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Nel 1950, tuttavia Getúlio Vargas fu di nuovo eletto presidente, a capo del Partito del Lavoro Brasiliano (PTB) con un programma populista di sinistra. Il nuovo governo Vargas fu però osteggiato dai militari filo-USA, che nel 1954 cercarono di organizzare un nuovo colpo di stato. Quando vide che non c’era più scampo Vargas si suicidò.
Sotto pressione per una serie di eventi, nel 1954 Getúlio Vargas si suicidò nel Palácio do Catete. Assunse l’incarico il vicepresidente, João Fernandes Campos Café Filho.

Nel 1955 il PSDB tornò nuovamente al potere con la presidenza di Juscelino Kubitschek, che formò un’alleanza con il PTB sconfiggendo il candidato dei militari.
Sotto Kubitschek fu portato avanti un grosso programma di investimenti per modernizzare il paese e fu iniziata la costruzione della capitale Brasilia.

Le elezioni del 1960 videro la vittoria della sinistra del Partito Nazionale del Lavoro (PTN) di Jânio Quadros con il quale la politica estera del Brasile si allontanò dagli USA per avvicinarsi al movimento dei paesi non allineati.

Sotto pressione dei militari e degli USA Quadros dovette dimettersi nel 1961 ma il nuovo presidente, João Goulart, del PTB, si dimostrò ancora più avverso agli USA. Questi ultimi temevano che il Brasile diventasse un regime nazionalista di sinistra e nel 1964 appoggiarono i militari che organizzarono un nuovo colpo di stato e deposero Goulart.
Nel 1964 fu il parlamento ad eleggere il nuovo Presidente, il generale Humberto Castelo Branco dell’Unione Democratica Nazionale (UDN, conservatori).

Nel 1965 tutti i partiti politici furono sciolti e solo due nuovi furono autorizzati a presentarsi alle elezioni: l’Alleanza per il Rinnovamento Nazionale (ARENA, destra autoritaria) e il Movimento Democratico Brasiliano (PMDB, centristi). ARENA vinse tutte le elezioni organizzate sotto il regime militare nel 1966, 1970, 1974 e 1978.  Nel 1966 il parlamento elesse all’unanimità come nuovo presidente il generale Artur da Costa e Silva. Dopo la morte di Costa e Silva nel 1969, il parlamento elesse presidente un altro militare, Emílio Garrastazu Médici. Il suo governo fu il peggiore e il più repressivo della storia del Brasile indipendente, con forti connotazioni apertamente fasciste.

Nel 1974 il nuovo presidente Ernesto Geisel, un altro leader militare, fu eletto da un collegio di “grandi elettori”. Geisel cercò di dare un volto più moderato al regime militare e iniziò alcune riforme di democratizzazione del paese, mentre prendeva sempre più forza l’opposizione democratica. Nelle elezioni del 1978 ARENA ebbe la maggioranza in parlamento per solo una manciata di voti e fece eleggere João Figueiredo, un altro leader militare, come Presidente.

Negli anni successivi il Brasile fece notevoli passi avanti verso la democrazia e la maggior parte dei partiti politici (ad esclusione di quelli comunisti) poterono partecipare alle elezioni. ARENA si trasformò nel Partito Democratico Sociale (PDS) e  perse la maggioranza assoluta nelle elezioni del 1982, in cui vinsero il PMDB e i partiti di centrosinistra. Nel 1985 il parlamento elesse presidente Tancredo Neves, ex ministro e leader storico del PMDB, il quale però morì poco dopo l’elezione e fu sostituito da suo compagno di partito José Sarney.

Nelle elezioni politiche del 1986 il PMDB prese la maggioranza assoluta dei seggi, seguito dai conservatori del Partito del Fronte Liberale (PFL), nato da una scissione del PDS.

Nel 1989, dopo l’approvazione della nuova costituzione, si tennero le prime elezioni presidenziali a suffragio diretto. Fu eletto Fernando Collor de Mello, giovane e fotogenico governatore dello stato di Alagoas, del Partito di Rinnovamento Nazionale (liberalconservatori), la cui campagna elettorale fu appoggiata dalla maggior parte di TV e giornali del paese. Collor de Mello fu eletto al ballottaggio superando di poco un carismatico leader sindacale, fondatore del Partito dei Lavoratori (PT), un piccolo partito estrema sinistra. Il suo nome era Luiz Inácio Lula da Silva.