Il Brasile moderno nasce nel 1930, con la caduta della cosiddetta “Vecchia Repubblica” a seguito del colpo di stato militare che nominò Getúlio Dorneles Vargas, come Presidente del Governo Provvisorio.
Fin dall’inizio il suo governo ebbe carattere autoritario e populista insieme. Emanò una serie di leggi sociali avanzate ed innovative per i lavoratori industriali urbani e, nello stesso tempo, creò una struttura sindacale di tipo corporativo, modellata su quella di analoghi regimi dei paesi fascisti europei. Nel 1934 viene approvata la Costituzione e Vargas viene ufficialmente eletto presidente dall’Assemblea Costituente. Gli anni che seguirono videro una forte polarizzazione politica con partiti di estrema sinistra e di estrema destra che tentarono senza successo di rovesciare il regime di Vargas.
Il 10 novembre del 1937, Vargas annuncia lo Stato Nuovo (Estado Novo), forma di governo nazionalista simile alle dittature fasciste europee. Nonostante i buoni rapporti con la Germania Nazista, il Brasile entrò in guerra nel 1942 dalla parte degli alleati a seguito delle pressione economiche degli USA.
Alla fine della guerra, i vertici militari, appoggiati dagli USA costrinsero Vargas alle dimissioni e organizzarono libere elezioni in seguito alle quali venne eletto presidente il generale Eurico Gaspar Dutra, candidato del partito socialdemocratico PSDB (centrodestra). Nel 1946 fu adottata una nuova costituzione democratica e federalista.
Nel 1950, tuttavia Getúlio Vargas fu di nuovo eletto presidente, a capo del Partito del Lavoro Brasiliano (PTB) con un programma populista di sinistra. Il nuovo governo Vargas fu però osteggiato dai militari filo-USA, che nel 1954 cercarono di organizzare un nuovo colpo di stato. Quando vide che non c’era più scampo Vargas si suicidò. Sotto pressione per una serie di eventi, nel 1954 Getúlio Vargas si suicidò nel Palácio do Catete. Assunse l’incarico il vicepresidente, João Fernandes Campos Café Filho.
Nel 1955 il PSDB tornò nuovamente al potere con la presidenza di Juscelino Kubitschek, che formò un’alleanza con il PTB sconfiggendo il candidato dei militari. Sotto Kubitschek fu portato avanti un grosso programma di investimenti per modernizzare il paese e fu iniziata la costruzione della capitale Brasilia.
Le elezioni del 1960 videro la vittoria della sinistra del Partito Nazionale del Lavoro (PTN) di Jânio Quadros con il quale la politica estera del Brasile si allontanò dagli USA per avvicinarsi al movimento dei paesi non allineati.
Sotto pressione dei militari e degli USA Quadros dovette dimettersi nel 1961 ma il nuovo presidente, João Goulart, del PTB, si dimostrò ancora più avverso agli USA. Questi ultimi temevano che il Brasile diventasse un regime nazionalista di sinistra e nel 1964 appoggiarono i militari che organizzarono un nuovo colpo di stato e deposero Goulart. Nel 1964 fu il parlamento ad eleggere il nuovo Presidente, il generale Humberto Castelo Branco dell’Unione Democratica Nazionale (UDN, conservatori).
Nel 1965 tutti i partiti politici furono sciolti e solo due nuovi furono autorizzati a presentarsi alle elezioni: l’Alleanza per il Rinnovamento Nazionale (ARENA, destra autoritaria) e il Movimento Democratico Brasiliano (PMDB, centristi). ARENA vinse tutte le elezioni organizzate sotto il regime militare nel 1966, 1970, 1974 e 1978. Nel 1966 il parlamento elesse all’unanimità come nuovo presidente il generale Artur da Costa e Silva. Dopo la morte di Costa e Silva nel 1969, il parlamento elesse presidente un altro militare, Emílio Garrastazu Médici. Il suo governo fu il peggiore e il più repressivo della storia del Brasile indipendente, con forti connotazioni apertamente fasciste.
Nel 1974 il nuovo presidente Ernesto Geisel, un altro leader militare, fu eletto da un collegio di “grandi elettori”. Geisel cercò di dare un volto più moderato al regime militare e iniziò alcune riforme di democratizzazione del paese, mentre prendeva sempre più forza l’opposizione democratica. Nelle elezioni del 1978 ARENA ebbe la maggioranza in parlamento per solo una manciata di voti e fece eleggere João Figueiredo, un altro leader militare, come Presidente.
Negli anni successivi il Brasile fece notevoli passi avanti verso la democrazia e la maggior parte dei partiti politici (ad esclusione di quelli comunisti) poterono partecipare alle elezioni. ARENA si trasformò nel Partito Democratico Sociale (PDS) e perse la maggioranza assoluta nelle elezioni del 1982, in cui vinsero il PMDB e i partiti di centrosinistra. Nel 1985 il parlamento elesse presidente Tancredo Neves, ex ministro e leader storico del PMDB, il quale però morì poco dopo l’elezione e fu sostituito da suo compagno di partito José Sarney.
Nelle elezioni politiche del 1986 il PMDB prese la maggioranza assoluta dei seggi, seguito dai conservatori del Partito del Fronte Liberale (PFL), nato da una scissione del PDS.
Nel 1989, dopo l’approvazione della nuova costituzione, si tennero le prime elezioni presidenziali a suffragio diretto. Fu eletto Fernando Collor de Mello, giovane e fotogenico governatore dello stato di Alagoas, del Partito di Rinnovamento Nazionale (liberalconservatori), la cui campagna elettorale fu appoggiata dalla maggior parte di TV e giornali del paese. Collor de Mello fu eletto al ballottaggio superando di poco un carismatico leader sindacale, fondatore del Partito dei Lavoratori (PT), un piccolo partito estrema sinistra. Il suo nome era Luiz Inácio Lula da Silva.
Gli anni del governo di Collor de Mello furono caratterizzati da politica fortemente liberista, supportata dall’amministrazione USA. Tuttavia presto emersero accuse di corruzione ed evasione fiscale nei suoi confronti, che portarono alla sua destituzione da parte del parlamento nel 1992. La presidenza passò al suo vice Itamar Franco. Nel frattempo, nelle elezioni legislative del 1990, il PMDB aveva perso la maggioranza dei voti e ben 20 partiti erano entrati in parlamento, iniziando quella frammentazione del quadro politico brasiliano che continua ancora oggi.
Le elezioni presidenziali del 1994 videro Lula di nuovo candidato. Contro di lui si coalizzarono i partiti di centrodestra, che fecero eleggere direttamente al primo turno Fernando Henrique Cardoso, leader del Partito Sociale Democratico Brasiliano (PSDB, liberalconservatori). Cardoso fu rieletto sempre al primo turno nel 1998, avendo ancora Lula come principale avversario.
Gli anni di Cardoso videro una notevole crescita economica del paese, un riequilibrio dei conti dello stato e una ulteriore liberalizzazione dell’economia. Tuttavia l’aumento di ricchezza complessiva non fu redistribuito alle classi sociali più basse, che videro un aumento significativo delle disuguaglianze sociali. In aggiunta l’economia del Brasile fu colpita dalla crisi delle borse asiatiche della fine degli anni ’90.
Nelle elezioni del 2002 il PSDB candidò l’ex ministro Jose Serra, che si trovò come avversario ancora una volta Lula, alla sua quarta candidatura alla presidenza. Stavolta fu Lula ad avere la meglio, grazie anche alla sua svolta “socialdemocratica”, che gli conquistò le simpatie dell’elettorato di centro-sinistra.
Lula fu successivamente rieletto nel 2006, superando al ballottaggio Geraldo Alckmin, del PSDB.
Gli anni della presidenza Lula furono caratterizzati sia da una notevole crescita economica che da una politica di supporto alle classi sociali povere, in particolare grazie alla cosiddetta “Bolsa Família”, un imponente piano di supporto sociale alle famiglie povere. In politica estera il Brasile di Lula si allontanò dall’alleanza con gli USA, alleandosi con i governi di sinistra nazionalista del Sudamerica e allacciando buoni rapporti con Russia, Cuba e Cina.
Per implementare le sue politiche Lula fu costretto a scendere a patti con i tanti partiti rappresentati nel frammentato parlamento brasiliano. Ci furono i primi episodi di compravendita di deputati e il PT iniziò ad essere coinvolto in vari casi di corruzione.
Nel 2010, al termine del suo secondo mandato, Lula indicò l’economista di origini bulgare, Dilma Rousseff come candidato per il PT alle presidenziali. Quest’ultima si trovò come principale avversario di nuovo Jose Serra, che sconfisse nettamente al ballottaggio. Nel 2014 la Rousseff dovette affrontare un nuovo avversario, il potente governatore di Minas Gerais Aécio Neves, sempre del PSDB e stavolta riuscì a vincere al ballottaggio solo con il 51,6% dei voti.
Durante i primi anni della sua presidenza, la Rousseff continuò le politiche economiche di Lula. Tuttavia nel 2014 il Brasile fu sconvolto da una grave crisi economica, che portò il paese in recessione fino al 2016. In parallelo la magistratura cominciò ad indagare seriamente sulla corruzione della classe politica. La maggior parte dei partiti politici in parlamento fu colpita dallo scandalo di corruzione dell’azienda petrolifera statale Petrobras, della società di costruzioni Odebrecht e dall’indagine “Lava Jato”, la versione brasiliana di “Mani Pulite”.
Pur non essendo personalmente coinvolta nella corruzione, la Rousseff fu accusata di essere politicamente responsabile dello scandalo Petrobras e su deposta dal parlamento. Al suo posto fu nominato il vicepresidente Michel Temer, del PMDB. Temer cercò di far partire delle riforme economiche di tagli alla spesa pubblica per rimettere in sesto l’economia, il che lo fece diventare subito estremamente impopolare. Inoltre il parlamento votò contro una richiesta di indagini nei suoi confronti, il che aumentò ulteriormente il distacco tra i cittadini e una classe politica sempre più screditata. Nel frattempo anche Lula veniva processato ed incarcerato per un episodio di corruzione con una modalità tale da far parlare di accanimento giudiziario nei suoi confronti.
La crisi economica, la corruzione, il discredito del parlamento e dei partiti, associato ad una criminalità dilagante diventarono le condizioni ideali per l’ascesa di un politico populista senza scrupoli, Jair Bolsonaro, espressione della destra più reazionaria del paese, che sembrava essere sparita dalla scena politica con la fine del regime militare, il quale vinse nettamente le elezioni presidenziali del 2018.
Una volta eletto Bolsonaro nominò vari esponenti di estrema destra e un certo numero di ex ufficiali militari nel suo governo, tra i quali i vicepresidente Hamilton Mourão. Riposizionò la politica estera del Brasile, rafforzando i rapporti con Stati Uniti , Israele e Cile , i cui leader dell’epoca ( Donald Trump , Benjamin Netanyahu e Sebastián Piñera ) considerava suoi alleati politici. Fu un sostenitore dell’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur sudamericano.
Al tempo della pandemia di covid-19 , che colpì duramente il Brasile, Bolsonaro prese alla leggera le conseguenze sanitarie del virus, definendolo “una febbriciattola” nonostante che in Brasile avesse causato oltre mezzo milione di morti. Fu anche criticato per la pessima gestione del piano di vaccinazione.
Bolsonaro eliminò alcune normative di protezione ambientale che erano state introdotto dai governi precedenti per salvaguardare la foresta amazzonica. Il risultato fu che dopo i primi due anni di governo Bolsonaro, la deforestazione in Amazzonia era aumentata dell’82% rispetto agli anni precedenti.
Nonostante la sua ideologia neoliberista Bolsonaro aumentò i finanziamenti ai programmi di welfare del governo brasiliano e rifiutò di riformare il costoso sistema pensionistico brasiliano.
Nelle prossime pagine, gli sviluppi politici recenti, gli ultimi risultati elettorali, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.
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