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IL GIRAMONDO – Uno sguardo ad elezioni e sondaggi in giro per il mondo. Il calendario elettorale del 2026

 

File:Flag of Russia (bordered).svg - Wikimedia CommonsRUSSIA

Elezioni parlamentari entro settembre.

Le elezioni parlamentari in Russia riguarderanno il rinnovi di tutti i 450 seggi della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento federale, con un sistema elettorale misto di rappresentanza proporzionale e collegi uninominali.

La scena politica russa è tradizionalmente dominata dal partito al potere, Russia Unita (Edinaya Rossiya, conservatore autoritario), guidato da Dmitrij Medvedev, storico partito di riferimento del presidente Putin.  Secondo i sondaggi della fase pre-campagna elettorale, Russia Unita mantiene un consistente vantaggio, con percentuali aggregate intorno al 40%,  nonostante alcune fluttuazioni dovute alle pressioni economiche e alle tensioni internazionali.

Tra gli altri partiti principali figurano il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), sotto la guida di Gennadij Žyuganov, che resta formalmente la principale forza di opposizione  con valori  nei sondaggi intorno al 10% delle intenzioni di voti, il Partito Liberal Democratico di Russia (LDPR) di Leonid Slutskij, partito di estrema destra nazionalista anch’esso dato intorno al 10% e “Russia Giusta  — Per la Verità”  che raccoglie un elettorato socialdemocratico di dimensioni più modeste. Anche formazioni più recenti come Nuovo Popolo (liberali di centrodestra) cercano di consolidare spazi politici, soprattutto tra gli elettori urbani e giovani.

Il contesto della campagna elettorale sarà influenzato da temi centrali come la guerra in Ucraina, le sanzioni economiche e la situazione economica interna, questioni che influenzeranno le strategie del Cremlino e del partito di governo nella definizione dei messaggi e dei candidati da promuovere.

Va  notato che il quadro politico russo è segnato da forti limiti alla competizione democratica: l’opposizione indipendente affronta restrizioni legali e viene ignorata dai media, mentre i partiti filo-governativi o di “pseudo opposizione”  dominano l’accesso ai media e alle risorse elettorali. Come in passato quindi anche queste elezioni non saranno né libere né eque e non sono esclusi brogli su vasta scala, soprattutto nelle zone rurali del paese.

Alla luce di questi fattori, le elezioni del 2026 in Russia dovrebbero confermare la predominanza di Russia Unita nella Duma, mentre il ruolo e l’influenza di altre forze parlamentari dipenderanno sia dai risultati nei singoli collegi sia dalle alleanze che potranno formarsi nella fase post-elettorale.

 

Flag of BrazilBRASILE

Elezioni presidenziali e  parlamentari del 4ottobre.

I cittadini  brasiliani saranno chiamati  ad eleggere il presidente e rinnovare il Congresso e i governi statali, in un voto che potrebbe rinnovare profondamente il quadro politico del paese più popoloso dell’America Latina. Queste elezioni arrivano in un contesto polarizzato, con forti divisioni tra sinistra e destra e un acceso dibattito su economia, sicurezza e istituzioni democratiche.in un contesto di incertezza economica, aumento della criminalità violenta e relazioni tese con gli Stati Uniti.

Al centro della scena politica c’è l’attuale presidente Luiz Inácio Lula da Silva, esponente del Partito dei Lavoratori (PT, centrosinistra), che ha annunciato la sua intenzione di correre per un quarto mandato presidenziale. Lula guida costantemente i sondaggi elettorali, risultando in vantaggio sia nel primo turno sia nelle simulazioni di ballottaggio nei confronti dei possibili candidati di destra.

Dall’altra parte, il campo conservatore si trova in fase di riorganizzazione. L’ex presidente Jair Bolsonaro è stato dichiarato ineleggibile fino al 2030 a causa di condanne penali e divieti legali, ma la sua influenza continua ad essere presente nel dibattito politico tanto che la destra cerca un candidato capace di raccogliere il suo elettorato. Flávio Bolsonaro, suo figlio e senatore, è stato indicato come candidato del Partito Liberale (PL), cercando di mantenere viva l’eredità politica del padre ma con un profilo più moderato per attrarre elettori centrali.

Altri nomi emergenti nel campo di centro‑destra includono Tarcísio de Freitas, governatore di São Paulo citato come possibile candidato alternativo, e figure come Ratinho Júnior e Ciro Gomes, quest’ultimo proveniente da una tradizione politica più centrista‑progressista rispetto alla destra classica.

I temi principali della campagna riguardano l’economia, con dibattiti su crescita, inflazione e disuguaglianze sociali; la sicurezza pubblica, che resta una priorità elettorale in Brasile; e la tutela delle istituzioni democratiche, dopo anni di tensioni politiche e accuse di polarizzazione estrema tra le principali fazioni. I risultati potrebbero rimodellare i legami del Brasile con gli Stati Uniti, orientare la sua traiettoria economica e di sicurezza interna e segnare questa come una delle elezioni più importanti dell’America Latina degli ultimi anni.

 

Flag of Bosnia and HerzegovinaBOSNIA-ERZEGOVINA

Elezioni parlamentari del 4 ottobre.

Nelle prossime elezioni parlamentari in Bosnia‑Erzegovina gli elettori saranno chiamati rinnovare non solo il parlamento centrale ma anche le istituzioni delle due entità principali del paese, la Federazione di Bosnia e Erzegovina e la Republika Srpska, oltre alle assemblee cantonali e ai governi locali. Questo voto è parte del sistema di elezioni generali quadriennali previsto dall’Accordo di Dayton del 1995, che regola la complessa struttura istituzionale del paese e garantisce la rappresentanza delle principali comunità etniche (bosgnacchi, croati e serbi).

Il sistema politico bosniaco è fortemente consociativo: la Presidenza tripartita dello Stato, composta da un rappresentante bosgnacco, uno croato e uno serbo, sarà eletta insieme alla Camera dei Rappresentanti (42 seggi) e alle assemblee delle varie entità, con seggi riservati in base all’appartenenza etnica e alla residenza degli elettori.

Tra i principali partiti e schieramenti in lizza si confermano le forze nazionali e comunitarie che  dominano dalla fine della guerra civile la politica bosniaca: il Partito di Azione Democratica (SDA, conservatori islamici), forte soprattutto tra i bosgnacchi, l’ Unione Democratica Croata (HDZ BiH, conservatori) che rappresenta gran parte dell’elettorato croato, e l’Alleanza dei Socialdemocratici indipendenti (SNSD, centrosinistra conservatore filorusso), principale partito serbo‑bosniaco legato all’ex leader nazionalista Milorad Dodik, la cui influenza resta un fattore chiave nonostante la sua recente rimozione dalla presidenza della Republika Srpska e il divieto di attività politica a causa di una condanna giudiziaria.

Altre forze competitive includono il Partito Socialdemocratico (SDP, centrosinistra europeista) e partiti più piccoli o coalizioni che cercano di attrarre voti al di fuori delle tradizionali linee etniche, mirati a riformare il sistema politico o a porre maggiore enfasi su temi sociali ed economici.

La campagna elettorale è dominata dalle discussioni sulla riforma istituzionale, sulla trasparenza delle istituzioni e dalla lotta alla corruzione, oltre che dalla persistente divisione etnica e dalle ambizioni autonomiste, specialmente nella Republika Srpska, dove i rapporti con Sarajevo e le istituzioni centrali restano tesi. L’esito del voto influenzerà non solo la governance interna ma anche le relazioni con l’Unione Europea e le prospettive di stabilità nei Balcani occidentali.

 

File:Flag of Denmark with border.svg - Wikimedia Commons

DANIMARCA

Elezioni parlamentari previste entro ottobre.

Gli elettori danesi sceglieranno i membri della Folketing, il parlamento unicamerale danese, in un momento di forte mobilitazione politica e di grande frammentazione partitica. I  sondaggi al momento indicano infatti una competizione serrata tra le forze politiche, senza che nessun partito risulta nettamente in vantaggio rispetto agli altri, e con un elettorato molto preoccupato di temi come costo della vita, welfare e immigrazione.

Il Socialdemokraterne (Partito Socialdemocratico), guidato dall’attuale primo ministro Mette Frederiksen, resta in testa nei sondaggi, ma in netto calo rispetto alle elezioni precedenti, con percentuali sotto al 20% delle intenzioni di voto, reduce da una serie di risultati elettorali negativi nelle elezioni regionali e comunali del 2025.

Un’altra forza significativa è il Socialistisk Folkeparti (Partito Popolare Socialista, sinistra ecologista), che nelle più recenti rilevazioni è passato in seconda posizione, con percentuali intorno al 15% dei voti, riflettendo una crescente attrattiva delle posizioni più progressiste e ambientali. Seguono partiti come Venstre (liberali di centrodestra), Allenza Liberale (destra liberale), Danmarksdemokraterne (destra populista xenofoba) e il Konservative Folkeparti (conservatori), oltre a formazioni come Dansk Folkeparti (destra populista xenofoba) e i De Rød‑Grønne (sinistra eco-socialista anticapitalista), tutti compresi tra il 6% e l’11% circa nei principali sondaggi.

Il sistema elettorale danese richiede una soglia di sbarramento generalmente bassa e favorisce la rappresentanza di molteplici forze, il che rende necessaria la creazione di coalizioni post‑elettorali per formare un governo stabile. Tra i temi dominanti della campagna elettorale ci sono il rafforzamento del welfare, il controllo dei costi di energia e generi di prima necessità, e questioni legate alla politica sull’immigrazione e alla sicurezza sociale.

Negli ultimi anni il panorama politico danese ha mostrato segnali di trasformazione: partiti tradizionali hanno perso terreno a favore di liste più piccole o emergenti, mentre alcune forze centristi come i Moderaterne rischiano di non superare la soglia di ingresso in Parlamento, come indicato dai sondaggi più recenti.

Nel complesso, le prossime elezioni in Danimarca rifletteranno la tendenza verso un elettorato diviso e competitivo, con una polarizzazione verso i partiti di sinistra e di destra radicale, a discapito della maggioranza centristra attualmente al governo, formata da socialdemocratici, Moderaterne e Venstre, data in netto calo nei sondaggi.

 

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