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Ottobre 3, 2026

IL GIRAMONDO – Elezioni presidenziali in Brasile. Un altro Bolsonaro in arrivo?

I PRINCIPALI PARTITI POLITICI

Per l’elezione del nuovo parlamento si presentano 24 liste (in rappresentanza di 30 partiti) molte delle quali legate a leader e movimenti politici locali. Nelle scorse elezioni ben 23 partiti riuscirono ad eleggere almeno un deputato al Congresso Nazionale.

 

 

Partito Liberale  (PL)

Il Partito Liberale (in portoghese: Partido Liberal, PL) è un partito populista di estrema destra nazionalconservatore vicino alla chiesa evangelica. Nel parlamento uscente il Partito Liberale conta 90 deputati e 15 senatori. Leader del partito è l’ex presidente Jair Bolsonaro il cui figlio Flávio Bolsonaro, è il candidato del partito in queste elezioni presidenziali.

Storia. Il Partido Liberal (PL) brasiliano fu fondato nel 1985, nel clima della transizione democratica, da Guilherme Afif Domingos, con un profilo di liberalismo economico e una base imprenditoriale. Nel 2006 si fuse con il Prona dando vita al Partido da República (PR), che negli anni seguenti si collocò stabilmente nell’area del cosiddetto “Centrão”, il blocco pragmatico di partiti medio-grandi disposti a sostenere governi di orientamento diverso in cambio di spazi di potere. Nel 2019 il PR riprese la denominazione storica di Partido Liberal, sotto la guida di Valdemar Costa Neto, che ne è tuttora il presidente nazionale.

La svolta decisiva è l’ingresso di Jair Bolsonaro nel partito, nel novembre 2021. Alle elezioni del 2022 il PL ha eletto 99 deputati, diventando la prima forza della Camera. Dopo l’ineleggibilità e la condanna di Bolsonaro per il tentativo di golpe, il partito ha designato come candidato alla presidenza per il voto del 2026 il figlio, il senatore Flávio Bolsonaro, ufficializzato nella convenzione nazionale del 25 luglio a San Paolo, alla presenza del presidente argentino Javier Milei.

Ideologia. Sul piano ideologico il PL combina più componenti. C’è un conservatorismo sociale e religioso, molto legato al mondo evangelico, che insiste sulla difesa della famiglia tradizionale e dei valori cristiani e si oppone alle agende progressiste su aborto e identità di genere. C’è poi un orientamento economico favorevole al mercato, con riduzione del carico fiscale, privatizzazioni e deregolamentazione, anche se il partito conserva l’approccio clientelare e negoziale tipico del Centrão. Si aggiunge una linea dura sulla sicurezza pubblica, con inasprimento delle pene, sostegno alle forze dell’ordine e un accesso più ampio alle armi per i cittadini, e un’impostazione nazionalista e di forte contrapposizione al Partito dei Lavoratori (PT).

Programma.  Quanto ai programmi, la campagna di Flávio Bolsonaro ruota attorno a una formula riassunta nell’idea di un Brasile libero, sicuro e con opportunità: meno Stato nell’economia, sicurezza, difesa delle libertà individuali (spesso declinata come critica all’operato della magistratura, in particolare del Supremo Tribunale Federale) e la richiesta di un’amnistia per i condannati dopo i fatti dell’8 gennaio 2023. Il partito punta inoltre a conservare la sua larga rappresentanza in Parlamento, indispensabile per influire sull’agenda legislativa chiunque vinca la presidenza.

 

 

Federazione dell’Unione Progressista (UPB)

La Federazione dell’Unione Progressista  (Federazione União Progressista) è un alleanza tra due formazioni politiche di centrodestra:  União Brasil (UB) e Progressistas (PP), formata nell’aprile 2025 e ufficializzata nel marzo di quest’anno. In queste elezioni presidenziali la Federazione e non appoggia nessun candidato.

 

 

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União Brasil logo.svg

L’Unione Brasile (in portuguese: União Brasil, UB)  è una formazione politica di centrodestra liberalconservatrice, facente parte dell’Unione Democratica Internazionale.  Attualmente il partito conta  59 deputati e 9 senatori nel parlamento uscente.

Storia. L’União Brasil (UB) nasce nel febbraio 2022 dalla fusione tra il partito Democratas (DEM) e il Partito Social Liberale (PSL), con l’obiettivo di creare una forza di dimensioni tali da pesare nel Parlamento e nella ripartizione dei fondi pubblici. Il DEM era l’erede del Partito del Fronte Liberale (PFL), sorto nel 1985 da una scissione del campo governativo durante la transizione democratica e rimasto a lungo una colonna del centrodestra tradizionale, con forte radicamento nel Nordeste. Il PSL, invece, era una sigla minore che nel 2018 aveva fatto da veicolo alla candidatura di Jair Bolsonaro, eleggendo un numero  consistente di deputati alla Camera prima che il presidente lo abbandonasse nel 2019. La fusione unì dunque una tradizione liberal-conservatrice di establishment e un residuo dell’ondata bolsonarista. N

Nel 2022 il partito non riuscì a esprimere una candidatura competitiva alla presidenza: la sua candidata alla presidenza, la senatrice Soraya Thronicke ottenne solo lo 0,5% dei voti . Ottenne però una numerosa rappresentanza parlamentare e, dopo l’insediamento di Lula, conservò alcuni ministeri pur dichiarandosi indipendente, posizione tipica del Centrão. La leadership è passata ad Antonio Rueda, con ACM Neto come vicepresidente.

Ideologia. Sul piano ideologico l’UB è un partito di centrodestra senza un’identità ideologica netta. Dal liberalismo economico del vecchio DEM eredita l’attenzione alla responsabilità fiscale e alle riforme di mercato, mentre il conservatorismo sociale è presente ma non è un tratto qualificante. Pesa soprattutto il pragmatismo parlamentare, cioè la disponibilità a negoziare con governi di segno diverso.

Programma. Il programma si riassume nel manifesto della federazione, che dichiara l’impegno per la responsabilità fiscale e sociale e un “choque de prosperidade”, con riforme economiche e regolatorie per sbloccare la crescita

Progressistas logo.svg

I Progressisti (in portoghese Progressistas,  in precedenza Partido Progressista – PP) è un partito di centrodestra liberalconservatore, attualmente presente in parlamento con 47 deputati e 7 senatori.

Storia.  Le radici del partito risalgono all’ARENA, il partito che sostenne il regime militare dal 1965; con il ritorno al pluripartitismo divenne PDS, poi nel 1993 PPR dopo la fusione con il Partito Democratico Cristiano, e nel 1995 PPB dopo l’unione con un altro partito progressista. Nel 2003 assunse il nome di Partito Progressista e nel 2017 quello attuale di Progressistas. Tra le sue figure storiche vi è Paulo Maluf, a lungo influente leader politico di San Paolo.

Negli ultimi 20 anni il PP è stato un partner abituale delle coalizioni di governo, sia con il PT sia con altri. Il partito è stato coinvolto in numerose indagini legate all’operazione Lava Jato, dalle quali ha subito un forte danno di immagine. Alla guida dal 2013 c’è il senatore Ciro Nogueira, ministro della Casa Civile con Bolsonaro; Arthur Lira, del PP, ha presieduto la Camera dal 2021 al 2025. Nel governo Lula il partito ha mantenuto un ministero, quello dello Sport con André Fufuca, pur essendo ormai orientato verso l’opposizione.

Ideologia. Progressistas è un partito di centrodestra, conservatore sul piano sociale e favorevole al mercato in economia, ma soprattutto è una delle colonne del Centrão. Si tratta quindi un’organizzazione pragmatica, con forte radicamento locale e una vocazione a partecipare alle maggioranze di governo, più che un partito ideologicamente identificabile. La sua forza deriva dalla presenza capillare nei municipi e dalla capacità di negoziare in Parlamento.

Programma. Il partito non ha un programma organico e distintivo: le posizioni confluiscono oggi nel manifesto della federazione con l’Unione Brasile, che indica l’impegno per la responsabilità fiscale e sociale e un “choque de prosperidade”, cioè riforme economiche e regolatorie per sbloccare la crescita.

 

 

Federazione Brasile della Speranza (FE Brasil)

Logo della Brazil of Hope Federation.pngLa Federazione Brasile della Speranza (in portoghese brasiliano: Federação Brasil da Esperança ; FE Brasil ) è una federazione di partiti di sinistra formata dal Partito dei Lavoratori (PT), dal Partito Comunista del Brasile (PCdoB) e dal Partito dei Verdi (PV) in occasione delle elezioni del 2022 in appoggio alla candidatura alla presidenza di Luiz Inácio Lula da Silva e riconfermata per queste elezioni.

Il Partito dei Lavoratori (in portoghese Partido dos Trabalhadores, PT) è un partito socialdemocratico, membro dell’Alleanza Progressista e del Foro di San Paolo presente nell’attuale parlamento brasiliano con 64 deputati e 9 senatori. Il PT ed è uno dei più grandi movimenti politici dell’America Latina.

Storia. Il partito fu fondato nel 1980 da varie organizzazioni sociali, sindacali e di sinistra che si opponevano al regime militare e da gruppi cattolici progressisti legati alla cosiddetta “teologia della liberazione”.  Tra i fondatori c’era anche l’allora leader sindacale  Luiz Inácio Lula da Silva.  Alle prime elezioni pluripartitiche del 1982, il PT ottenne il 3,5% dei voti ed elesse 6 deputati.  Alle prime vere libere elezioni del 1986, il PT raddoppiò i voti, giungendo al 6,9% ed eleggendo 16 deputati. Il PT comincia a incrementare i propri consensi dai primi anni ’90 del XX secolo, conquistando il governo di importanti città come San Paolo e Porto Alegre, o stati, come il Rio Grande do Sul. Nelle elezioni tra il 1990 e il 1998, il PT oscillò tra il 9,5% e il 12,8% dei voti. Dal 2000 in poi, il PT ha cominciato a moderare alcune sue posizioni tradizionali pur di conquistare sempre più consensi.  Nel 2002 ci fu la svolta con l’elezione di Lula alla presidenza del Brasile e l’ingresso del PT, che alla camera ottenne il 18,4% dei voti, nel governo nazionale. Il PT ha governato a livello federale in un governo di coalizione con diversi altri partiti dal 2003 al 2016. In questo periodo il PT ha vinto per quattro volte di seguito le elezioni presidenziali. Prima con Lula nel 2002 e 2006 e poi con Dilma Rousseff nel 2010 e 2014.  Nel 2016 Rousseff fu destituita con l’impeachment e nel 2018 Lula, condannato, fu escluso dalla corsa elettorale e detenuto per 580 giorni. Il Supremo Tribunale Federale annullò le condanne nel 2021 per vizi procedurali, restituendogli i diritti politici, e nel 2022 Lula tornò per la terza volta alla presidenza battendo di misura Jair Bolsonaro. Nelle elezioni parlamentari il PT, che alle  elezioni parlamentari nel 2018 il PT era sceso al 10.8% dei voti è risalito al 13,9%.

Ideologia. Sul piano ideologico il PT in origine era un partito socialista democratico, con una critica radicale al capitalismo e un forte accento sulla partecipazione popolare. Negli anni ’90 si è spostato su posizione più socialdemocratiche, che hanno permesso a Lula di arrivare alla presidenza.  Adesso il PT è un partito che raccoglie diverse sensibilità culturali: cristiani progressisti, socialisti, socialdemocratici comunisti ed estrema sinistra marxista. Il PT ha la sua base elettorale soprattutto nel nord e nel nordest del paese, mentre invece è molto debole nella regione di San Paolo e generalmente nel sud ricco e “bianco” del paese. Nell’esercizio del governo si è consolidato su posizioni socialdemocratiche e di centrosinistra: crescita con redistribuzione, ruolo attivo dello Stato nell’economia e nelle politiche sociali, alleanze larghe che hanno incluso forze di centro, e un’identità legata ai diritti dei lavoratori, alla lotta contro la fame e alle politiche di inclusione razziale e di genere.

Programma. I programmi riflettono questa impostazione. Il marchio storico è il Bolsa Família, trasferimento condizionato di reddito alle famiglie povere, accompagnato da aumenti reali del salario minimo, dall’ampliamento dell’accesso all’università e da piani di edilizia popolare come Minha Casa Minha Vida. Nel terzo mandato di Lula l’attenzione si è estesa alla riduzione della deforestazione amazzonica e alla transizione ecologica, alla riforma tributaria sul consumo, a una maggiore tassazione dei redditi alti accompagnata dall’esenzione per i redditi più bassi, e a un nuovo quadro fiscale che tenta di conciliare spesa sociale e controllo dei conti pubblici. In politica estera il partito privilegia il multilateralismo, il ruolo del Brasile nei BRICS e l’integrazione regionale e commerciale, compreso l’accordo tra Mercosur e Unione Europea.

PCdoB logo.svg

Il Partito Comunista del Brasile (Partido Comunista do Brasil, PCdoB) è un partito comunista marxista-leninista, presente con 9 deputati nel parlamento uscente. 

Storia. Il Partito Comunista del Brasile (PCdoB) vanta una delle origini più antiche del sistema politico brasiliano. Fu fondato il 25 marzo 1922 come Partito Comunista del Brasile, sezione locale dell’Internazionale Comunista, per iniziativa di Astrojildo Pereira e di altri militanti di formazione anarchica e sindacale. Nel 1962 una scissione ne segnò la fisionomia attuale: la maggioranza filosovietica, guidata da Luís Carlos Prestes, adottò il nome di Partito Comunista Brasiliano (PCB), mentre un l’ala amoista del partito, che contestava la destalinizzazione e la linea della coesistenza pacifica, con Maurício Grabois, João Amazonas e Pedro Pomar, mantenne la denominazione originaria, dando vita al PCdoB. Sotto la dittatura militare il partito operò in clandestinità. Il suo episodio più noto è la guerriglia dell’Araguaia, sviluppata tra il 1967 e il 1974 nel Nord del paese e annientata dalle forze armate, a cui seguì nel 1976 l’uccisione di alcuni dirigenti del partito a San Paolo. Il PCdoB tornò legale nel 1985. Dopo il 1989, mentre il PCB si trasformava in forza socialdemocratica e poi si divideva nuovamente, il PCdoB conservò l’identità marxista-leninista e si legò sempre più al PT, partecipando ai governi di Lula e Dilma Rousseff.

Ideologia. Si definisce un partito marxista-leninista e socialista, con una forte componente nazionalista e “sviluppista”: difesa della sovranità nazionale, ruolo centrale dello Stato nella pianificazione economica e nel controllo delle risorse strategiche, e una visione della transizione al socialismo come processo graduale, compatibile con la democrazia. Nella pratica ha assunto un profilo di sinistra riformista, più pragmatico rispetto alla retorica ufficiale.

Programma. Il programma punta su industrializzazione e investimenti pubblici, tutela dei diritti dei lavoratori e aumento dei salari, istruzione e sanità pubbliche, scienza e tecnologia, e politica estera di integrazione regionale e autonomia dalle grandi potenze. Il partito non ha una piattaforma elettorale distinta ma si riconosce in quella della federazione e del presidente Lula.

Il Partito Verde (in portoghese Partido Verde, PV) è un partito ecologista di centrosinistra,  attualmente presente nel parlamento brasiliano con 6 deputati.  A livello internazionale il Partito Verde appartiene alla rete Global Green.

Storia. Il Partito Verde (PV) nasce nel 1986 a Rio de Janeiro, nel clima della ri-democratizzazione, da un gruppo di ambientalisti, intellettuali e militanti in cui figuravano Fernando Gabeira e Alfredo Sirkis. Per alcuni anni funzionò come movimento, e solo nel 1993 ottenne il riconoscimento formale dal Tribunale Superiore Elettorale. È sempre rimasto un partito di dimensioni medio-piccole, con presenza concentrata in alcuni stati e una rappresentanza parlamentare ridotta. Il momento di maggiore visibilità fu il 2010, quando la candidata alla presidenza Marina Silva, ex ministra dell’Ambiente di Lula, ottenne circa un quinto dei voti, circa 20 milioni, imponendo al paese il tema della sostenibilità. Nel 2011 Marina Silva lasciò tuttavia il partito per fondare la Rede Sustentabilidade, e il PV tornò a un ruolo più defilato. Negli ultimi anni si è collocato stabilmente nel campo di Lula.

Ideologia. Il PV si colloca nel centrosinistra ed è l’espressione brasiliana della politica verde: ecologismo, sviluppo sostenibile, difesa della biodiversità e degli ecosistemi, associati a una sensibilità progressista sui diritti civili. Rispetto al PT e al PCdoB ha un profilo meno legato alla questione del lavoro e della classe e più incentrato sul rapporto tra economia e ambiente. Non è però un partito rigidamente dottrinario, e alcune sue sezioni statali hanno mostrato notevole autonomia nelle alleanze.

Programma. Il programma ruota attorno alla protezione dell’ambiente e alla lotta alla deforestazione, alla transizione energetica verso fonti rinnovabili, alla gestione sostenibile delle risorse naturali e alla tutela degli animali. Vi si aggiungono l’attenzione ai diritti individuali e alle politiche urbane sostenibili. Il partito propone un’estensione dell’utilizzo delle energie rinnovabili, in primo luogo dell’energia solare ed è favorevole alla legalizzazione dell’uso della marijuana.

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