Dopo le elezioni del novembre 2023, il partito di estrema destra PVV di Geert Wilders è risultato il più votato, ma la formazione di un governo si è rivelata complessa e lunga. Dopo mesi di negoziati, a maggio 2024 è stato raggiunto un accordo per una coalizione di centro-destra tra PVV, VVD (liberali), NSC (Nuovo Contratto Sociale) e BBB (Movimento Civico-Contadino), guidato da un primo ministro “tecnico”, Dick Schoof.
Schoof, ex segretario di Stato e figura tecnica, è stato scelto come premier proprio per garantire equilibrio tra le forze in campo. Il suo governo si è basato su un programma che puntava a una politica migratoria molto restrittiva, a una riduzione della burocrazia e a misure di sostegno all’agricoltura, settori chiave per i partiti della coalizione. Tuttavia, fin dall’inizio, le tensioni sono state evidenti: il PVV spingeva per misure più radicali, mentre NSC e VVD cercavano di mantenere un profilo più moderato, soprattutto su temi come l’immigrazione e il rispetto delle regole europee.
Nei primi mesi, il governo Schoof ha cercato di navigare tra queste contraddizioni, ma la convivenza si è rivelata difficile. A giugno di quest’anno, il PVV ha deciso di uscire dalla coalizione, accusando gli altri partiti di non rispettare gli accordi presi, soprattutto sulla gestione dell’asilo e dell’immigrazione. Questo abbandono ha indebolito ulteriormente l’esecutivo, già in difficoltà per la crescente impopolarità e le divisioni interne. A metà agosto, anche il NSC ha ritirato il proprio sostegno, portando Schoof a rassegnare le dimissioni del governo e alle elezioni anticipate.