Sono 3 le case sondaggiste che hanno effettuato regolarmente sondaggi per queste elezioni: Verian, Ipsos I&O e Peil.nl. Tutti i sondaggi concordano nel dire che il prossimo parlamento altrettanto frammentato quanto quello attuale, con 15 o 16 partiti che si divideranno i 150 seggi in palio.
La destra nazionalista del PVV di Geert Wilders è in netto calo nei sondaggi di opinione che gli assegnano circa 25 seggi, con un calo di ben 12 seggi rispetto alle elezioni del 2023, ma potrebbe ancora risultare il primo partito del paese. A contenderle la prima posizione combattono la lista rosso-verde del GL/PvdA e i liberali progressisti di D66, i primi dati intorno a 24 seggi e i secondi intorno a 23. Nel caso del GL/PvdA si tratterebbe di un arretramento di un seggio rispetto al 2023, mentre per D66 ci sarebbe un aumento di ben 14 seggi rispetto ai 9 precedenti. Anche i democristiani del CDA andrebbero molto bene, ottenendo circa 20 seggi rispetto ai 5 di due anni fa. Chi crollerebbe sarebbe il NSC che perderebbe tutti i 20 seggi conquistati 2 anni fa. In calo sarebbero i liberalconservatori del VVD che ridurrebbero nettamente i loro consensi scendendo da 24 a 19 seggi. E in ribasso sarebbe anche la destra agraria del BBB, che scenderebbe da 7 a 4 seggi. A destra invece ci sarebbe la netta avanzata di JA21, che salirebbe a 10 seggi, rispetto all’unico seggio che aveva nel parlamento uscente. Anche l’estrema destra del FvD salirebbe, passando da 3 a 6 seggi. Rimarrebbe stabile invece a 3 seggi la destra evangelica di SGP mentre i democristiani di CU scenderebbero da 3 a 2 seggi. A sinistra sarebbero stabili sia gli animalisti del PvdD che il partito della minoranza etnica turca Denk, fermi entrambi a 3 seggi, mentre il Partito Socialista scenderebbe da 5 a 4. Infine sarebbe stabile Volt, fermo a 2 seggi, mentre entrerebbe in parlamento con due seggi il partito dei pensionati 50+.
I quattro partiti della maggioranza di governo uscente (PVV, ,VVD NSC e BBB) crollerebbero dunque da 88 a 48 seggi. Sarà quindi necessario trovare una nuova maggioranza in parlamento.
Numericamente sono possibili 4 maggioranze, ognuna delle quali avrebbe comunque serie criticità:
una maggioranza di centrosinistra frutto di un accordo tra GL/PvdA, D66 e CDA. Sarebbe una maggioranza estremamente risicata, formata da 7 partiti, difficili da mettere d’accordo tra di loro. Un buon risultato di GL/PvdA renderebbe questa coalizione più probabile e in tal caso a guidarla sarebbe il leader di GL/PvdA Franz Timmermans.
una maggioranza di centrodestra frutto di un accordo tra CDA, D66, VVD,JA21 e BBB. Anche questa sarebbe una maggioranza risicata, sarebbe formata da 5 partiti e avrebbe al suo interno altrettante contraddizioni quanto quella precedente. In tal caso sarebbe il leader liberale Rob Jetten, il quale non ha escluso una collaborazione con JA21, che potrebbe diventare primo ministro nel caso di un ottimo risultato del suo partito, dato in netta crescita nei sondaggi.
Un “quadripartito” che metta insieme GL/PvdA, CDA, VVD e D66. Questi sono partiti che in passato hanno governato assieme, pur in diverse combinazioni anche se non tutti insieme contemporaneamente. La guida del governo potrebbe andare in tal caso al leader CDA Henri Bontenbal in caso il suo partito ottenesse un ottimo risultato.
Un pentapartito di destra, con PVV, JA21, VVD, BBB e CDA.. Questa coalizione sarebbe possibile solo in caso di una netta prevalenza dei partiti di destra che rendesse impraticabili le altre alternative. In tal caso si dovrebbe trovare un primo ministro esterno di compromesso come è successo 2 anni fa e probabilmente si tornerebbe ad avere un governo debole, soggetto ai ricatti di Wilders.
Queste elezioni si preannunciano come un momento cruciale non solo per la politica interna, ma anche per la politica estera del paese. I possibili sviluppi post-elettorali dipenderanno in gran parte dalla composizione del nuovo parlamento e dalla capacità dei partiti di formare una coalizione di governo stabile. Se il Partito per la Libertà (PVV) di Geert Wilders dovesse confermarsi come prima forza politica e tornare al governo da una posizione di forza, la politica estera olandese potrebbe subire una svolta significativa. Wilders è noto per le sue posizioni euroscettiche, anti-immigrazione e critiche nei confronti delle istituzioni europee. Un governo guidato o fortemente influenzato dal PVV potrebbe portare a una riduzione del sostegno olandese alle politiche di integrazione europea, a una maggiore resistenza verso le quote di redistribuzione dei migranti all’interno dell’UE, e a un atteggiamento più critico nei confronti di Bruxelles. Inoltre, avendo il PVV espresso scetticismo verso l’aiuto militare e finanziario all’Ucraina, questo potrebbe portare a una revisione del ruolo olandese nella crisi ucraina e, più in generale, nella politica di sicurezza europea. Tuttavia, la capacità di Wilders di tradurre le sue posizioni in politica concreta dipenderà dalla disponibilità dei partner di coalizione a sostenere le sue proposte più radicali. Se invece dovesse emergere una coalizione di centrosinistra guidata dal GroenLinks-PvdA di Frans Timmermans, la politica estera olandese potrebbe assumere un tono più europeista e cooperativo. Timmermans, ex commissario europeo, è un sostenitore dell’integrazione europea e di una politica estera basata sulla solidarietà e sul multilateralismo. In questo scenario, i Paesi Bassi potrebbero rafforzare il loro ruolo all’interno dell’UE, sostenere con maggiore convinzione le politiche ambientali e climatiche europee, e mantenere un impegno attivo nel sostegno all’Ucraina e nella difesa dei valori democratici. Nello scenario di una coalizione di governo di centrodestra che lasci fuori sia l’alleanza GroenLinks-PvdA che l’estrema destra del PVV, la politica estera olandese probabilmente manterrebbe una linea pragmatica e moderata che potrebbe spingere per una maggiore attenzione agli interessi nazionali e per una riforma delle istituzioni europee, senza però mettere in discussione l’appartenenza all’UE. Sia il CDA che D66 che il VVD hanno infatti sempre sostenuto una politica estera atlantista e filoeuropea, con un forte legame con la NATO e una posizione chiara a sostegno dell’Ucraina. Una coalizione di questo tipo potrebbe quindi cercare un equilibrio tra la difesa degli interessi olandesi e il mantenimento di un ruolo attivo e costruttivo all’interno dell’Unione Europea. Infine, indipendentemente dalla composizione del nuovo governo, i Paesi Bassi dovranno affrontare sfide internazionali complesse, come la gestione dei rapporti con la Russia, la collaborazione con gli alleati NATO, e la risposta alle crisi migratorie e climatiche. La capacità di formare una coalizione stabile e di trovare un consenso interno su queste questioni sarà fondamentale per determinare il ruolo dei Paesi Bassi sulla scena internazionale nei prossimi anni. Quello che appare abbastanza certo è che le trattative per il nuovo governo, come in passato saranno decisamente complesse e, in caso di un parlamento molto frammentato con una forte componente dell’estrema destra, potrebbero portare ad un esecutivo instabile e al rischio di nuove elezioni anticipate.
Questo è tutto anche per oggi. I risultati saranno commentati come sempre dai nostri egregi collaboratori della Redazione BiDiMedia.
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