Ha suscitato interesse alcune settimane fa la “missione” in Europa di politici italiani delle forze di governo per cercare nuove alleanze in vista delle Europee 2019. La notizia si riallaccia ad un dibattito effettivamente in corso sulla possibile unificazione delle forze Populiste e di Destra in una sola compagine; simile alla somma vista nel paragrafo precedente.
L’ipotesi è allettante soprattutto per la Lega, che potrebbe trovarsi a guidare un gruppo in grado di competere per la prima piazza ed ambire così alla nomina del presidente della Commissione. Vi sono tuttavia numerosi ostacoli che rendono tale idea di complessa realizzazione. In primis, una famiglia unitaria avrebbe connotazioni di Destra Estrema; ciò non è compatibile con l’immagine di alcune formazioni populiste post-ideologiche.
Si aprirebbe poi un dibattito di non facile soluzione sulla leadershipinterna, tra formazioni oggi non apparentate e poco propense al dialogo. Quest’ultimo sarebbe complicato anche da notevoli differenze ideologiche sulle regole europee: le Destre del Nord Europa sono in genere molto rigide su conti pubblici ed austerity; l’esatto opposto dei populisti del sud del continente come Lega e 5 Stelle.
Infine, qualora la Brexit venisse rimandata ed i Conservatori inglesi entrassero all’Europarlamento, il progetto risulterebbe morto in partenza. I Tories non possono infatti essere accostati all’Estrema Destra Populista, e bloccherebbero subito l’iniziativa.
E’ dunque più probabile, rispetto al gruppo unico Sovranista, avere anche al prossimo Parlamento Europeo una situazione simile all’attuale; oppure, al più, due famiglie, una con le Destre riunite, l’altra più tendente al populismo non ideologico.
Il Palazzo del Parlamento Europeo a Strasburgo, sede ufficiale dell’Europarlamento.
Vanno letti in questo senso i contatti del M5S con formazioni minori, al fine di costituire un nuovo gruppo che rimpiazzi EFDD. Tuttavia, al momento la manovra appare di difficile riuscita dato che solo due dei partiti con cui i 5 Stelle stanno dialogando (i croati dello Zivi Zad ed i polacchi del Kukiz’15) sarebbero in grado di eleggere parlamentari.
La situazione potrebbe cambiare, a nostro avviso, solo qualora Vox si unisse ai 5Stelle, costituendo un nucleo aggregativo abbastanza forte da attrarre altre formazioni minori. Un’ulteriore possibilità sarebbe data dalla presenza dell’ipotetica formazione dei Gilet Jaune francesi, la cui vicinanza ai 5 Stelle è nota; si tratta però ad oggi di ipotesi solo sulla carta.
Numerose sono infine le ventilate scissioni e fusioni tra gruppi post-elezioni europee 2019; tuttavia la prima posizione (e la conseguente “vittoria“) si calcola solo rispetto alle famiglie che si presentano alla sfida delle urne. Gli ipotetici cambiamenti successivi li analizzeremo dunque in altra sede.
Vediamo ora le possibili maggioranze europarlamentari, nella prossima pagina!
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