavoro, in un paese che negli ultimi anni ha affrontato sfide finanziarie e riforme strutturali con il sostegno di partner internazionali come l’IMF. Allo stesso tempo, molti esponenti dell’opposizione accusano la Commissione Elettorale di parzialità e sollevano dubbi sulla trasparenza del processo, mentre ampi strati della popolazione insoddisfatti chiedono maggiori opportunità e servizi pubblici migliori.

Il risultato delle elezioni presidenziali 2026 sarà determinante per la direzione politica ed economica dello Zambia nei prossimi anni, definendo non solo chi guiderà il governo ma anche come il paese affronterà le sfide interne ed esterne in una fase cruciale del suo sviluppo democratico.

 

Flag of Sweden - Wikipedia

SVEZIA

Elezioni parlamentari del 13 settembre.

Gli elettori svedesi saranno chiamati a eleggere i 349 membri della Riksdag, ossia il parlamento nazionale. Queste elezioni arrivano in un periodo di tensioni politiche significative e di crescente competizione tra i principali blocchi, mentre questioni come immigrazione, sicurezza e condizioni economiche dominano il dibattito pubblico.

Al centro della scena c’è il Socialdemokraterna (Partito Socialdemocratico Svedese), guidato da Magdalena Andersson, che sarebbe nettamente in testa secondo i sondaggi, attestandosi poco sotto al 35 % delle intenzioni di voto. Questo dato riflette una certa crescita rispetto al risultato delle elezioni del 2022, quando il partito aveva ottenuto  il 30,3 % dei voti, ma per tornare al governo, è necessario per i socialdemocratici trovare degli alleati per formare una maggioranza.

La coalizione di governo di centro‑destra, formata dal Moderata samlingspartiet (Partito Moderato, liberalconservatori), dagli Sverigedemokraterna (Democratici Svedesi, partito nazionalista di destra) e da altri alleati come i Kristdemokraterna (Cristiano‑democratici) e i Liberalerna (liberali), continua ad avere oltre il 45% dei consensi secondo i sondaggi. In particolare i Democratici Svedesi, guidati da Jimmie Åkesson, continuano a godere di un ampio sostegno – ben oltre oltre il 20 % nei sondaggi – e saranno, assieme ai socialdemocratici, una delle forze politiche più influenti nel definire il futuro assetto parlamentare.

Tra i possibili alleati dei socialdemocratici ci sono il Vänsterpartiet (Partito di Sinistra) e i Miljöpartiet de Gröna (Partito Verde), che insieme ai socialdemocratici costituiscono il blocco di centro‑sinistra Rosso-Verde. che secondo i sondaggi è intorno al 47% delle intenzioni di voto. Anche il Centerpartiet (Partito di Centro), attualmente all’opposizione gioca un ruolo chiave dato che potrebbe garantire ai socialdemocratici l’appoggio esterno necessario per poter governare.

La campagna elettorale è fortemente incentrata su temi come il rafforzamento delle politiche di sicurezza interna, la gestione dell’immigrazione e dei richiedenti asilo, così come la risposta alle preoccupazioni legate alla crescita economica e al welfare. Il dibattito pubblico riflette anche tensioni legate alla percezione dell’influenza di interferenze straniere nelle dinamiche elettorali attraverso i social media e allo stato di salute delle istituzioni democratiche.

Da notare che nel sistema istituzionale svedese non è necessario avere la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento per governare e non serve ottenere un voto di fiducia da parte del parlamento. Per governare basta solo che il governo non sia sfiduciato dal parlamento,  e questo ha consentito ad esempio in passato ai socialdemocratici di restare al potere con governi di minoranza.

 

undefinedMAROCCO

Elezioni parlamentari previste entro la fine di settembre.

Nelle prossime elezioni parlamentari i cittadini marocchini saranno chiamati a eleggere i 395 membri della Camera dei Rappresentanti in un voto che potrebbe ridefinire gli equilibri politici del paese e riflettere malumori sociali crescenti.

Il panorama politico marocchino è caratterizzato da una pluralità di partiti, molti dei quali tradizionali, e da un contesto in cui i problemi sociali ed economiche stanno aumentando la pressione sul governo e sulla classe dirigente. Tra le forze principali figura il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI, liberali monarchici), partito di centro-destra che ha guidato la coalizione di governo dopo le elezioni del 2021 sotto la leadership dell’allora primo ministro Aziz Akhannouch.

Altri partiti significativi includono il Partito della Autenticità e Modernità (PAM, centristi monarchici), il Partito Istiqlal (conservatori), l’Unione Socialista delle Forze Popolari (USFP, socialdemocratici), il Movimento Popolare (liberalconservatori), il Partito del Progresso e del Socialismo (PPS, sinistra socialista) e l’Unione Costituzionale (liberalconservatori monarchici), tutti con una presenza consolidata in Parlamento. Anche Il Partito di Giustizia e Sviluppo Development Party (PJD, islamici conservatori) — guidata da Abdelilah Benkirane — cerca di consolidare una nuova posizione politica dopo la forte sconfitta del 2021, affermando di aver riacquistato parte della sua influenza.

La campagna elettorale si svolge in un contesto segnato da forti tensioni sociali, soprattutto tra i giovani, alle prese con disoccupazione elevata e percezione di disuguaglianze crescenti. Le proteste del movimento “GenZ 212”, che chiedono migliori servizi pubblici, lavoro e fine della corruzione, hanno messo sotto pressione il governo e richiamato l’attenzione su questioni di giustizia sociale e partecipazione civica.

Parallelamente, il Ministero dell’Interno ha avviato consultazioni con i leader dei partiti per rivedere e aggiornare il quadro normativo delle elezioni, in modo da renderle più trasparenti e far aumentare la rappresentanza di giovani e donne in parlamento.

Come nelle elezioni passate nessun partito sarà in grado di ottenere  una maggioranza assoluta da solo, quindi dopo le elezioni sarà necessario creare una coalizione di governo, sulla formazione della quale peseranno le decisioni dell’élite di potere che ruota attorno al re Muhammad VI.

 

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