Il prossimo 29 ottobre gli elettori olandesi si recheranno alle urne per rinnovare i 150 seggi della Tweede Kamer , la camera bassa del parlamento olandese. Si tratta di elezioni con due anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale, a causa di una crisi di governo scaturita da forti disaccordi sulla politica migratoria, che ha portato alla caduta del governo guidato dal primo ministro Dick Schoof.
Il governo di Dick Schoof, un instabile coalizione di 4 partiti che andava dal centro destra all’estrema destra, è stato caratterizzato da una intrinseca debolezza e da una forte instabilità sin dalla sua costituzione nella primavera del 2024. La crisi di governo è esplosa quando si è dovuto decidere sulle regole per il ricongiungimento familiare dei richiedenti asilo. Il Partito per la Libertà (PVV) di Geert Wilders, formazione di estrema destra nota per le sue posizioni anti-immigrazione e anti-islam, ha ritirato il proprio sostegno alla coalizione, costringendo il primo ministro alle dimissioni e portando all’indizione di elezioni anticipate. Il panorama politico olandese è tradizionalmente frammentato, con un sistema elettorale proporzionale che favorisce la presenza di numerosi partiti in parlamento. Questo rende la formazione di governi stabili un processo complesso, spesso basato su ampie coalizioni e lunghi negoziati. Negli ultimi anni, la politica olandese ha visto un progressivo spostamento verso destra, con il PVV che ha guadagnato consensi grazie a un discorso incentrato sulla limitazione dell’immigrazione, sulla sicurezza e sulla critica alle istituzioni europee. Tuttavia, la sua capacità di far parte di una maggioranza di governo rimane problematica, non solo perché molti partiti tradizionali hanno finora escluso alleanze con Wilders a causa delle sue posizioni estremiste, ma anche perché il partito è costruito attorno alla figura del suo leader e manca di una classe dirigente adeguata per gestire adeguatamente il governo nazionale. Per questi motivi, nonostante il PVV fosse arrivato in testa alle scorse elezioni parlamentari del 2023, si è deciso di formare un governo guidato da un primo ministro indipendente come Dick Schoof.
Nonostante i deludenti risultati ottenuti in questa ultima esperienza di governo, Il PVV di Geert Wilders continua ad essere di gran lunga il primo partito del paese. Il partito si caratterizza per le sue posizioni anti-immigrazione, anti-islam e fortemente euroscettiche. Wilders ha costruito la sua campagna sulla promessa di chiudere le frontiere, limitare l’accoglienza dei richiedenti asilo e ridurre l’influenza dell’Unione Europea sui Paesi Bassi. Nonostante sia in testa nei sondaggi, la sua capacità di formare una coalizione di governo rimane incerta, dato che molti partiti tradizionali hanno escluso alleanze con lui. Ad opporsi all’estrema destra di Wilders c’è l’alleanza GroenLinks-PvdA, guidata da Frans Timmermans, che rappresenta il centro-sinistra olandese. Questo partito unisce i Verdi (GroenLinks) e il Partito del Lavoro (PvdA), puntando su temi come la giustizia sociale, la transizione ecologica, l’uguaglianza e una maggiore integrazione europea. Timmermans, ex commissario europeo, è una figura di spicco a livello internazionale e cerca di attrarre elettori moderati e progressisti, proponendo un’alternativa alle politiche di destra e un rafforzamento del ruolo dei Paesi Bassi nell’Unione Europea. Al centro dello schieramento politico olandese ci sono i democristiani dell’Appello Cristiano-Democratico (CDA). guidati da Henri Bontenbal. Nonostante che alle scorse elezioni il CDA fosse sceso al suo minimo storico, con solo il 3,3% dei voti, sembra che negli ultimi due anni abbia recuperato gran parte del suo elettorato tradizionale e possa ambire ad essere il terzo se non addirittura il secondo partito del paese. Anche i liberali progressisti di D66 guidati da Rob Jetten sono in netto rialzo secondo i sondaggi, e potrebbero puntare a raggiungere un risultato a due cifre.
Per quanto riguarda i partiti dell’attuale governo, oltre al PVV ne fanno parte i liberalconservatore del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD), gli agrari populisti conservatori del Movimento Contadini-Cittadini (BBB) e i cristiano-conservatori del Nuovo Contratto Sociale (NSC). Gli elettori non hanno apprezzato la collaborazione con il PVV e ci si aspetta che abbiano un risultato elettorale deludente. Il VVD è il partito liberal-conservatore che ha dominato la politica olandese per anni, guidato fino a poco tempo fa da Mark Rutte. Ora sotto la leadership di Dilan Yeşilgöz-Zegerius, il VVD si posiziona al centro-destra, con un’agenda che combina liberalismo economico, sicurezza e una linea moderata sull’immigrazione. Nonostante il VVD abbia perso consensi rispetto al passato, ma rimane un attore chiave nella formazione di future coalizioni di governo. Il Nuovo Contratto Sociale (NSC), nato solo due anni fa, sembra già destinato a scomparire, dopo che il suo fondatore Pieter Omtzigt, ha annunciato il suo ritiro dalla politica. Infine il Movimento Contadini-Cittadini (BBB), nato dalle proteste dei contadini contro le politiche ambientali del governo, che aveva avuto uno straordinario successo alle elezioni provinciali del 2023, sembra che stavolta si dovrà accontentare di ben pochi seggi.
L’elettorato olandese negli ultimi 20 anni ha dimostrato di essere molto volatile, soprattutto a destra e stavolta non farà eccezioni. Molti elettori stavolta potrebbero scegliere JA21, un partito di destra populista xenofobo, guidato da Joost Eerdmans che alle scorse elezioni aveva ottenuto solo un seggio ma che stavolta punta ad essere la quinta se non la quarta forza politica del paese.
La campagna elettorale si è concentrata su questioni che dividono profondamente l’opinione pubblica. L’immigrazione rimane il tema più caldo, con proposte che vanno dalla chiusura totale delle frontiere alla ricerca di un equilibrio tra controllo e integrazione. L’economia, il potere d’acquisto e la crisi degli alloggi sono altri temi centrali, soprattutto per le famiglie e i giovani. Anche la politica ambientale e il ruolo dell’Unione Europea sono al centro del dibattito, con posizioni che oscillano tra l’euroscetticismo e la volontà di rafforzare la cooperazione europea. In questo contesto, le elezioni del prossimo 29 ottobre si preannunciano come un momento cruciale per il futuro del paese. Il risultato determinerà non solo la composizione del prossimo governo, ma anche la direzione che i Paesi Bassi prenderanno su temi chiave come l’immigrazione, l’economia e il rapporto con l’Europa. La capacità di formare una coalizione stabile e di rispondere alle sfide sociali ed economiche sarà fondamentale per ridare fiducia ai cittadini e superare la fase di instabilità politica che il paese sta attraversando.
IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE
I Paesi Bassi sono una monarchia costituzionale strutturata come una democrazia parlamentare rappresentativa all’interno di una stato unitario decentralizzato. Attuale sovrano e capo di stato dei Paesi Bassi è il re Guglielmo Alessandro, in carica dal 2013.
Oggi il sovrano ha un ruolo largamente cerimoniale; i suoi compiti principali sono la scelta del primo ministro dopo le elezioni e la nomina dei giudici. A differenza di quanto accade presso altre monarchie il sovrano può essere sia un re che una regina (difatti, tutti i sovrani del XX secolo sono stati delle regine).
Il potere esecutivo è affidato al governo, guidato dal primo ministro, che solitamente è il capo del partito (o della coalizione di partiti) che ha vinto le ultime elezioni.
Gli Stati Generali (Parlamento) esercitano il potere legislativo. Essi sono composti di due camere:
la camera bassa (o Seconda Camera, Tweede Kamer) è la più importante, ed è composta di 150 membri eletti con sistema proporzionale e a suffragio universale diretto per una durata di un massimo di 4 anni. la camera alta (o Prima Camera, Eerste Kamer) è composta di 75 membri eletti per una durata fino a 4 anni di durata dalle 12 assemblee legislative delle province. La camera alta non può proporre o emendare la legislazione, ma può solo confermare (o respingere) le leggi approvate dalla camera bassa.
La costituzione prevede anche un Consiglio di Stato (Raad van State) composto da membri della famiglia reale e da membri esterni nominati dalla Corona (ovvero dal sovrano e dal governo). Il governo deve consultare il Consiglio di Stato prima di sottoporre leggi al parlamento. Inoltre il Consiglio di Stato ha funzioni di controllo sull’esecutivo.
Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, i Paesi Bassi sono una cosiddetta “Democrazia completa”, al livello di paesi tipo Irlanda, Lussemburgo, Australia e Taiwan.
Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati delle ultime elezioni, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.
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