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IL GIRAMONDO – Elezioni parlamentari in Armenia. Dal “cortile di casa” di Putin qualcuno guarda all’Europa.

LA STORIA POLITICA

La Prima Repubblica di Armenia, fu fondata nel 1918 nel periodo di caos politico e militare prodotto dalla disfatta dell’Impero Russo durante la prima guerra mondiale e dalla successiva rivoluzione russa.  La sua vita fu breve e tragica. Dovette subito combattere da una parte contro i nazionalisti turchi e dall’altra contro quelli azeri, mentre nelle zone armene del nord-est della Turchia centinaia di migliaia di  uomini e donne venivano massacrati dai turchi in quello che è poi stato il definito il primo genocidio del ventesimo secolo. La guerra con i turchi si concluse nel 1920 con la cessione del sud-ovest del paese alla Turchia, lo stato appena creato da Mustafa Kemal Ataturk sulle ceneri dell’Impero Ottomano. Subito dopo il trattato di pace, nel 1921 le truppe sovietiche invasero l’Armenia e annessero il paese all’URSS.

L’Armenia rimase 70 anni all’interno dello stato sovietico. Nel 1988 un disastroso terremoto rase al suolo la capitale Yerevan provocando decine di migliaia di vittime.

Nello stesso anno scoppiarono i primi scontri in Azerbaijan nella regione del Nagorno-Karabakh tra gli abitanti della regione di etnia armena e la popolazione azera.

Nel 1991, dopo la caduta dell’unione sovietica, l’Armenia e l’Azerbaijan dichiararono la propria indipendenza. Subito dopo i due paesi entrarono in guerra per il controllo del Nagorno-Karabakh. La guerra si concluse di fatto nel 1994, con la firma di un armistizio ma senza nessun trattato di pace, con la creazione sul territorio del Nagorno-Karabakh della repubblica armena di Artsakh di fatto indipendente dall’Azerbaijan ma non riconosciuta a livello internazionale.

A causa della guerra sia la Turchia che l’Azerbaijan chiusero le loro frontiere con l’Armenia, il che fece sprofondare il paese in una grave crisi economica.

Le prime elezioni parzialmente libere del 1990 videro per la prima volta l’ingresso in parlamento di un partito di opposizione, il Movimento Nazionale Pan-Armeno (HHS), fautore dell’indipendenza del paese, che prese il potere l’anno successivo con la caduta del governo comunista.

Nel 1991 l’Armenia elesse per la prima volta il proprio presidente.  Il vincitore fu Levon Ter-Petrossian leader dell’HHS. Le elezioni parlamentari del 1995 videro la netta vittoria del Blocco Repubblicano, formato dall’HHS, dal Partito liberaldemocratico (liberali) e dal Partito Repubblicano (nazionalconservatori).

Nelle elezioni presidenziali del 1996 Ter-Petrossian fu sfidato dall’ex primo ministro Vazgen Manukyan. Le elezioni furono caratterizzate da una forte presenza di brogli e irregolarità. Ter-Petrossian alla fine fu dichiarato vincitore con il 51,3% dei voti.

L’opposizione organizzò vaste proteste di piazza contro quello che giudicavano un risultato fraudolento. La  crisi economica, la pessima gestione della questione del Nagorno-Karabakh e la crescente ostilità della popolazione portarono Ter-Petrossian alle dimissioni nel 1998.

Le elezioni presidenziali anticipate dello stesso anno videro la vittoria del Primo Ministro Robert Kocharyan contro Karen Demirchyan ex leader del locale Partito Comunista. Anche queste elezioni furono caratterizzate da gravi irregolarità.

Le successive elezioni parlamentari del 1999 videro la vittoria del “Blocco Unità”, alleanza di partiti di opposizione, formato dal Partito Repubblicano di  Vazgen Sargsyan e dal neonato Partito del Popolo (conservatore filoeuropeo) di Demirchyan. Sargsyan ottenne allora la carica di Primo Ministro e Demirchyan quella di Presidente del Parlamento.

Poche settimane dopo la loro elezione, Sargsyan, Demirchyan e altri sei deputati vennero uccisi da un gruppo armato che fece irruzione nel parlamento, prendendo in ostaggio una cinquantina di persone.  Lo stesso Kocharyan negoziò con i terroristi per liberare gli ostaggi. Non è mai stato accertato se il commando avesse agito di propria iniziativa o se ci fossero dietro dei mandanti politici.