Luiz Inácio Lula da Silva, 80 anni, è il presidente in carica e il candidato più anziano mai presentatosi a una presidenziale brasiliana. Nato a Garanhuns, nel Pernambuco, ex metalmeccanico e sindacalista, fondatore del Partito dei Lavoratori, ha governato il Paese dal 2003 al 2010. Dopo la detenzione del 2018-2019 nell’ambito dell’inchiesta Lava Jato, le sue condanne furono annullate dal Supremo nel 2021, e nel 2022 è tornato al Planalto battendo Bolsonaro per uno scarto minimo. Nel 2025 aveva lasciato intendere che avrebbe cercato un quarto mandato, e lo ha poi confermato in un viaggio a Giacarta. Per lui è la settima corsa alla presidenza.
Il vicepresidente è ancora Geraldo Alckmin, del PSB, ex governatore di San Paolo e vice dal 2023. Alckmin guidava anche il Ministero dello Sviluppo, dell’Industria e del Commercio, dal quale è stato esonerato dopo l’annuncio, poiché la legge richiede a chi occupa cariche esecutive e vuole candidarsi di lasciarle sei mesi prima del voto, con l’eccezione di presidente e vicepresidente.
Lula nacque da una famiglia povera e analfabeta in un piccolo paese nello Stato brasiliano di Pernambuco. Iniziò a lavorare a 12 anni, senza neanche avere completato le scuole elementari. Nonostante tutto riuscì a proseguire gli studi arrivando a conseguire un diploma di scuola superiore. Nel 1956 si trasferì con la famiglia a San Paolo, dove iniziò la sua attività di sindacalista e attivista politico. La sua prima moglie, Maria de Lourdes, morì di parto, assieme al bambino, nel 1971. Nel 1974 si risposò con l’italo-brasiliana Marisa Letícia Rocco Casa da cui ebbe tre bambini. Ebbe una figlia nata fuori dal matrimonio lo stesso anno, con Miriam Cordeiro. Nel 1978 fu eletto presidente del sindacato dei lavoratori dell’acciaio dell’area industriale di San Paolo. Durante gli anni della dittatura militare fu incarcerato per un mese per aver organizzato uno sciopero.
Nel 1980, assieme a vari intellettuali e dirigenti sindacali di sinistra fondò il Partido dos Trabalhadores (PT), un partito progressista di sinistra radicale. Nel 1982 si candidò senza successo alla carica di governatore di San Paolo. Ne 1986 fu eletto deputato nel parlamento brasiliano. Nel 1987 si candidò per la prima volta alla presidenza della repubblica, ottenendo un successo clamoroso e venendo sconfitto di misura al ballottaggio dal conservatore Fernando Collor, appoggiato dai media e dai grandi gruppi politici e finanziari brasiliani. Fu nuovamente candidato alla presidenza nel 1994 , dove fu sconfitto dal candidato di centrodestra liberale Fernando Henrique Cardoso del PSDB. Si ricandidò per la terza volta nel 1998 e fu di nuovo sconfitto da Cardoso che correva per un secondo mandato. Nel 2002, al suo quarto tentativo consecutivo, fu finalmente eletto presidente, superando al ballottaggio il centrista José Serra. Fu poi riconfermato nelle elezioni del 2006, sconfiggendo il candidato del PSDB Geraldo Alckmin.
Una volta eletto, Lula mise in atto vari programmi sociali contro la povertà attuando il programma Fome Zero (“Fame Zero”) per sostenere la popolazione rurale dei villaggi della regione semi-arida del nord-est e soprattutto la Bolsa Família (“Borsa Famiglia”) che aiutava le famiglie povere a mandare i bambini a scuola, fornendo anche mezzi di sussistenza di base come cibo e gas per cucinare. Un altro progetto di Lula è stato l PAC, un programma di investimenti infrastrutturali per stimolare la crescita economica. Durante il secondo mandato di Lula si è aggiunto anche il PDE, un programma per portare il livello di istruzione brasiliana al livello dei paesi sviluppati. No avendo il PT e gli altri partiti di sinistra suoi alleati la maggioranza in parlamento, per governare Lula dovette venire a parti con il cosiddetto “Centrão”, cioè l’insieme di partiti di centro e centrodestra, che costituivano il blocco centrale del parlamento brasiliano, spesso legati a potenti famiglie e a potentati economici locali dei vari stati brasiliani. Nel 2010, alla fine del suo secondo mandato, sostenne la candidatura alla presidenza della sua compagna di partito Dilma Dousseff, che fu eletta soprattutto grazie al suo appoggio.
Nel 2016 Lula venne coinvolto nella Operação Lava Jato (Operazione Autolavaggio), con l’accusa di aver ricevuto denaro e favori personali dall’azienda petrolifera Petrobras, in particolare per la costruzione di un appartamento di sua proprietà. L’anno successivo fu condannato in primo grado dal giudice Sörgio Moro a nove anni e mezzo di reclusione. Nel processo di appello la pena fu elevata a 12 anni e nell’aprile 2018 fu incarcerato. Nel novembre 2019 fu rilasciato dopo che il Tribunale Supremo Federale aveva dichiarato illegittimo il suo arresto, in quando non condannato in via definitiva. Nel marzo 2021 fu prosciolto da ogni accusa riacquisendo i suoi diritti politici.
Nel frattempo sua moglie Marisa Leticia era morta d’infarto. Durante la prigionia Lula conobbe la sociologa Rosângela da Silva , detta Janja di 21 anni più giovane di lui, con la quale si è sposato nel maggio del 2022, poco prima di annunciare che si sarebbe candidato alle elezioni presidenziali, che poi ha vinto al ballottaggio con il 50,9% dei voti contro Jair Bolsonaro.
Il terzo mandato presidenziale di Lula si è focalizzato sulla ricostruzione sociale, la tutela ambientale e il rilancio internazionale del Brasile, in un contesto di forte polarizzazione politica. In politica estera, Lula ha riportato il Brasile al centro della diplomazia globale, assumendo la presidenza del G20 e rafforzando il peso dei BRICS. Sul fronte ambientale, la priorità assoluta è stato il contrasto al cambiamento climatico, con una drastica riduzione della deforestazione illegale in Amazzonia. A livello economico e sociale, il governo ha riattivato storici programmi di contrasto alla povertà e all’insicurezza alimentare. Ha inoltre approvato una storica riforma fiscale e un nuovo quadro di bilancio per garantire stabilità ai conti pubblici e attrarre investimenti. La principale sfida interna è rimasta la frammentazione politica: governare ha richiesto una costante mediazione con un Congresso nazionale a maggioranza conservatrice e di centro-destra. Questo ha costretto Lula a negoziare continue alleanze per mantenere la stabilità istituzionale del Paese.
Il programma elettorale per queste elezioni si intitola «Linee guida per il Programma di trasformazione del Brasile: un paese sovrano, democratico, sviluppato, sostenibile e creativo». Comprende 13 direttrici e punta sulla continuità delle politiche dell’attuale mandato, con alcune novità.
In materia di lavoro, il governo promette di operare al Senato per abolire la scala 6×1 e ridurre l’orario a 40 ore settimanali senza tagli salariali, di mantenere un salario minimo che cresca più dell’inflazione, di contenere la «pejotização» e di dettare regole per i lavoratori delle piattaforme digitali su rapporto di lavoro, compensi, diritti previdenziali e trasparenza degli algoritmi. Per autonomi e piccoli imprenditori prevede più credito, formazione, assistenza tecnica e semplificazione fiscale.
Sul piano economico e fiscale, il testo indica una politica orientata alla crescita, alla riduzione delle disuguaglianze, al calo dei tassi d’interesse e a un’inflazione controllata, con l’obiettivo di aumentare il tasso di investimento. Conferma il quadro fiscale vigente, il controllo della spesa primaria e la progressività tributaria. Propone inoltre una maggiore partecipazione sociale nella redazione del bilancio federale e giudica negativamente gli emendamenti parlamentari, di cui intende aprire un dibattito sul funzionamento.
Sulla sicurezza pubblica prevede di istituire un Ministero della Sicurezza Pubblica, se sarà approvata l’apposita proposta di emendamento costituzionale, di proseguire il soffocamento finanziario del crimine organizzato e il controllo di armi e munizioni, di ampliare l’uso delle bodycam e di rafforzare le carceri federali, con un protocollo nazionale per i detenuti più pericolosi.
Nell’istruzione mira ad alfabetizzare almeno l’80% dei bambini all’età giusta (molti bambini in Brasile iniziano le scuole in ritardo), ad ampliare il tempo pieno, a portare internet in tutte le scuole, a mantenere il programma Pé-de-Meia e a estendere gli istituti federali. Nella sanità punta su teleconsulti, cartella clinica unica, intelligenza artificiale per triage e diagnosi, e conferma Mais Médicos e Farmácia Popular. Sono previsti anche un’estensione della Politica nazionale delle cure, l’adattamento climatico come asse permanente della pianificazione pubblica e il sostegno all’agricoltura familiare, con il 45% degli acquisti per la mensa scolastica riservato ad essa.
In politica estera propone di rafforzare il Mercosur e l’integrazione sudamericana, con un mercato comune dell’energia e più collegamenti con il Pacifico e i Caraibi, di negoziare nuovi accordi commerciali, di rafforzare i rapporti con l’Africa e di mantenere i principi di indipendenza nazionale, non intervento e multilateralismo.
Flavio Bolsonaro (PL)
Flávio Bolsonaro, 45 anni, è senatore di Rio de Janeiro e primogenito dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Avvocato, entrò in politica nel 2002 come deputato dell’Assemblea legislativa di Rio, dove svolse quattro mandati, prima di diventare senatore nel 2018 e di essere rieletto nel 2022. E’ candidato per il Partito Liberale, il partito guidato dal padre.
Fu il padre, condannato a 27 anni per il tentato colpo di Stato, a designarlo guida del movimento conservatore nel dicembre 2025. La scelta ebbe un’accoglienza fredda nell’establishment della destra, che sperava in Tarcísio de Freitas, e fece crollare la Borsa di San Paolo. In seguito la campagna ha attraversato una crisi legata a messaggi, a un audio e a un incontro con Daniel Vorcaro, ex proprietario del Banco Master, che ha spinto il candidato ad anticipare parti del programma.
Il vicepresidente è Alfredo Gaspar, deputato del PL di Alagoas.. Ex procuratore e già procuratore generale di Alagoas, si è fatto conoscere come relatore della commissione parlamentare d’inchiesta sulle irregolarità dell’INSS, una delle maggiori fonti di logoramento per il governo Lula. La lista è composta solo da esponenti del PL, perché PP, União Brasil, Republicanos e Podemos hanno rifiutato alleanze nazionali.
Il programma, intitolato «Per il Brasile vincere il ritardo», conta 76 pagine divise in nove assi. In economia promette un «tesouraço», cioè un taglio drastico della spesa sul modello dell’alleato Javier Milei, con una riforma amministrativa che elimina almeno dieci ministeri, la revisione del patto federale, nuove privatizzazioni e riduzioni fiscali, sotto il pilastro «Brasile più economico», che include energia e alimenti meno cari. Prevede inoltre 900 miliardi di reais di investimenti infrastrutturali e 2,5 milioni di abitazioni.
Sulla sicurezza intende qualificare fazioni e milizie come organizzazioni «narcoterroristiche», creare una truppa d’élite delle Forze armate per i confini, aggiungere 500 mila posti in carcere e abbassare la maggiore età penale da 18 a 16 anni, con responsabilità più severe dai 14 nei reati gravi. Sul piano istituzionale propone una riforma della Corte Suprema, con un anno di quarantena per chi ha guidato ministeri, limiti alle decisioni monocratiche e fine delle competenze penali della Corte, oltre al divieto di rielezione presidenziale. In politica estera vuole riavvicinarsi a Stati Uniti, Argentina e Israele, senza rinunciare agli scambi con la Cina.
Tra le altre misure figurano cartella clinica elettronica e intelligenza artificiale nella sanità, metodo fonico e buoni per gli asili privati, il mantenimento del Bolsa Família e il programma «Brasil por Elas» per le donne.
Augusto Cury (Avante)
Augusto Cury (67 anni) è uno psichiatra, scrittore e conferenziere nato a Colina, nello stato di San Paolo, che corre per la presidenza con la formazione di centro Avante. Autore di best-seller di crescita personale come O Vendedor de Sonhos e di circa ottanta altri titoli, si presenta per la prima volta a un’elezione. La candidatura è stata ufficializzata il 3 agosto alla convention nazionale del partito, un piccolo movimento con cinque deputati federali e un senatore che non aveva mai avuto un candidato presidenziale proprio.
Il 5 agosto Cury ha annunciato come candidato alla vicepresidenza l’ex deputato federale Júlio Delgado, avvocato di Juiz de Fora, nel Minas Gerais. Delgado ha alle spalle sei mandati alla Camera, ha presieduto la commissione d’inchiesta sul crollo della diga di Brumadinho e ha fatto parte di quelle sul Mensalão, sulla Lava Jato e sulla Petrobras. Dopo vari cambi di partito, si è iscritto all’Avante nel 2026, lasciando l’MDB per sostenere la corsa di Cury. A lui Cury intende affidare le trattative su tre riforme istituzionali.
La prima è il passaggio dal presidenzialismo al semipresidenzialismo. Il primo ministro sarebbe scelto dalla maggioranza dei parlamentari e guiderebbe l’amministrazione pubblica, mentre al presidente spetterebbero l’indirizzo strategico della politica interna ed estera e il comando delle Forze armate. Il Congresso potrebbe destituire un primo ministro corrotto o inefficiente. Cury ha già detto che vedrebbe in Tarcísio de Freitas un possibile titolare dell’incarico.
La seconda riguarda il Supremo Tribunal Federal: mandati di otto anni, età minima di cinquant’anni, nessuna iscrizione a partiti nei cinque anni precedenti la nomina e una Corte ridotta a nove membri, cioè sei magistrati di carriera, due del pubblico ministero e un avvocato, con un terzo dei posti riservato alle donne. La terza prevede un «superministro»: il ministero degli Esteri diventerebbe una Segreteria di Stato sul modello americano, con il potere di riformare le ambasciate e di mediare nei conflitti internazionali. Sul piano economico, Cury propone di trasformare il Brasile in una economia ad alto valore aggiunto al posto di quelle che chiama «fattoria del mondo», esportando fabbriche e non terre rare allo stato grezzo.
Tra le priorità dichiarate figurano inoltre salute mentale, istruzione, attenzione ai neurodivergenti e lotta alla fame, oltre a una «scuola dell’imprenditore» e a una «banca dell’imprenditore» in ogni comunità. Il tutto è inquadrato in un «patto nazionale» contro la polarizzazione e l’estremismo politico.
Ronaldo Caiado (PSD)
Ronaldo Caiado (77 anni) è un medico ortopedico di Anápolis, nello stato di Goiás, appartenente a una famiglia tradizionale della politica locale. A 36 anni fondò l’Unione democratica ruralista, l’entità di difesa dei produttori agricoli da cui partì la sua carriera. Ha poi ricoperto cinque mandati da deputato federale, è stato senatore e ha governato Goiás dal 2019 fino a marzo di quest’anno. Aveva già corso per la presidenza nel 1989, arrivando decimo, e quella del 2026 è l’undicesima elezione a cui partecipa.
Dopo aver lasciato l’União Brasil, è entrato nel PSD, che lo ha scelto dopo il ritiro di Ratinho Jr. e la rinuncia di Eduardo Leite alla corsa. Il partito lo ha ufficializzato il 26 luglio a San Paolo con una «lista pura», senza alleanze nazionali, e per la prima volta il PSD presenta un proprio candidato alla presidenza. Il suo vice è Gilberto Kassab, presidente nazionale del partito. Il progetto si propone come terza via tra Lula e il bolsonarismo e come rappresentante del centro-destra.
Il programma di governo, presentato il 14 agosto e redatto insieme a Kassab, copre 26 aree. La misura istituzionale più visibile è il divieto di rielezione per le cariche esecutive, da introdurre con una proposta di emendamento costituzionale che includerebbe lo stesso presidente eletto nel 2026, accompagnato dall’adozione del sistema distrettuale misto per le elezioni legislative. In economia propone un «Bilancio della Verità» per rivedere spese, sussidi e rischi fiscali, contenere la spesa obbligatoria, ridurre il debito e portare il tasso d’investimento dal 17% al 25% del PIL, con maggior ruolo dei privati.
La sicurezza pubblica è la priorità dichiarata. Propone un ministero dedicato, la qualificazione delle azioni dei gruppi criminali PCC e Comando Vermelho come «terrorismo domestico», pene più severe per i loro membri e finanziatori, un regime carcerario speciale e l’abbassamento a 16 anni della maggiore età penale per i reati gravi. Su istruzione e sanità punta su alfabetizzazione, formazione tecnica e insegnanti, oltre a un ampliamento dell’assistenza specialistica nel servizio sanitario; prevede inoltre misure contro il femminicidio, compresa la confisca dei beni degli aggressori a favore di vittime e figli.
Per agricoltura, industria e miniere vuole aumentare il valore aggiunto e la lavorazione interna delle materie prime, conciliando lotta a deforestazione e attività minerarie illegali con la tutela ambientale. La politica estera dovrebbe essere pragmatica, orientata all’apertura dei mercati, agli investimenti e ai trasferimenti di tecnologia, mentre nella gestione pubblica compaiono obiettivi per ministri e dirigenti e maggior trasparenza sugli emendamenti parlamentari.
Renan Santos (Missao)
Renan Santos (42 anni) è un imprenditore, attivista politico, musicista e politico. Originario di San Paolo, ha iniziato a studiare giurisprudenza all’USP senza concludere gli studi, lasciando l’università per lavorare nel gruppo imprenditoriale del padre. La sua notorietà nasce dalle proteste del 2013 e soprattutto dalla fondazione, nel 2014, del Movimento Brasil Livre (MBL), che organizzò le manifestazioni per la Lava Jato e per l’impeachment di Dilma Rousseff. Dal MBL è poi derivato il Partido Missão, di orientamento di destra liberista, che è stato formalmente registrato a fine 2025 e partecipa per la prima volta a una presidenziale; per Santos è la prima candidatura in assoluto.
La convention che lo ha designato si è tenuta in forma virtuale lo scorso 20 luglio, per poter chiedere subito la protezione della Polizia federale dopo le minacce attribuite a organizzazioni criminali, e il 1° agosto il partito ha organizzato un evento pubblico a San Paolo. Santos rifiuta l’etichetta di «terza via», rivendicando un progetto indipendente e una posizione antisistema, con un linguaggio molto aggressivo contro Lula e contro Flávio Bolsonaro. Il candidato vicepresidente è Aroldo Medina, tenente colonnello della riserva ed ex membro della Brigada Militar del Rio Grande do Sul, che prima di questa designazione puntava a un seggio al Senato. Il partito prevede di affidargli, dal primo giorno di governo, un’operazione di riconquista territoriale nello stato di Rio de Janeiro.
Il programma, intitolato «Il futuro è glorioso», è una versione condensata del «Libro Giallo» del partito. Al centro c’è un «aggiustamento fiscale urgente», con risparmi stimati in circa 1,1 trilioni di reais entro il 2031, da ottenere con la disindicizzazione di pensioni e prestazioni assistenziali rispetto al salario minimo, la revisione dell’abono salarial, il taglio di esenzioni fiscali e «super-stipendi» e una nuova riforma previdenziale. Prevede inoltre di allentare i vincoli di spesa per sanità e istruzione, ridurre il numero dei comuni accorpandoli, modificare la legislazione del lavoro e sostituire il Bolsa Família con fronti di lavoro.
Sulla sicurezza propone una guerra al crimine organizzato fin dal primo giorno, con il cosiddetto “Diritto Penale del Nemico”, carceri di massima sicurezza ispirate al CECOT salvadoregno e un trattamento penale più severo per i membri delle fazioni. La sua principale misura sociale è la «desfavelização»: riqualificazione urbana delle favelas, titoli di proprietà e posti di lavoro nei quartieri stessi. In ambito difesa auspica un nuovo programma spaziale e investimenti nell’industria bellica e nei minerali strategici. Una recente inchiesta investigativa giornalista ha accusato Santos di vari reati, che includono chiusure fraudolente di società, debiti fiscali, frode ai danni dei creditori, inadempienza sui debiti di lavoro e cause per danni morali.
Romeu Zema (NOVO)
Romeu Zema (62 anni) è un imprenditore e amministratore di Araxá, nel Minas Gerais. Senza esperienza in cariche elettive, esordì in politica nel 2018 diventando governatore del Minas Gerais; nel 2022 fu rieletto al primo turno con il 56,2% dei voti validi. Si è dimesso il 22 marzo 2026 per dedicarsi alla corsa presidenziale, che aveva annunciato già nell’agosto 2025. È la sua terza elezione dopo le due statali.
Il partito Novo ha ufficializzato la candidatura il 27 luglio a Brasília, con un discorso centrato su sicurezza pubblica, «costo Brasile» e critiche ai giudici della Corte Suprema. Il suo candidato alla vicepresidenza è il senatore Eduardo Girão.
Il programma è fortemente liberale. In economia Zema propone riduzione della spesa pubblica, privatizzazioni, riforma amministrativa, modifiche alla previdenza, taglio dei «super-stipendi» e minore burocrazia. Tra le idee illustrate c’è la trasformazione delle imprese statali in «corporation», con capitale distribuito tra più azionisti e senza un controllore definito, per ridurre l’influenza politica. Intende inoltre riformare i programmi sociali in modo da favorire l’ingresso dei beneficiari nel mercato del lavoro.
Sulla sicurezza promette di classificare le fazioni criminali come organizzazioni terroristiche e di costruire un «superpresidio» in un’area isolata, verosimilmente in Amazzonia, per rinchiudere a lungo i capi dei gruppi e i detenuti più pericolosi. Sul piano politico si presenta come alternativa alla polarizzazione tra PT e PL, con un discorso di lotta alla corruzione e ai privilegi, e con toni sempre più duri contro la Corte Suprema..
Candidati minori
Tra i candidati minori abbiamo Wilson Grassi, candidato della lista ”Democrata” (conservatori), Hertz Dias, del Partito Socialista Unificato dei Lavorati (PSTU, estrema sinistra), Clariana Barão, per la Democrazia Cristiana (DC, centrodestra), Edmilson Costa, segretario generale del Partito Comunista Brasiliano (PCB, marxisti -leninisti), Samara Martins, per l’Unione Popolare (UP, estrema sinistra anti-capitalista), l’uomo d’affari Leonardo Avalanche del Partito Rinnovatore Laburista Brasiliano (PRTB, estrema destra) e infine Rui Costa Pimenta del Partito della Causa Operaia (PCO, estrema sinistra trotskista), che si candida per la quinta volta alle elezioni presidenziali.
Concludiamo nella prossima ed ultima pagina con i sondaggi elettorali.
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